Categorie

Elenco articoli con tag:

Levanto

(3 risultati)

Oggetti d’infanzia | Bianco, nero e azzurro

Erano in tre, e hanno segnato la mia infanzia: gli zii di mia madre, Maria e Guglielmo, e la bisnonna Erminia. I miei genitori, d'estate, mi lasciavano ostaggio dell'affetto di quella tribù di vecchi, tra Reggio Emilia e Levanto, un po' per far fronte alle difficoltà economiche, un po' per il desiderio di quei tre di avere un piccolo sovrano da servire.   Erano soprattutto in due a contendersi le mie preferenze: la nonna Erminia, piccola e con i capelli bianco-azzurri, come una dolcissima fatina straripante d'affetto, e il gigantesco Guglielmo gambadilegno, un omone che (oggi posso dirlo) assomigliava a Gadda, consevatore dall'umor nero e sarcastico, la gamba portata via dalla guerra. In mezzo la zia Maria, che consapevole di non poter competere con le attenzioni che Erminia e Guglielmo mi riservavano, cercava almeno di ovviare ai disastri provocati dal cieco affetto della madre e del marito. Per esempio: nel suo temperamento anarchico, Guglielmo mi aveva insegnato a gettarmi i piatti alle spalle dopo mangiato. "Ecco, così fanno in Russia dopo che han bevuto!", e fingeva di buttarsi il piatto alle spalle: io non vedevo il trucco, e me lo gettavo per davvero dietro le spalle...

Che fico!

  Ti prende di sorpresa. Dapprima pungente – come una barba soigneusement negligée – un poco acre, un poco tannico. Poi trasuda il dolce lattice che lo innerva. L’ora di canicola, in campagna, ha l’odore maschio del fico (ficus carica). Quello incontrato a Vignana, entroterra di Levanto, è il padrone dell’orto: con la cupola del suo pesante fogliame si impone sui pallidi ulivi, offre meditativo ristoro.     La lingua francese, distinguendo albero (le figuier) da frutto (la figue), accendeva poetiche femminine immagini in Francis Ponge (“Nous l’aimons comme notre tétine”, Comment une figue de paroles et pourquoi). Sarà anche per questioni di genere grammaticale se quest’albero antico mi fa invece pensare a un amante insaziabile, prorompente, vigoroso, prolifico. Spande i suoi semi con abbondanza: con facilità attecchiscono nel cemento fessurato, ai piedi di un altofusto, al mezzo di un cespo fiorito.   Tardivo nel metter foglia, mostra per lunghi mesi le nude braccia: dritte e lisce da giovani, intrecciate e contorte se, lontano da cesoie, sono libere...

Monterosso / Paesi e città

Le prime case di Monterosso furono costruite, circa mille anni fa, da genti che venivano dal mare e avevano, tra gli altri, il problema di nascondersi. Si arroccarono sulle colline a strapiombo sull’acqua e nelle valli. Passavano la giornata a lavorare la terra e a scrutare l’orizzonte, per essere pronti a respingere gli attacchi di chi avesse ripercorso le loro stesse rotte e delle navi pirata che incrociavano quel tratto di mare in cerca di bottino. Il Gigante, invece, fu voluto e poi realizzato, centinaia di anni dopo, da chi aveva intenti del tutto opposti. Vale a dire, farsi notare.   L’avvocato Giovanni Pastine era nato a Monterosso. Poi era emigrato in Argentina dove aveva fatto fortuna, si era sposato ed aveva avuto due figlie. Tornato a Monterosso negli ultimissimi anni dell’ottocento, per celebrare il suo successo aveva deciso di costruire una grande villa all’inizio della collina che si protendeva verso Punta Mesco, dunque sul lato occidentale del Golfo delle Cinque Terre, a circa un chilometro dal paese. Il sogno dell’avvocato era diventare Senatore del Regno e la villa, oltre a raccontare il suo successo come uomo d...