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Algirdas Greimas

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Sfida o no? / Salvini, o della provocazione

In una comunicazione malata di attenzione a vincere è la provocazione. Il campione mondiale di questa strategia, ne abbiamo avuto diverse prove, è ovviamente il presidente americano Donald Trump, capace, con i suoi tweet incendiari contro (e con) Kim Jong-un, di rischiare un’escalation atomica pur di mantenere (o sviare) il centro dell’attenzione. Un altro campione è certamente Matteo Salvini, arrivato a provocare i giudici impegnati sul caso della nave Diciotti chiedendo che se la prendessero con lui. Posto poi, una volta iscritto nel registro degli indagati, gridare alla vergognosa persecuzione nei suoi confronti. Parlando del Ministro degli interni italiano più che davanti alla trumpiana arma di distrazione di massa pare di trovarsi davanti alla provocatio nella sua più schietta radice latina: ovvero, come ci informa la Treccani, un “invito alla lotta, sfida al combattimento o a un duello” (ma anche, lo si noti perché tornerà utile, “appello a un giudice superiore”). C’è tuttavia un particolare decisivo che ci instrada a distinguere sfida e provocazione e cogliere così il senso dell’agire salviniano. La sfida si rivolge all’altro e mette in gioco l’onore tanto di chi la subisce...

Il cavallo e il pronome in terza persona / Algirdas Greimas. Del senso in esilio

Cosa c’entra il cavallo col pronome di terza persona? Algirdas Julien Greimas, che non amava parlare a sproposito, ripeteva spesso che si tratta delle due più azzeccate invenzioni della specie umana, poiché, a ben vedere, hanno svolto nel tempo la medesima funzione antropologica: quella di distaccare l’ominide dalla sua condizione cosiddetta naturale, cioè bestiale, permettendogli di accedere alla sfera della cultura, della socialità, della simbolizzazione. Laddove l’asservimento dell’equino, con buona pace degli odierni animalisti, ha aiutato nel lavoro e nei trasporti, innalzando di parecchio la qualità del vita umana, l’egli ha permesso di parlare di qualcosa che non è lì mentre si parla, che è supposta esistere a prescindere da chi, al contrario, la sta esprimendo. Come dire che, se il cavallo ha prodotto qualcosa come la soggettività, la terza persona ha reso possibile l’oggettività. Che non è poco.   Ragionamenti così, incongrui ed evidenti al contempo, erano pane quotidiano per questo studioso assolutamente sui generis di cui nel 2017 si sta celebrando il centenario della nascita, con incontri di studio, seminari, pubblicazioni, rammemorazioni e commemorazioni varie, e...

La sottomissione dell'apparire all'essere / Gli inganni della trasparenza

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la trasparenza sia la retorica dominante di questo primo scorcio di Nuovo Millennio. Numerosi gli studi che hanno affrontato tale questione, pressoché infiniti gli esempi offerti dalla quotidianità politica e cronachistica a sostegno di questa tesi. Parlamento come casa di vetro, riunioni in streaming, accesso diretto ai dati, quantificazione compulsiva delle informazioni, imprescindibili esigenze confessionali: ecco un piccolo ventaglio della mania di trasparenza che irrora i discorsi sociali. Ma questa visibilità virtualmente illimitata non rischia di essere anche una trappola, come ammoniva Michel Foucault più di quarant'anni fa nella pagine di Sorvegliare e punire? Il filtro invisibile della perfetta trasparenza, denegando la sua stessa presenza, non finisce per essere nient'altro che un trompe-l'oeil, inganno insieme sensoriale e cognitivo?   Laurent Grasso, Visibility is a Trap, 2012.    Questi pensieri si rincorrono mentre sfoglio le pagine che compongono La trasparenza inganna (Luca Sossella Edizioni, 2015), una raccolta di interventi curati da Maria Albergamo, corredati da un interessante apparato iconografico che...

Maestri, guru, ingegneri / Conversazione con Paolo Fabbri

  Dopo l'intervento di Giusi Marchetta pubblichiamo oggi il secondo intervento legato all’incontro Che cos’è un maestro? promosso dal progetto Hangar Piemonte e da da doppiozero: l’11 luglio, a Torino, un’occasione di confronto e riflessione sulla figura dei maestri, sulla comunicazione oggi dei saperi pratici e teorici a partire dal racconto di alcune esperienze concrete dei partecipanti in realtà non istituzionali.      Con Paolo Fabbri si parla bene di molte cose, dall’ultimo libro sul pensiero cinese antico al sorriso enigmatico dei suoi cani, dalle nuove edizioni degli scritti di Benveniste alle avventure di Tex, dagli Zombie a Pinocchio, passando per gli artisti contemporanei, la poesia sperimentale, i contorsionismi della comunicazione politica, le strategie militari vecchie e nuove, i terrorismi, i capricci della moda e, ossessione fondamentale, i destini della semiotica.   Paolo ha seguito le sorti della scienza dei segni sin dai suoi esordi, da quando a metà degli anni Sessanta teneva seminari su media televisione e pubblicità a Firenze, ma anche corsi sulla sociolinguistica nell’esordiente Centro studi semiotici di Urbino, seguendo a Parigi i...