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Rivoluzione Culturale

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Per una breve storia della fotografia contemporanea cinese

Sembrano appartenere a un passato ormai remoto le immagini del documentario, Chung Kuo, che il regista Michelangelo Antonioni realizzò in Cina nei primi anni '70, invitato dal Primo Ministro Zhou Enlai, favorevole alla rottura dell'isolamento internazionale e all'avvicinamento agli USA, nonché esperto di propaganda. Scegliere Antonioni per divulgare al mondo gli esiti della straordinaria rivoluzione della “prospera Cina socialista” parve essere del tutto naturale, in quanto regista di fama mondiale, iscritto, inoltre, al Partito Comunista Italiano. Benché Antonioni fu costretto a riprendere delle scene programmate appositamente per lui, come le operaie che dopo il lavoro rimanevano a studiare il Libretto Rosso del Presidente Mao o i bambini che giocavano all'asilo, al cineasta italiano non sfuggirono povertà e arretratezza; riuscì, infatti, a catturare molte immagini autentiche, ad esempio la scarsità di merci nei mercati agricoli, Piazza Tienanmen attraversata da qualche bicicletta e nessuna automobile. Le intenzioni di Antonioni, lungi dall'essere malevole – di fatti il regista rimase positivamente...

Huang Rui, dalla Cina andata e ritorno

Huang Rui nasce a Pechino nel 1952. A seguito della Rivoluzione Culturale, viene inviato nella Mongolia Interna dove lavora come bracciante agricolo. Alla fine degli anni ‘70 ritorna a Pechino. Il governo cinese ha appena lanciato una nuova campagna, quella delle “Quattro Modernizzazioni”, enunciata da uno degli uomini più influenti del partito, Zhou Enlai. La sua formazione è da autodidatta. Solo dopo il 1976 inizia una sua attività pubblica come intellettuale e artista; nel 1978 co-pubblica assieme ai poeti Bei Dao e Mang Ke la rivista Jintian (“Oggi”), la più importante del periodo post-rivoluzionario. Sempre in questi anni l’artista fonda, insieme a Ma Desheng, Yan Li, Wang Keping, Yang Yiping, Ai Weiwei e altri ancora, il gruppo Xing Xing (“Le Stelle”). Si tratta della prima significativa esperienza di arte contemporanea in Cina. Con una serie di iniziative che hanno tutto il sapore di happening ante litteram, il gruppo crede nella possibilità di un’arte d’avanguardia indipendente dalle istituzioni, libera espressione dell’individuo. Nella prassi artistica, tale esigenza si...

Han Dong non è d'accordo

Han Dong non è d'accordo, a dir poco: è questa la cifra della conversazione.   Ci siamo visti più volte in questi due giorni, questa è l'ultima sera a Nanchino. Mi porta a cena in una ristorante autenticamente nanchinese: ieri è stata cucina dello Yunnan, la migliore forse, e sopratutto quella che viene dallo stato dove lui, come altri scrittori, artisti, registi e poeti vuole prima o poi trasferirsi. Foresta semitropicale e campagna in altura: la meta è Dali, nel nordovest, un'eterna primavera, non lontano dal confine con il Laos. La Toscana dei cinesi.   Cucina di Nanchino: sì, le specialità ci sono, il ristorante è annunciato da file di lampade di carta gialla: epperò uguale uguale a quello dove mi capita di pranzare in un centro commerciale  di Pechino. Diverse postazioni tutt'intorno, ciascuna ha la sua specialità, sia carne o pesce, o ravioli o verdura o noodles. Ci si siede nel grande salone, tavolini bassi  e sgabelli, e quando la pietanza è pronta i cuochi levano alte grida a richiamare i camerieri vestiti in costume tradizionale.   Lo stile...