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Archivio Zeta

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Sulle scene, dietro le scene / Lo spettacolo dell'anno

Sono cinque anni che la rubrica di teatro esce su Doppiozero. Cinque anni di sguardi, cronache, dissezioni anatomiche e visioni di giardino nel corpo di questa fragile, forse inattuale arte. Di entusiasmi, polemiche, sconfitte, scoperte. Abbiamo pensato di regalarci un gioco: di farci i nostri “premi Ubu”, scrivendo cosa della stagione immediatamente trascorsa, dei tempi del teatro, ci è piaciuto, o immaginando cosa ci riserva l’immediato o prossimo futuro. Bisognava nominare uno spettacolo, un artista, o anche un problema, una crisi, o qualcosa che sta emergendo… Abbiamo coinvolto non solo quelli che scrivono più assiduamente, ma anche amici che sono intervenuti magari solo una volta e artisti cari, che in alcune occasioni ci hanno donato loro scritti, loro sguardi. Alcuni hanno risposto subito, altri, isolati in montagna o alle prove di qualche spettacolo, non hanno potuto aderire. Ne è sortito il monstrum che leggerete, perché, naturalmente, molti hanno scantonato (ma neppure tanto) dal compito assegnato, tanto da creare un discordante collage di umori e visioni, componendo, piuttosto che il ritratto dello spettacolo migliore, un composito affresco dello stato dello spettacolo...

Teatro Pasolini

Il teatro di Pasolini è un fantasma o Pasolini si aggira come uno spettro per il teatro italiano? A vedere i due spettacoli prodotti, tra le tante iniziative, nell’ambito della rassegna bolognese Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna, entrambe queste affermazioni suonano vere e false allo stesso tempo. In modi diversi, Archivio Zeta e Andrea Adriatico con i Teatri di Vita hanno voluto dimostrare la disperata vitalità di questo autore anche nel teatro, un’arte da lui amata, ma non praticata con la stessa tenacia di altre.     Pilade   Archivio Zeta articola il suo Pilade/Pasolini in tre episodi situati, con la complicità di un bellissimo 1 novembre di Ognissanti di sole, in altrettanti luoghi all’aperto. Il testo è uno dei sei composti tra il 1966 e il 1967 nell’ambito di quello che chiamerà il suo “teatro di parola”, stimolo dialettico e culturale per i settori più intellettualmente avvertiti della società italiana. La compagnia toscana, da poco più di un anno trasferitasi nel capoluogo emiliano, si era avvicinata a questa maratona per l’...

Santo Genet delle meraviglie

Il cimitero monumentale e il bordello. Il criminale e il santo. La trasfigurazione della vita banale, della vita brutale, in desiderio, attraverso il teatro. Il magister di questa operazione alchemica è Armando Punzo: gli elementi sono l’opera intera di Jean Genet, i detenuti attori della Compagnia della Fortezza di Volterra, lo stesso carcere trasformato in Eden dell’utopia, sontuosa, inquietante rappresentazione di un altrove insieme inattingibile e possibile. Lo spettacolo è Santo Genet, presentato al festival Volterrateatro. L’anno scorso con lo studio Santo Genet commediante e martire Punzo ci portava nei recessi del carcere, in celle e stanze del piano terra dell’antico penitenziario di Volterra trasformate nei sontuosi ambienti del raffinato postribolo di Irma, la tenutaria del Balcon, luogo di apparizione dei personaggi dello scrittore galeotto che aveva applicato, come scrive il regista nella presentazione, “la crudeltà artaudiana verso se stesso, verso la sua biografia, trasformata, amputata di realismo, in un monumento alla diversità, all’esaltazione dell’inesaltabile”.   Gigol...

Il gran teatro tra i monti di Archivio Zeta

Stanchi dei rituali esausti della società teatrale, della ricerca affannosa di sovvenzioni, Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti una decina d’anni fa se ne fuggirono tra i monti, per sperimentare un loro teatro in mezzo alla natura. Allievi di Luca Ronconi e di Marisa Fabbri, abbandonarono le capitali degli stabili. Incontrarono altri maestri come gli appartati Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, e poi Paolo Benvenuti. In cerca delle possibilità di un pasoliniano “teatro di parola” che fosse cartina al tornasole di una nuova coscienza civile, fondarono Archivio Zeta, iniziando nel 2003 a fare spettacoli sull’Appennino, in un luogo di suggestioni immense e stridenti, il Cimitero militare germanico del passo della Futa, tra Bologna e Firenze.     Quella collina lungo la Linea Gotica, piena di lapidi di 30.000 soldati morti col passo dell’invasore, culmina in un sacrario simile a un'ala ripiegata. In quella specie di tormentato Walhalla che pare disegnato da Adolphe Appia, lo scenografo che sognò un Wagner astratto, dal 2003 hanno organizzato, ogni agosto, la rappresentazione di una tragedia antica...