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Marx

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La dialettica negativa dopo mezzo secolo / Rileggere Adorno

«Bisogna continuare, non posso continuare, continuerò». La conclusione dell'Innominabile di Samuel Beckett, al quale Adorno avrebbe voluto dedicare la Teoria estetica cui stava lavorando al momento della morte, potrebbe fare da epigrafe a tutta l'opera del più rigoroso e raffinato dei filosofi francofortesi.  Nel Novecento, quello di Theodor Wiesengrund Adorno è stato per eccellenza il pensiero dell'aporia e dell'afasia, del paradosso e dell'ossimoro: il piétiner sur place di chi, chiusa ogni via di fuga, s'agita in una palude teorica sempre più asfittica, dove per muoversi occorre sottoporsi a un'inesausta «acrobazia cerebrale». La sua filosofia ha rappresentato come nessun'altra lo smarrimento di una borghesia intellettuale ebraica e cosmopolita che è rimasta orfana dell'autorità paterna e ha sentito letteralmente mancarsi la terra sotto i piedi. Adorno guarda a Marx, ma ne rifiuta la traduzione politica; sa che la cultura decadente è ormai inutilizzabile, eppure ogni altra prospettiva gli sembra condurre a rozze mistificazioni. Il suo è l'atteggiamento di chi, tra continui sensi di colpa, consuma le ultime riserve di un patrimonio che le future generazioni non potranno...

Un Celati anni '70. Intervista con Cerritelli / Contro le Avanguardie

Avviandosi a concludere la sua tesi di laurea con un’appendice costituita da varie interviste ad artisti, storici dell’arte e intellettuali operanti a Bologna, Claudio Cerritelli (1953) incontra il suo professore del Dams Gianni Celati raccogliendo alcune riflessioni intorno al concetto d’avanguardia.   Claudio Cerritelli : Mi rendo conto che non è semplice venire qui a chiederti cose specifiche che mi siano direttamente utili. Mi hai già fatto presente la tua difficoltà dicendomi che hai spesso atteggiamenti critici irrazionali. Questo potrebbe interessarmi di più. Perciò non rinuncio a chiederti quali sono le tue idee intorno a tutto un universo avanguardistico, sia quello storicamente già concluso, sia quello che ancora sta marciando. Come vedi questo fatto, riferito anche alla tua esperienza?    Gianni Celati: Non so come lo vedo; anzi, soprattutto, non mi interessa vederlo, avere una cosa definita. Dal punto di vista delle cose che mi sono girate intorno mi sembra che ci sia un punto di riferimento fisso: l’irruzione della Pop Art. Mentre in fondo tutte le avanguardie storiche (a cominciare da Baudelaire fino a Benjamin, Sanguineti etc.) esprimono il discorso...