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Galizia

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Momenti fatali a Madrid

 È da qualche tempo che andando per librerie si trova sul banco delle novità una grande abbondanza di riedizioni di Stefan Zweig. Corredate dalle fascette rosse con la scritta 12ª edizione, 7ª edizione, 5ª edizione, se si va a cercare l’anno di stampa, si legge 2011, 2012, 2013. Mi faceva pigrizia in questi momenti riprendere i titoli abbandonati sugli scaffali delle case dei genitori, di quando eravamo adolescenti e cercavamo invece i nostri autori e ci rifiutavamo di leggere i loro autori dei nostri, o quelli dei nonni. Ma presa dalla curiosità, e superato il sospetto che queste “novità” si dovessero solo all’opportunismo editoriale di evitare il pagamento dei diritti una volta superato il periodo legale dopo la morte di un autore, sono andata – non senza la dovuta nostalgia – a cercare tra i vecchi libri della vecchia casa.     Leggere per ore senza uscire di casa è una scelta che assume sempre più forza da tanto tempo, qui da noi, e poi in questi giorni non è bello andare in giro per le strade del centro, dove il pattume dilaga per mancanza di una...

Andare a Santiago

Nel maggio 2005, mia figlia Agnese ed io abbiamo percorso l’ultimo tratto del Camino Francés, da Leon a Santiago de Campostela. È una specie di gioco di massa dalle poche e semplici regole: procurarsi la Credencial, vidimarla ad ogni tappa, percorrere a piedi almeno gli ultimi cento chilometri prima di Santiago. Il premio è  la Campostela, un certificato in latino rilasciato da un apposito ufficio, che attesta il cammino percorso. Il rituale supremo è la Messa del pellegrino, a mezzogiorno nella cattedrale di Santiago: c’è un’aria da ultimo giorno di scuola, con abbracci e addii, e da finale di un film di Altman, con tutti, ma proprio tutti i pellegrini incontrati per strada che saltano fuori come per incanto nell’ultimo episodio del Camino.   Non si va mai da soli e si finisce per incontrare regolarmente le stesse persone, quelli  che vanno al nostro passo e percorrono più o meno le stesse distanze giornaliere. La sera si parla di vesciche e di scarpe, di chi non è arrivato per via della tendinite o di chi non ha trovato posto nell’albergue troppo pieno. Si sente raccontare di cammini...