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Grandi Stazioni, Cento Stazioni

“Ignorante”, in certe parti del centro Italia, significa molto di più. L’ignorante non solo ignora le nozioni e i metodi della scienza, ma porta in sé l’arroganza, la presunzione e la grezza violenza del primitivo istinto di predominio: è cattivo. In questo modo riconosco l’ignoranza di chi ha approvato, di chi ha progettato e eseguito il disegno di eliminare le sale d’attesa nelle stazioni ferroviarie italiane. Sono assenti nelle “Grandi Stazioni” e serrate negli orari in cui sarebbero più utili in quasi tutte le altre. Fa eccezione Bologna: una certa memoria, giustamente, va rispettata. È profondamente ignorante chi costringe ogni inverno centinaia di migliaia di persone al freddo per ore, durante i ritardi o le semplici attese per la coincidenza tra due treni. Alla stazione di “Milano Centrale” la cosa pare fatta con ironia. Al posto della grande sala d’attesa riscaldata è stato aperto un grande magazzino di libri (librerie senza librai, ahimè!). Là, in mezzo a tanti giochini e al dannoso rumore letterato imposto, per chi li volesse cercare, ci...

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

Pier Vittorio Tondelli. Altri libertini

Il lettore che nel giugno del 1979 fosse uscito dal bar della stazione ferroviaria dove ha inizio Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, tra spie e vecchie mondane, per entrare di lì a poco in un altro bar di un’altra stazione, quella di Postoristoro, con cui si apre Altri libertini, libro di esordio di Pier Vittorio Tondelli, nel gennaio del 1980, avrebbe misurato di colpo il cambio di stagione accaduto nel giro di quei mesi. Gli anni di piombo sono al loro culmine; a Bologna esplode la bomba neofascista nella stazione, ma il declino del terrorismo è già cominciato. Sta per iniziare il “riflusso” o, come si diceva allora, il “trionfo del privato”. Il bar della stazione di Reggio Emilia, baricentro geografico dell’intero libro di racconti di Pier Vittorio, è il ricettacolo di eroinomani, piccoli delinquenti, spacciatori, checche e travestiti, giovani abbandonati da tutti e da tutto. Come ha scritto Fulvio Panzeri, suo editore postumo, il romanzo del venticinquenne ragazzo correggese pone al centro della narrazione “un immediato che non sembra avere né passato né futuro...

Buffet de la Gare

  “È proprio vero che in Italia si mangia bene dappertutto” pare abbia esclamato Vittorio Emanuele di Savoia uscendo dal carcere di Potenza. La frase mi è tornata in mente mentre pranzavo al buffet della stazione di Firenze Santa Maria Novella, monumento dell’architettura razionalista, declinazione toscana (capintesta il pistoiese Luigi Michelucci), che continua a stupire per la sua bellezza “streamlined”, da cogliere fin nel disegno dei dettagli (osservate, ad esempio, l’orologio della grande sala da pranzo, ahimè fermo). Si tratta, per me, di architettura e non di design perché frutto di una progettazione integrale (dal disegno della stazione fino agli oggetti d’uso). Sicché, nonostante i numerosi rimaneggiamenti, dedicare un’ora alla visita della stazione è molto interessante, anche se a pochi passi c’è il Battistero con le porte del Ghiberti.   E il desinare? Non si arrabbieranno gli amici fiorentini se dico che il centro della città è oggi uno spettacolo indecoroso, una resa senza condizioni al turismo di massa. Così, appena usciti...