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Scrittrici italiane al cinema / Oriana Fallaci: sul fronte del cinematografo

Figura ingombrante e in molti sensi difficile, Oriana Fallaci ha attraversato da protagonista la seconda metà del Novecento, muovendosi con agio e con piglio sicuro in ambiti fino ad allora impensabili per le donne: basti ricordare la sua tenace presenza come inviata di guerra in numerosi e infuocati fronti, a partire dal Vietnam, e le celebri interviste ai potenti della Terra, condotte con garbo e rigorosa impertinenza. Ma al di là delle immagini, ormai proverbiali, di lei che calza l’elmetto militare o che si scopre spavaldamente il capo al cospetto di Khomeini, ciò che più colpisce della sua intensa vita professionale è l’invenzione di inedite modalità di scrittura, felicemente in bilico fra letteratura e giornalismo, caratterizzate da una cura estrema per lo stile e da un meticolosissimo lavoro di documentazione. Di fronte alla ricchezza, alla originalità e alla vivace intelligenza dei testi che ha lasciato, emerge una sconcertante mancanza di studi, per lo meno in ambito italiano, dedicati a un corpus tanto eccezionale. A tale disinteresse hanno certamente contribuito, da un lato, il carattere ibrido della sua scrittura, che travalica i confini del giornalismo, frequenta...

Scrittrici italiane al cinema / “Daisy Miller”: una recensione immaginaria

Anna Banti, è lei stessa ad annotarlo, andava al cinema «alle tre, tre e mezzo, l’ora delle donne di servizio». È un’immagine inedita perché intesse alla postura rigida con cui sovente viene rammentata la scrittrice fiorentina un atteggiarsi meno severo, come un dimenticare di essere Lucia Lopresti in Longhi, colta studiosa d’arte e narratrice celebre con lo pseudonimo di Anna Banti, mentre si concede il gusto di immergersi nei film insieme a spettatori e spettatrici forse meno provveduti culturalmente ma pronti, come lei, a commuoversi, ridere, annoiarsi davanti alle star del grande schermo. Così, tra le righe della scrittura sul cinema di Banti s’intrecciano la frivolezza e il rigore, e la ricerca strenua di una saldezza ideologica si accosta al piacere venato di nostalgia di rivedere i volti delle stelle che, confidente, chiama per nome: Greta, Marlene, Jean...   È certo vero che nelle recensioni – che si dispiegano in un arco di quasi trent’anni, dal 1950 al 1977, prima, come timidamente, su «Paragone» e poi, con toni più professionali, su «L’Approdo» e «L’Approdo letterario», rivista che la Rai accompagna alla rubrica radiofonica omonima − Banti si muove con piglio...

Scrittrici italiane al cinema / Un pomeriggio nella stanza dei sogni

L’avventura artistico-letteraria di Alba de Céspedes è segnata da un cosmopolitismo in anticipo sui tempi e da una fiera militanza. Non c’è modo qui di ripercorrere le tappe salienti del suo processo di formazione ma è opportuno ricordare almeno la sua doppia radice, metà cubana e metà italiana, la tensione costante verso un senso vivo della libertà e della giustizia, la precoce esperienza di madre e di donna separata, che la costringe a guadagnare per vivere fino in fondo la sua indipendenza. Sarà la scrittura a darle il lasciapassare per un’esistenza autonoma e responsabile, a cui si abbinerà presto l’esercizio pubblico dell’intelligenza attraverso i canali della stampa periodica (paradigmatica in tal senso la direzione della rivista «Mercurio» in quanto atto di resistenza culturale). L’incontro con il cinema è precoce e duraturo, nonostante la prudenza iniziale («quello che voi chiamate il mio ingresso nel cinema altro non sarà che un rapido passaggio. M’allontano vigliaccamente come si fugge da una donna bella per tema di restarne prigionieri» - Ho paura del cinematografo, «Film», 12 dicembre 1942), e viene scandito da una suggestiva ambivalenza tra vita e forma, produzione e...

Scrittrici italiane al cinema / La polvere e il disordine

A partire dalla fine degli anni Sessanta Natalia Ginzburg scrive di cinema sulle pagine dei giornali, saltuariamente prima e poi più assiduamente (nel 1975, per esempio, da marzo a dicembre, tiene la rubrica “Cinema”, su «Il Mondo», firmando quaranta recensioni). Alcune recensioni sono state riproposte nelle sue raccolte di saggi, in Mai devi domandarmi (1970), in Vita immaginaria (1974), in Non possiamo saperlo (pubblicata postuma, nel 2001, a cura di Domenico Scarpa). A margine dei suoi articoli la scrittrice dissemina a volte gli indizi per ricostruire la sua fisionomia di spettatrice, i suoi gusti, le sue preferenze, i suoi tic, i film e gli autori che ama di più, i generi che predilige, la postura appassionata e oziosa delle sue visioni del grande schermo. In pochi casi si sofferma a riflettere sul rapporto che intrattiene con il cinema e su quanto rappresenta per lei e per il suo immaginario.   “Cinematografo”, il primo di questi articoli, deve essere letto accanto a un pezzo pubblicato qualche anno dopo, “Il volto osceno della celluloide” (apparso su «Il Mondo», il 28 agosto 1975 e poi compreso in Non possiamo saperlo), in cui le idee vaghe e confuse del primo trovano...

Scrittrici italiane al cinema / Una gentile festa per gli occhi

Una delle più recenti acquisizioni del Fondo Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma consiste in un corpus di 47 recensioni cinematografiche che l’autrice scrisse fra l’inizio del 1950 e il novembre del 1951 per la rubrica radiofonica della RAI Cinema. Cronache di Elsa Morante.  Pubblicate l’anno scorso a cura di Goffredo Fofi con il titolo La vita nel suo movimento (Einaudi, 2017), le recensioni delineano la postura critica di una scrittrice-spettatrice che guarda i film – i più vari: italiani e stranieri, di autore e di genere, drammatici e comici – con una sua sensibilità visuale, ma in virtù soprattutto di una concezione estetico-letteraria del cinema, riconoscibile, per quanto riguarda il testo presentato, dell’estate 1951, nell’affermazione che in Powell e Pressburger «il colore è espressione non soltanto di un sapiente gusto pittorico, ma anche di poesia». Altrove, questa impostazione tradisce una certa irritazione per le trasposizioni giudicate troppo disinvolte di opere letterarie in film, come Madame Bovary di Minnelli e persino Macbeth del pur amato Welles, o anche il timore che «un bel giorno la gente dalla mente pigra e passiva, che forma la...