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Alexandre Kojève

(7 risultati)

Il reale del capitalismo / Peter Sloterdijk. Che cos’è successo nel ventesimo secolo?

“Che cos’è successo nel ventesimo secolo?” non è solo il titolo dell’ultimo libro uscito in italiano per i tipi Bollati Boringhieri a firma Peter Sloterdijk, ma è pure un manifesto della (sua) filosofia. Della filosofia di Sloterdijk e della filosofia tout court.  Della filosofia tout court perché la domanda che pone fin dal titolo è una domanda semplice ma radicale, che mette in gioco lo statuto stesso del pensiero: la filosofia – sembra dirci Sloterdijk con quel titolo – è un’interrogazione, posta sempre di nuovo, sulla posizione dell’uomo nella storia, nel mondo, e tra gli altri uomini.  La filosofia è (per Sloterdijk) quella scienza che si chiede “che cosa è successo?”, che cerca di isolare gli eventi concettualmente decisivi, le segnature storiche di un’epoca, e di darne un’interpretazione. La filosofia, quindi, non è più – come nel mondo antico e medievale, e in qualche sua rimanenza contemporanea – la ricerca delle essenze, di ciò che è reale, né – come è stata per gran parte del ‘900 – l’argomentazione, la critica, e la decostruzione degli altri filosofi.    La filosofia è scienza della cultura: un tentativo razionale di comprendere i mutamenti delle...

Ritorno nell’Impero dei segni / Giappone: riti contro la fine della storia

La prima volta che mi capitò di leggere le riflessioni di un filosofo occidentale sul Giappone fu per me un’autentica folgorazione intellettuale. Si trattava di Alexandre Kojève, quello che più tardi verrà definito da Antonio Gnoli il “maestro occulto del ‘900”: nato in Russia ma naturalizzato francese, nipote di Kandinskij, laureato in lingue esotiche come il cinese, il tibetano, il sanscrito, esperto di Hegel e Kant, oltre che di fisica, combattente per la Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, probabile agente del KGB.   Kojève aveva raccolto attorno a sé, alla metà degli anni ’30 uno sparuto manipolo di studenti, che a Parigi ascoltavano con cadenza regolare le sue lezioni: Jacques Lacan, Georges Bataille, Raymond Queneau (per fare solo tre nomi) erano tra gli uditori più assidui. Tra le molte, audacissime teorie che Kojève sviluppò – ereditando avventurosamente la cattedra dallo storico della scienza Koyré – negli anni parigini c’era quella sulla “fine della storia”, formulata in due geniali note a piè di pagina nella sua Introduzione alla lettura di Hegel. Secondo Kojève la storia era finita. Se la storia era, infatti, come sosteneva Hegel, la storia del...

Al Mudec di Milano / Dentro il colore: Kandinskij

«Per anni e anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri; volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro». Queste le parole di Vasilij Kandinskij che hanno ispirato la mostra ora al Mudec di Milano: entrare dentro il quadro e ripercorrere il viaggio del pittore russo nella regione di Vologda alla ricerca delle tracce pagane dei Zyriane di Komi, una popolazione finnica orientale. Nel 1889 Kandinskij vi si era recato come studente di diritto per svolgere una ricerca antropologica, aveva visitato in solitudine le isbe di quei villaggi sperduti ed era rimasto affascinato dagli oggetti d'uso quotidiano, dai mobili colorati, dalle stoffe, dai giocattoli dipinti a tinte vivaci e, in particolare, dai lubki, immagini popolari che narravano le storie dei santi e degli eroi russi, nei quali i colori della stampa strabordavano dai limiti delle figure.   V. Vasilev, Lubok (ultimo terzo del XIX secolo). All'ingresso della mostra, in alto, sopra gli oggetti esposti – mestoli, conocchie, battitappeti, stampini, tessuti, costumi, tutti coloratissimi, provenienti in gran parte dal Museo Panrusso delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Giorgio Agamben: la democrazia è un concetto ambiguo

Cos’è la politica? Questo, con sguardo ottimista, Agamben suggerisce di chiedersi nell’intervista greca che presentiamo, a ridosso delle elezioni europee (22-25 maggio) in cui il radicale greco Tsipras sarà il candidato della Sinistra. Le questioni su cui il filosofo ci invita a riflettere sono molteplici. Il filo conduttore è rintracciabile in un richiamo a quei dispositivi che, pur assoggettando la materia biologica, investono la nostra capacità di attivare processi di soggettivazione che vi oppongano resistenza. La crisi che stiamo vivendo può allora diventare ricerca di nuove forme. Queste non sono né giuridiche, né morali, ma innanzitutto politiche. Sulla scia del migliore insegnamento foucaultiano, più che un gesto di liberazione, noi dobbiamo costruire una pratica della libertà, non un altro esistenzialismo ma un’etica del sé non ridotta a individualità. Che politica? è, peraltro, una domanda non posta in una dimensione statale. Il problema non è quello di liberare l’individuo dallo Stato – direbbe Foucault – ma di liberare noi stessi da esso e...

Alexandre Kojève. Diario del filosofo

Un’aura di leggenda ammanta i seminari sulla Fenomenologia dello Spirito di Hegel che Alexandre Kojève tenne a Parigi fra il 1933 e il 1939, presso l’École pratique des Hautes Études. Erano in pochi ad ascoltarlo, ma tra di loro si potevano annoverare Merleau-Ponty e Lacan, Leiris e Bataille, Breton e  Caillois. Da quei seminari, raccolti da Raymond Queneau, nascerà nel 1947 L’introduzione alla lettura di Hegel (Adelphi, 1996), inizialmente conosciuta in Italia nella versione parziale dal titolo La dialettica e l’idea della morte in Hegel (traduzione di Paolo Serini, Einaudi, 1948).       Nato nel 1902, Kojève apparteneva all’intelligencija esule dalla madre Russia dopo la rivoluzione d’ottobre. Nipote di Vasilij Kandinsky (il suo Kandinsky è tradotto da  Quodlibet), membro della classe borghese dedita ai commerci, Kojève se ne va dalla Russia nell’autunno del ’20; finisce in carcere in Polonia sospettato di essere una spia sovietica e perde la valigia in cui custodiva le sue riflessioni giovanili. Dovrà riscrivere il suo Diario del filosofo...

Paolo Perulli. Il dio Contratto

Figure primordiali della scena umana, contratto e comunità affondano la propria radice comune nell’opacità dell’immemoriale. Tuttavia, se la seconda pare ormai una forma vuota e come esausta, il contratto è al contrario divenuto una delle istituzioni fondamentali del capitalismo contemporaneo, finzione o strumento giuridico contraddistinto da una flessibilità e una pervasività sconosciute alla legge: dinanzi all’obbedienza da questa estorta mediante l’imposizione, il contratto richiede credito e fiducia seducendo con la promessa.   Non stupisce pertanto che il contratto abbia esercitato un fascino costante nei confronti dei teorici e dei filosofi della politica, al punto da rinvenirvi ben più di un semplice dispositivo giuridico: portatore di una propria forma di razionalità, indissolubilmente legato alla vita stessa della comunità e al suo costituirsi, il contratto ha acquisito la consistenza di una figura mitica fondante, al punto da proporsi come il solo dispositivo in grado di risolvere l’aporia hobbesiana relativa alla sicurezza e all’ordine sociale. Così per Koj...