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L’esecuzione Gentile e la Resistenza

Quello che accade in quella mattinata fiorentina del 15 aprile 1944 all’ingresso della villa di Montalto, sui primi colli di Firenze, è stato rievocato più volte. Un’auto scura giunge davanti ai cancelli della costruzione ottocentesca dove da qualche tempo, lasciata Roma, ha trovato rifugio, con la famiglia, il filosofo Giovanni Gentile. Già ministro dell’istruzione, fondatore dell’Enciclopedia Italiana, ritenuto l’intellettuale più prestigioso del regime fascista, il filosofo presiede l’Accademia d’Italia che, dopo che l’Italia si è spaccata in due nel settembre 1943, si è incamminata anch’essa verso i territori della Repubblica Sociale Italiana, traslocando da Roma a palazzo Serristori, a Firenze. Gentile, come tutti i giorni, si è fatto portare in città dall’autista. E’ stato alla sede dell’Accademia dove ha incontrato diversi collaboratori e vi ha convocato il questore di Firenze, per essere aggiornato sulle indagini sulla tragica morte di Fanelli, il suo segretario, vittima pochi giorni prima, nella casa di campagna dove abitava, di una selvaggia irruzione di soldati della divisione “Goering”. In quel 1944 la strada che dal centro conduce a Montalto si percorre in un...

Il lungo viaggio di Primo Levi

Anticipiamo due brani dall'ultimo libro di Frediano Sessi che ricostruisce le settimane che videro Primo Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana.   Primo brano dal capitolo 4. I ribelli di Brusson-Arcesaz pp. 48-50 «Eravamo in dodici [sappiamo che il numero degli uomini in banda non è così certo], Guido sarebbe diventato il nostro capo banda perché era più anziano di noi e aveva un po’ più di esperienza e una coscienza antifascista. Ci davamo d’attorno viaggiando tra la Val d’Aosta e Torino a prendere contatti, soldi armi, non siamo riusciti ad avere quasi niente, soltanto un po’ di soldi. Gli antifascisti di valle ci davano qualcosa per comprare da mangiare, un paio di scarpe. Eravamo degli sprovveduti, io ho sparato un solo colpo di rivoltella, perché Aldo che aveva sei proiettili ha detto: sprechiamone uno». Qui ritorna il giudizio pesantemente negativo di Levi sulle settimane in banda. Ma ancora una volta manca una spiegazione credibile, una ragione per togliere valore morale e politico alla scelta di combattere insieme ad alcuni altri contro fascisti e tedeschi...

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