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Sony segreto

Il 20 aprile di quest’anno il deposito informatico della Sony è stato violato. Visitatori non identificati sono entrati nel centro dati, situato a San Diego in California, e hanno portato via – ovvero copiato, come si dice oggi per il “furto” – i dati personali di tutti i clienti della Sony: settanta milioni di abbonati che scaricano musica, filmati e altri prodotti della casa giapponese. Sono stati sottratti referti personali, password, numeri di carte di credito, insomma tutto quello che serve per ottenere dalla casa madre “forme” che soddisfano il piacere auditivo e visivo (almeno per il momento) dei singoli consumatori.   I dati sono stati messi in vendita, così si trova scritto sui giornali dell’altro giorno, al mercato nero: informazioni “sensibili” sugli abbonati della Sony. Si vendono al miglior offerente indirizzi email, numeri delle carte, date di nascita, id e password. Il tutto alla spicciolata, per singoli pezzi, oppure per blocchi. Pare che nel mercato parallelo le informazioni della carta di credito (con data di scadenza e codice di sicurezza) valgano 70 dollari; mentre senza codici...

La scimmia che vinse il Pulitzer

Presentiamo il libro di Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo La Scimmia che vinse il Pulitzer. Storie, avventure e (buone) notizie dal futuro dell’informazione, edito da Bruno Mondadori, collana Presente Storico.   Scarica l'introduzione del libro in pdf.   Di seguito i commenti al libro di Roberto Marone e Bertram Niessen.     La scimmia che vinse il Pulitzer, otto capitoli: precisione, velocità, intelligenza, partecipazione, trasparenza, libertà, bellezza, cambiamento. Otto capitoli che raccontano l’universo dell’informazione e del giornalismo in questi ultimi (embrionali) 10 anni di web.   C’è il ragazzino matto che con un account Twitter batte sul tempo i Golia dell’informazione, il software che scrive da solo articoli bellissimi,il progetto di testimonianze open source dall’Africa, e l’inevitabile storia su Assange (icona eroica di quel mondo), il tutto a bagno in un entusiasmo che oggi abita solo le teste di chi lavora online.   A voler aggiungere una parola, alle otto, io avrei aggiunto memoria. Il libro sfoggia con naturalezza, in tutti i suoi...

Personal computer

“S-a-l-v-e p-r-o-f-e-s-s-o-r F-a-l-k-e-n”. La voce, metallica e monocorde, si diffonde nella stanza da un piccolo altoparlante dalle forme talmente retrò che oggi si potrebbe trovarlo facilmente in un negozio di design. Alla scrivania, un giovanissimo Matthew Broderick guarda preoccupato l’oggetto che ha davanti e comincia a digitare su una tastiera. Nessun codice particolare, solo parole del linguaggio comune con cui il piccolo genio dell’informatica dialoga con il potente mainframe del Pentagono, cercando di dissuaderlo dal proseguire un “gioco” cominciato qualche sera prima che risponde all’inquietante nome di “Guerra termonucleare globale”. Il punto è che il computer, da brava macchina, ha preso molto seriamente la cosa, portando effettivamente il mondo sulla soglia di un vero conflitto. È il 1983, e la scena che abbiamo descritto è una di quelle del film WarGames. Se abbiamo deciso di aprire questo articolo evocandola, non è perché negli anni Ottanta prospettare che un computer intervenisse sulla realtà, pilotasse dei missili o si connettesse a un altro calcolatore fosse...