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Antologia di Spoon River

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Primavera dei Teatri / Tre feste con i morti

Le immagini che lampeggiano sullo schermo sembrano come filtrate da un velo di cenere sottile, inconsistente. Da un residuo di morte. Le figure di Mephistopheles di Anagoor appaiono staccate, fantasmatiche, eppure vicine a noi seduti nella platea, uno sì e due no. Nel dialogo o nella rincorsa con i suoni martellanti o avvolgenti o echeggianti di Mauro Martinuz, nel loro rimandare a visioni del mondo attuale rese ectoplasmatiche attraverso il montaggio, il rallentamento e quel velo simile a cenere, è come se le proiezioni si staccassero dalla piattezza dello schermo per entrare direttamente nei nostri strati corticali, andando a risvegliare figure che si agitano in noi, a metterle in vita tanto che agiranno ancora a lungo, dopo gli applausi finali, per giorni e giorni.   Mephistopheles di Anagoor, screenshot. Racconto qui tre spettacoli anomali, Mephistopheles di Anagoor, scritto e diretto da Simone Derai, un film con musica dal vivo, apparentemente. Poi Piccoli funerali di Maurizo Rippa con la chitarra di Amedeo Monda, raccontini come lapidi, come una piccola Antologia di Spoon River con canzoni, apparentemente un recital. Quindi Madre, con la voce e la presenza di Ermanna...

Amore, amicizia, Stato / Fidarsi: un rischio necessario

«Perché gli uomini, nonostante e oltre le delusioni, continuano a fidarsi e comunque ci riescono?» Se lo chiede il filosofo Salvatore Natoli nel saggio Il rischio di fidarsi, pubblicato dall'editore il Mulino, in cui riflette sul tema della fiducia, sulle sue diverse modulazioni e sugli effetti della sua presenza o, al contrario della sua assenza. La fiducia nasce nella sfera degli affetti, è un sentimento di sicurezza rispetto al nostro posto nel mondo che si forma in noi perché sin dalla nascita siamo accolti e accuditi. Facendo esperienza dell'affidabilità degli adulti, nel bambino si rafforza una naturale predisposizione a fidarsi del mondo. Crescendo, però, accanto alle esperienze positive si accumulano delusioni, inganni, tradimenti che cambiano la nostra predisposizione positiva verso il mondo e ci convincono, afferma Natoli, che «il cinico detto comune "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" ha le sue buone ragioni». E tuttavia, prosegue, è sbagliato, non solo perché «presuppone un'impossibile autosufficienza» e perché la mancanza di fiducia renderebbe impossibile ogni convivenza, ma soprattutto perché fidarsi è, in definitiva, «una volontà di bene»: qualcuno ci ha voluto...