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Navigazione locale di cabotaggio a vista con nebbia intensa / A scuola a distanza, in contatto

Tenuto conto delle vacanze di Carnevale, che in Piemonte iniziavano il 21 febbraio, è passato oltre un mese da quando la scuola è stata chiusa per l'emergenza Covid-19 (e io ho iniziato a scrivere queste righe). Prima ancora delle successive chiusure di parti del sistema economico produttivo e delle relative riorganizzazione dell'attività il sistema scuola ha dovuto reagire a un'emergenza inedita, sostanzialmente in base all'autonomia e in base alle indicazioni di orientamento del Miur (questa la nota del 17 marzo).   Non c'è al momento notizia ufficiale, ma è altamente plausibile che non si rientri a scuola prima di maggio; oppure che si prevedano le sole attività di conclusione dell’anno scolastico, cioè scrutini ed esami di Stato; questi ultimi potrebbero avere commissioni composte da membri interni e un presidente esterno, in grado di gestire una situazione congelata e ripresa in modalità d'emergenza; potrebbero prevedere solo una prova orale, semplificando di fatto le procedure delle prove scritte di massa (questo al 26 marzo, momento in cui la ministra Azzolina ha relazionato in Senato). Non si può escludere che gli esami siano sostituiti dallo scrutinio finale del...

Facebook al tramonto?

Sono diminuiti i contenuti pubblicati dagli utenti di Facebook, come raccontano i dati Global Web Index riportati dal Wall Street Journal. La ricerca evidenzia come oggi solo il 34% degli utenti posta contenuti sul social network (meno 50% rispetto ad un anno fa) ed è il 37% (con un calo del 59%) a condividere le proprie foto. Sono dati che fanno pensare ad una trasformazione in atto che comincia a diventare visibile. Possiamo leggere questo calo di  produzione e condivisione di contenuti su Facebook da parte degli iscritti come una cartina di tornasole di qualcosa che abbiamo sotto gli occhi e che dobbiamo imparare ad osservare con più attenzione?         Facebook come segnaposto esistenziale   Una prima ragione possiamo attribuirla ad una cresciuta disaffezione degli utenti più giovani – e spesso più attivi – per questa piattaforma: Facebook è diventato per i giovani un luogo in cui appuntare eventi particolari, più che di condivisione quotidiana del proprio vissuto. Va bene per ricordare il proprio compleanno, il superamento di un esame, il saggio di musica e danza o una competizione...

Jack Frusciante è tornato nel gruppo, peró intanto Fuori piove

C’era una volta il vecchio Alex che leggeva Due di due dell’Andrea De Carlo, correva in sella alla bici con l’energia disperata d’un Girardengo e via giù a precipizio per la Saragozza avenue. Il vecchio Alex scriveva con l’uniposca la bella scritta Clash City Rockers in caratteri gotici sull’asse di un cesso, mentre Martino viveva nella tana pubblicitaria delle Timberland con poster, libri, dischi, vestiti e videocassette dappertutto. C’erano una volta le telefonate degli amici che iniziavano per “Casa D.?”, poi c’erano quel kranio elettriko del vecchio Hoge e i compagni dei pomeriggi nichilisti, del mal di testa cyberpunk e delle notti da cani giovani. C’erano le amichette della confraternita delle Semprevergini in assorbente esterno, ma soprattutto c’era Lei, Aidi. Avevano parlato del Fenomenale Cummings e di Baudelaire, e adesso il vecchio Alex e la soave Adelaide vivevano il loro strano sogno e si raccontavano tutto e camminavano e parlavano e ridevano e camminavano e parlavano, quei matti. C’era una volta Jack Frusciante è uscito dal gruppo, quel libro tardo-adolescenziale che gi...

De Benedetti. La situazione è grammatica

La prima cosa che si prova dopo aver letto il libro di Andrea de Benedetti uscito da poco per Einaudi (La situazione è grammatica. Perché facciamo errori. Perché è normale farli) è un gran sollievo. Intanto perché il tono è ironico ma le questioni sono serie, così scopriamo che la grammatica non è così respingente come certi manuali di scuola elementare volevano farci credere (basta dare un’occhiata al sito dell’Accademia della Crusca per accorgersi che linguisti e lessicografi sono gente che non si annoia). E poi perché l’autore restituisce a ogni singolo parlante qualcosa che gli spetta di diritto e che fa di lui un individuo irripetibile e unico: la libertà di sbagliare (esiste generalmente un solo modo per scrivere bene una parola, ma ci sono infiniti modi per sbagliarla).   De Benedetti, che in questo senso è un garantista, ci rassicura: gli errori li facciamo tutti. Perché il linguaggio è prima di tutto arbitrio, e quindi è fallibile per essenza. Li facciamo tutti perché non esiste lingua senza un soggetto che parla, e un soggetto...