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locale

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Londra. Il paradigma del Clapton Hart

In un locale pubblico di una qualche consistenza c’è sempre un inventario più o meno esaustivo del luogo in cui esso sorge. L’umanità vi si riunisce sotto specie di architettura, arredamento, culinaria e, in fine, di modalità di connessione sociale. Per questo complesso di elementi quel certo locale si presta alla funzione di paradigma, ci fornisce cioè le componenti essenziali con le quali noi possiamo leggere il sistema storico-sociale in cui sta. Chiaro, bisogna saperle tirare fuori queste componenti essenziali e a seconda di quanta armonia si realizzi tra di esse si può pensare di poterlo fare. Insomma più il locale è riuscito più racconta la città in cui “vive”. Tantissimi locali del mondo sono solo approssimazioni della società in cui si riflettono, perché ne propongono solo taluni frammenti tralasciandone di imprescindibili e risultano, così facendo, proprio brutti: perché non si armonizzano con la società a cui dovrebbero appartenere.   La controprova è semplice, basta entrare in quei posti che propongono lo scenario fittizio di...

Farmaggedon

Capitol Hill, Washington DC. Una jeep parcheggia di fronte a un negozio senza insegna. La conducente inforca gli occhiali da sole, apre il portabagagli, prende due grandi congelatori e scambia qualche battuta con la donna davanti al negozio che sembrava attendere la sua visita. Poi scompare dietro un cancello laterale e si dirige verso il retro dell’immobile. Al riparo da sguardi indiscreti, tira fuori dal congelatore una decina di bottiglie di plastica vuote. Riposti i refrigeratori pieni nel portabagagli, riparte accennando un saluto alla donna. Il racconto urbano di un’alcolista nell’America degli anni venti, quelli del proibizionismo? Non proprio, perché questa scena ricorre puntualmente ogni settimana in sedici siti di Washington e perché il prodotto in questione non è alcool ma nient’altro che… latte. Non il milk plus, il latte-più servito dal Korova Milk Bar in Arancia meccanica arricchito con la mescalina, ma il latte crudo o non pastorizzato. Da quando la vendita di latte crudo è stata vietata nel District of Columbia e nel limitrofo Maryland, la donna misteriosa anima una cooperativa di cibo locale,...

Dopo la rivolta

Lei ha di recente pubblicato un libro, La rivolta (Cronopio), tradotto immediatamente anche in Francia, in cui ipotizza che l’età delle rivoluzioni abbia lasciato il posto a quella delle rivolte. Le pare che gli avvenimenti degli ultimi anni e soprattutto mesi le diano ragione, dalle banlieue ad Atene, da Londra a Roma?   Naturalmente ogni rivolta esprime una propria peculiarità con elementi differenti che non vanno minimizzati. Premesso ciò, credo sia possibile individuare un filo rosso che lega le rivolte che stanno ciclicamente infrangendo la normale esistenza del mondo. Si tratta, per dirla in breve, di un rifiuto politico della politica che emerge con il collasso dei tradizionali centri di governo dell’esistenza ed il fallimento sociale dell’architettura neo-liberale. Il contagio delle rivolte, la loro diffusione a catena, il tratto esemplare che ognuna di esse esprime, mi sembra confermare il carattere politico di queste insorgenze. Nel volume cui lei fa riferimento, in questo senso, cerco di pensare un fondamento onto-antropologico delle rivolte: il declino complessivo del progetto politico moderno, lascerebbe spazio alla...