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Alexis Tsipras

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Contro l’analfabetismo economico 6 / Le lezioni della Grecia per la sinistra

Il 5 luglio del 1945 gli elettori del Regno Unito tornarono alle urne dopo un conflitto sanguinoso, quasi perso e poi vinto a costo di enormi sacrifici. Il partito conservatore era guidato da Winston Churchill, molto popolare e destinato a entrare nel pantheon degli eroi della nazione. Eppure contro ogni previsione i laburisti guidati da Clement Attlee vinsero nettamente le elezioni, aggiudicandosi il 61% dei seggi. Pare che in privato, di fronte al suo medico che lamentava l’ingratitudine dei cittadini britannici, Churchill avesse risposto: “Non userei questo termine. Sono stati anni durissimi per loro.”   La lezione di Churchill è sempre attuale. Alexis Tsipras non ha sconfitto Hitler e il paragone con le recenti elezioni in Grecia può sembrare irrispettoso, ma la storia può aiutarci a spiegare la disfatta di Syriza e il ritorno al governo dei partiti di centro-destra. Gli esempi di “sacrificio politico” – partiti che dopo avere guidato operazioni di salvezza nazionale sono stati liquidati dagli elettori – sono numerosi.  Pensiamo a Gerhard Schroeder, impallinato nel 2005 in Germania dopo avere realizzato una vasta e (col senno di poi) efficace riforma del mercato del...

Expo. Minchia, ma il ragazzo NoExpo è l’emblema dei meme

Chiude Expo: sei mesi di passione – nel senso della via crucis – cominciati con un meme. Chi si ricorda di Tia Sangermano?       Venerdì 1 maggio 2015 si è inaugurata a Milano la 65a Esposizione Universale. L’evento è accompagnato dalle proteste dei NoExpo, “convinti che la rassegna non sia un’opportunità, ma una sciagura per il territorio, i beni comuni, le casse pubbliche”. Le frange più violente dei manifestanti finiscono per trasformare il centro della città in un campo di battaglia, imbrattando muri, devastando vetrine, auto, arredi urbani. Il giornalista Enrico Fedocci di TgCom intervista un giovane che ha partecipato al corteo e che giustifica gli scontri con parole e toni che osservatori, media e utenti social giudicano sbagliati, inadeguati, ridicoli: “Boh, io quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque, cioè, è una protesta e ci sta”. Dopo qualche domanda, forse imbarazzato dall’incalzare del giornalista, il ragazzo ammette: “Mi esprimo male probabilmente”.   Fotogramma dalla videointervista a Mattia “Tia...

La Germania non ha mai pagato. Intervista con Thomas Piketty

Noi tedeschi possiamo essere soddisfatti del fatto che anche il governo francese riconosca la validità del dogma della politica del risparmio di Berlino?   Nient’affatto. Questo non è motivo di soddisfazione, né per la Francia né per la Germania e neppure per l’Europa. Semmai ho molto timore che i conservatori soprattutto in Germania stiano per distruggere l’Europa e l’idea di Europa e ciò a causa della loro assoluta incapacità di avere una memoria storica.   Ma noi tedeschi non abbiamo forse elaborato la storia?   Ma non per quanto riguarda la cancellazione del debito tedesco. E pensare che proprio per l’attuale Germania sarebbe importante ricordarsi di quella storia. Provi ad esaminare la storia dei debiti pubblici: l’Inghilterra, la Germania e la Francia si sono tutte già trovate nella situazione della Grecia di oggi, erano gravate da un debito addirittura maggiore. La prima lezione che si può dunque trarre dalla storia dei debiti pubblici è che oggi non ci troviamo di fronte a problemi nuovi. Ci sono sempre stati molti modi di cancellazione dei debiti e non...

Sei cartoline su Italia, Germania e Grecia

1.      Un mio amico e la Germania. Di fronte all’inflessibilità della Germania nel ridiscutere la politica di austerità nell’area dell’euro, un mio amico mi dice «Bah, la Germania sta cercando di fare con mezzi pacifici quello che non le è riuscito con le due guerre mondiali: conquistare l’Europa. I tedeschi hanno scatenato e perso le due guerre: ora vogliono prendersi la rivincita». Frankly speaking, penso che il mio amico abbia detto una stupidaggine (accade anche tra amici). Occorre dialogare con la Germania, non mettersi a rivangare il passato, con confronti che non hanno senso e che aggiungono tensioni a una situazione già difficile, con l’Europa in stagnazione.   2.      Rusconi sulla Germania. Gian Enrico Rusconi, uno dei massimi esperti italiani di Germania, è intervenuto a dicembre al Forum italo-tedesco tenutosi a Torino. In quell’occasione Giorgio Napolitano ha stretto la mano a Joachim Gauck, Presidente tedesco. A parte i gesti simbolici, ciò che conta è la discussione tra tedeschi e italiani. Per...

Slavoj Žižek, Srécko Horvat e Alexsis Tsipras / Europa: speculazione a tempo

Con Cosa vuole l’Europa? (2014) Ombre corte prosegue la pubblicazione di testi di Slavoj Žižek: se in Chiedere l’impossibile (a cura di Yong-june Park) uscito a fine 2013, era la riflessione di Žižek nel suo complesso l’oggetto esplorato, in Cosa vuole l’Europa?, scritto assieme al filosofo croato Srécko Horvat, il tema è più direttamente politico.   Sedici brevi interventi, otto a testa: un ping pong fra Žižek e Horvat nel quale gli autori tentano di mettere a nudo le contraddizioni economico-politiche che lacerano l’Europa odierna. Ciò che hanno in comune la bancarotta di Cipro, la necessità della Croazia per l’Europa, l’enigma (lo si insegna tuttora nelle scuole europee) dei Balcani, il caso dell’Islanda, oppure la «marcia turca» (pp. 73-77) è di essere focolai di contraddizione apparentemente marginali, ma in realtà profondamente intra-europei. Nell’impostazione mista tipicamente žižekiana, ossia materialistico-dialettica e psicoanalitica, tutti questi casi sono sia sintomi che reali centri-periferici di sofferenza europea. Ma, contemporaneamente, essi sono anche snodi virtualmente generatori di pensiero antagonista.   Per capire che cos’è l’Europa, l’altro (...