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uccidere

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L'innominabile attuale / Roberto Calasso, terroristi e turisti

Roberto Calasso è interessato ai terroristi. Non quelli del passato, ma a quelli del presente: i terroristi islamici. Sono l’incarnazione di una questione che lo ossessiona dai tempi della Rovina di Kasch (1983): il sacrificio. I giovani terroristi suicidi di Parigi, Londra, Berlino, Nizza, Barcellona con il loro sacrificio protraggono nel mondo contemporaneo – l’età dell’inconsistenza, come la chiama Calasso – un rituale fondamentale che sembrava scomparso nel regno della modernità. Attraverso i ragazzi dell’Isis e di al-Queda il sacrificio celebra nuovamente i suoi fasti: “Il terrorismo islamico è sacrificale: nella sua forma perfetta, la vittima è l’attentatore”. Un ritorno al passato? Non proprio. C’è una differenza sostanziale rispetto al sacrificio arcaico del mondo ciclico evocato nella Rovina di Kasch. In quel libro, costruito per frammenti, giustapposizioni, montaggi, l’antica macchina sacrificale “era concepita per stabilire un contatto e una circolazione tra visibile e invisibile”, mentre l’attentatore che oggi uccide morendo è perfettamente visibile, misurabile, quantificabile, fotografabile. In L’innominabile attuale, volume appena pubblicato da Adelphi, Calasso...

Si sta come d’autunno

Spesso ci si sorprende a chiedersi: se qualcuno adesso, ora, in questo istante, senza nessun motivo, per puro sfizio, da un balcone, da una finestra, da un buco nel muro, con un fucile di precisione, un fucile di quelli sofisticati, con il mirino elettronico, la meccanica tutta oleata, il calcio in legno pregiato, se qualcuno, dicevamo, per puro divertimento, o per semplice esercitazione, senza possedere la minima idea di chi sia il suo bersaglio, anzi, senza neanche averlo scelto questo suo bersaglio, ma essendoselo soltanto trovato davanti agli occhi mentre attraversava la strada, se, insomma, un cecchino esperto, oppure un cecchino che si sta facendo le ossa, o perché no? un pazzo, uno che è cresciuto con il culto delle armi, o con il mito del tiratore scelto, un invasato, uno di quelli che la domenica va a giocare alla guerra finta con la mimetica e che, stufo della solita cartuccia al succo di pomodoro, non vede l’ora di sparare con un proiettile vero, di grosso calibro, se uno specialista, quindi, oppure uno di questi balordi, appostato al quinto piano di un palazzo il cui quinto piano coincidesse per mera casualità anche con l’ultimo, mi...