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CheFare

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A di Città: un progetto di Rigenerazione urbana

Accesso, partecipazione, rappresentazione non sono formule vuote con cui indicare la via maestra della democratizzazione della cultura, come fossero delle ricette magiche di sicuro effetto o un dogma assunto acriticamente che garantisca la salvezza della buona azione culturale. Eppure, è sempre più chiaro che la vita culturale di un territorio passa necessariamente da modalità che tengono conto dei pubblici e della cittadinanza, riconoscendoli come interlocutori attivi.   Nell'ultima edizione di cheFare abbiamo ricevuto un numero straordinario di progettualità forti e consapevoli legate alla rinascita di spazi urbani e rurali grazie a processi partecipativi di varia natura. La stessa effervescenza è evidenziata dal rapporto Symbola “Io sono cultura” sullo stato dell'economia della cultura in Italia, nel quale un intero capitolo è dedicato alle formule “dal basso” di rigenerazione urbana. E non è un caso se in questi mesi di grande attivismo nei circoli dell'innovazione culturale continuiamo a incontrare molti dei protagonisti di questa scena nascente: Spazio Grisù, il Teatro Verdi o...

The Ethical Economy. Il valore del lavoro

Negli ultimi decenni la rapida trasformazione dei sistemi di produzione fordisti, basati prevalentemente sulla produzione industriale, ha imposto una serie di domande sempre più stringenti alle teorie classiche del valore. Cosa ci insegna l'emergere di nuovi imperi commerciali basati sugli User Generated Contents, i contenuti generati dagli utenti, come Facebook o Youtube? Quanto e come contribuiscono le comunità di consumatori nella co-costruzione del valore dei brand? Qual è il senso del valore immateriale in prodotti in cui la componente di design è determinante per lo sviluppo di una sfera affettiva di consumo, come mostra in modo eclatante il caso di Apple? Adam Arvidsson e Nicolai Peitersen - autori di The Ethical Economy, pubblicato dalla Columbia University Press nell'estate del 2013 - provano a rispondere a queste domande costruendo un percorso che parte dai contributi meno noti dei classici (Smith, Ricardo e Marx), per arrivare alle grandi sfide sociali, economiche e politiche poste alla contemporaneità dai social network e dall'innovazione sociale e tecnologica. Nel testo, i due autori riassumono in modo...

Giù la maschera cheFare!

Si sta concludendo la seconda edizione di cheFare e tra pochi giorni si saprà chi vincerà il premio. Non è quindi fuori luogo, dopo questa esperienza e quella dello scorso anno, fermarci a riflettere su quanto stiamo facendo, cercando di capire se sta producendo i risultati sperati e, più prosaicamente, chiederci che senso ha tutto questo. Perché montare una struttura per un bando rivolto a progetti culturali di innovazione sociale non è una scelta facile o scontata. Diciamolo chiaramente, non ce lo fa fare nessuno! Se non la voglia di buttarci nella mischia e dare un nostro contributo per uscire dalle secche in cui si trova la cultura in questo paese. Un desiderio che nasce dopo molti anni passati in prima linea nell'industria culturale, avendone saggiato, per così dire, vizi e virtù e volendo fare quanto possibile per cambiare, e possibilmente migliorare, la situazione in atto.   La prima cosa di cui ci siamo resi conto è stata che dovevamo mettere tra parentesi tutta una serie di istanze politiche e sociali che fanno parte dei nostri trascorsi personali se volevamo davvero creare qualcosa che potesse funzionare come una piattaforma di servizi aperta a tutti. Quindi ci...

Oltre le Start Up culturali

La deindustrializzazione è un fenomeno che viene da lontano, dai primi passi della globalizzazione negli anni '70. Ma è negli anni '00 che le conseguenze sulle dinamiche sociali ed economiche hanno iniziato a farsi sentire con tutta la loro forza. E' nell'ultimo decennio, infatti, che le carriere di decine di migliaia di nuovi laureati si sono indirizzate verso le professioni dei settori culturali e creativi: quelle sfere di produzione immateriale che, almeno in teoria, avrebbero dovuto sopperire al crollo del valore prodotto dal settore industriale in molti paesi occidentali.   Le vicende europee dal 2008 ad oggi ci ha insegnato che si tratta di tutt'altro che un facile automatismo. Eppure, in un momento in cui la scure dei tagli cala su moltissimi settori, il nuovo Programma Quadro Europa Creativa implementa i finanziamenti alla cultura del 9% in più rispetto al periodo precedente (raggiungendo così la cifra considerevole di 1.46 miliardi di Euro). Riuscirà l'Italia, a partire da questi nuovi stimoli, a sviluppare dei percorsi di impresa culturale diffusa che superino la logica perdente della mera rendita di...

Verso un'economia della condivisione?

Abitate in città e vi serve una macchina per spostarvi, per fare la spesa, per accompagnare i bambini in piscina, o per una ragione qualsiasi. Potete chiamare un taxi. Ma non è detto che lo troviate subito, e poi se arriva, ha già il tassametro avviato. Normalmente in Italia sono molto cari. Adesso c’è la soluzione. Si chiama Car2Go ed è un sistema di mobilità on-demand che mette a disposizione centinaia di auto parcheggiate su tutto il territorio urbano, per ora solo a Milano.   Per usufruire del servizio è sufficiente scaricare una app, iscriversi e controllare quali auto ci sono nelle vicinanze attraverso una mappa georefernziata. Costa pochi centesimi al minuto, molto meno di una macchina a noleggio, e la potete lasciare dove volete, e cercane, quando ne avrete bisogno subito un’altra. Nella città lombarda ha collezionato oltre 50.000 iscritti nei primi due mesi di apertura, con oltre 100.000 noleggi.     Volete fare un viaggio, andare in un’altra città? Airbnb è una piattaforma online che mette in relazione domanda ed offerta di posti letto, stanze o interi...

Che Fare², una volta non basta

Una buona notizia, una novità. CheFare oggi riapre i battenti. Per il secondo anno di fila  proponiamo questo strumento di ricerca, dibattito e finanziamento dedicato ai nuovi modi di far cultura in Italia. Da oggi, quindi, iniziamo a raccogliere i progetti per il premio da 100.000 euro.     Con la prima edizione abbiamo imparato che si stanno diffondendo sempre più modi diversi di creare valore. Nel momento in cui le convenzioni che stanno dietro all'economia sono in difficoltà, ecco che gruppi, singoli, imprese e movimenti si attivano per generare e mettere in circolo valore sociale e culturale. Il valore delle buone idee ora si trova anche nel consenso che queste riscuotono nei pubblici produttivi, tra le comunità e i territori. L'industria culturale tradizionale, fondata  sul consumo di massa, fatica a interpretare adeguatamente le esigenze e le aspirazioni delle persone e delle comunità nell’accesso alla cultura. Per questo è necessario immaginare nuove formule basate sulla creatività, l’innovazione, la collaborazione. È da questa situazione che nascono pratiche diverse...

Open innovation. Le risposte sono là fuori

Questo testo riprende alcuni spunti emersi attorno a cheFare e, più recentemente, agli estratti dal Libro Bianco dell'Innovazione sociale scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. 
Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Potete trovare gli articoli precedenti qui e qui. Sempre più spesso l'apertura mattutina delle caselle di posta elettronica e degli account social è accompagnata dalla comparsa di un nuovo bando, competition o call for ideas che possiamo definire di “open innovation”. Prima di procedere è bene definire di cosa stiamo parlando. “Open innovation”, infatti, è un'accoppiata di termini di cui dovrebbe diffidare ogni lettore mediamente avveduto: “open” e “innovazione” sono due tra le parole più abusate negli ultimi anni, inflazionate nella pubblicità come nel giornalismo al pari di “smart”, “cloud”, “peer-to-peer” e molte altre. “Plastikworten”, si chiamano in tedesco: parole di plastica il cui uso è talmente eccessivo da divenire termini-feticcio...

Lìberos vince cheFare

Lìberos vince cheFare. La nostra Giuria, dopo aver studiato le proposte dei finalisti, ha deciso di aggiudicare la vittoria alla rete sociale di scrittori, editori, librai, biblioteche e lettori che valorizza la filiera del libro e la rende protagonista di progetti culturali.   Questa la dichiarazione della Giuria (composta da Andrea Bajani, Roberto Casati, Paola Dubini, Gianfranco Marrone, Armando Massarenti):   I membri della Giuria hanno esaminato il materiale ricevuto relativo ai progetti finalisti, hanno ascoltato le presentazioni in plenaria e hanno successivamente avuto modo di intervistare ciascun gruppo finalista. Nella rosa dei finalisti, due progetti sono apparsi particolarmente validi e interessanti, per avere colto lo spirito e le richieste del bando ed essere espressione di imprenditorialità culturale: il progetto Lìberos e il progetto Quartiere di San Salvario. Al termine della valutazione, la giuria unanimamente dichiara vincitore il progetto Lìberos con le seguenti motivazioni:     •    riconosce alla lettura un valore economico, culturale e sociale, individuale e collettivo;  ...