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2001 Odissea nello spazio

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Una guida per esploratori dell'universo / Marte, destinazione finale?

La terra è la culla dell’umanità,  ma non si può vivere per sempre in una culla Konstantin Ciolkovskij, 1911   Marte in Antartide   Nel 1984 la geologa Roberta Score raccoglie in Antartide quella che sembra essere una meteorite, una delle tante che si trovano nel continente disabitato, dove i corpi solidi interplanetari sono facilmente reperibili. Il suo nome è ALH84001 – difficile non pensare al supercomputer HAL di 2001: Odissea nello spazio. In realtà non si tratta di un detrito cosmico come gli altri ma, come la Nasa realizzerà solo dieci anni dopo, di un frammento del pianeta Marte. “Ancora oggi gli scienziati non sono d’accordo su cosa ci sia esattamente nel frammento scoperto da Score quel giorno d’estate antartica”, commenta la microbiologa Jo Marchant (È nata una scienza, p. 11) nell’astrale Spazio. The Passenger. Per esploratori dell’universo (Iperborea, Milano 2021, pp. 192).   La scoperta dello specimen marziano si deve al geologo della Nasa David Mittlefehldt che, nel 1988, chiede di analizzarne un campione e, grazie ai gas intrappolati, si accorge che non si tratta di un asteroide qualsiasi. Nell’ottobre 1993, quando Mittlefehldt annuncia la sua...

Come vedono le macchine? / Occhi ovunque

Come vedono le macchine? A tutta prima potrebbe sembrare una curiosità, una di quelle su cui insistono le tante trasmissioni di divulgazione che ci fanno sentire tutti un po’ scienziati, e invece la questione è molto seria e promette di avere effetti non indifferenti sul nostro futuro. Inutile dire che le macchine in questione sono i computer, che già dagli anni Sessanta sono stati interfacciati, come si dice in gergo, con delle telecamere, sensori ottici che hanno dato loro la possibilità di acquisire dati che, secondo una logica tutta umana, pertengono alla vista. Sequenze di bit che sono direttamente prodotte dal modo in cui la luce incontra le cose che popolano il mondo, ma che una volta entrate nel cervellone della macchina diventano… cosa? Ecco la domanda che si fa Simone Arcagni nel suo L’occhio della macchina (Einaudi, 249 pp., 20 euro), un racconto appassionato e appassionante che ripercorre le teorie della cosiddetta Computer vision, ripensandole in una chiave sociale e culturale senza la quale non se ne capirebbe lo spessore. La questione infatti è che le macchine le abbiamo costruite noi. Siamo stati noi, in un’epoca estremamente vicina ma resa apparentemente distante...