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Charlie Hebdo

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Nôtre-Dame / Iconologia del rogo

I fatti sono tristemente noti. Il 15 aprile scorso uno dei monumenti più imponenti, uno dei luoghi di culto più frequentati, uno dei siti turistici più rappresentativi di Parigi è stato assalito dalle fiamme. Nôtre-Dame è di colpo divenuta il centro del mondo, obiettivo numero uno di cronisti prontamente accorsi sul luogo, di fotografi più o meno professionisti determinati a catturare attimi fugaci, dettagli ed emozioni, di cittadini impauriti e turisti curiosi, anche loro alla ricerca di qualcosa da guardare. Uno spettacolo da film, quello delle fiamme che divorano la Cattedrale per antonomasia, che ha raggiunto il suo acme a circa un’ora dall’inizio del rogo, quando una guglia è crollata e parte del tetto è precipitata.   Sappiamo come è andata a finire: l’incendio è stato domato nella notte smentendo quei giornalisti che innestavano timori – sottese speranze per gli ascolti? – sul possibile crollo dell’intera struttura architettonica. La notizia ha fatto il giro del mondo, a cavallo tra vecchi e nuovi media, ed è stato tutto un rincorrersi di servizi, articoli, gallery, cinguettii, retweet, post, condivisioni e stories dedicati all’argomento. Anzi, come spesso accade,...

Philippe Lançon, Le lambeau / Violenza, metamorfosi e rigenerazione

Quando non ce l'aspettiamo, quanto tempo ci vuole per sentire la morte che arriva? Sono le undici e venticinque, forse le undici e ventotto, del 7 gennaio 2015: il tempo sparisce nel momento in cui cerchiamo di raccontarlo, nell'inutile tentativo di ricostruirne ogni secondo. Philippe Lançon si alza, infila il suo cappotto; deve andare alla sede di Libération per scrivere un pezzo su La dodicesima notte, la pièce shakespeariana vista la sera prima in un teatro di Ivry, nella periferia parigina. La sala nella quale si è appena tenuta la riunione di redazione è piccolissima, come l'edificio che la ospita, come la via nella quale è situato l'edificio. Le parole sembrano correre come cani affamati da una bocca all'altra, nel migliore dei casi trovano una preda, nel peggiore si perdono tra un bicchiere di plastica vuoto e un foglio unto e scarabocchiato. Qualcuno fa una battuta, l'ennesima, seguono dei sorrisi, poi un rumore sordo, improvviso, «come di un petardo, e le prime grida all'ingresso a interrompere il flusso delle nostre battute e delle nostre vite» (Philippe Lançon, Le lambeau, Gallimard, 2018, p. 74). Eppure all'inizio l'impressione è quella di trovarsi al centro di una...

Strategie fatali / Le tre fasi del terrorismo

Il terrorismo non può fare a meno dei media. Questi, infatti, gli offrono un fondamentale spazio di visibilità sociale. Osservando il rapporto che si è storicamente sviluppato in Occidente tra terrorismo e media, si possono distinguere tre diverse fasi. E ciascuna di esse è strettamente legata alle caratteristiche di uno specifico medium.    La prima fase è quella del gesto singolo. Dell’atto ideato e portato a termine da un individuo che in molti casi era anche anarchico e dunque, in quanto tale, non legato a una vera organizzazione. In un’epoca in cui esistevano solamente i quotidiani, la notizia dell’evento arrivava a una parte limitata della popolazione: quella alfabetizzata. Arrivava però all’élite che contava e dunque riusciva comunque a essere efficace. Al punto che un attentato di un singolo ha potuto trascinare l’intera Europa verso la prima Guerra mondiale.    La seconda fase è quella in cui l’attentato era percepito come frutto di un complotto, cioè di una strategia concepita e realizzata da un’efficiente organizzazione, politica, religiosa o comunque mossa da un’unica ideologia. Ne sono un esempio le azioni portate a termine alle Olimpiadi di Monaco...

Exception française / Burkini

Abbiamo un nuovo esempio di exception française. Il 64% dei francesi nell’agosto 2016 si è dichiarato d’accordo con la proibizione dell’uso del burkini in spiaggia, emanata da alcuni sindaci della Costa Azzurra. Il burkini, ricordo, è un costume da spiaggia apposito per le islamiche, inventato da una stilista australiana, che lascia scoperti solo volto, mani e piedi – probabilmente una provocazione, il nome stesso è un ossimoro che sembra inventato da Charlie hebdo. Persino il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato solennemente che il burkini è segno di oppressione della donna, e quindi va proibito. L’eccezione consiste nel fatto che buona parte del mondo – Italia inclusa – ha reagito in modo del tutto diverso. A parte i settori xenofobi, anti-islamici e identitaristi di destra, nessuno ha approvato questo bando del burkini. Il video, poi virale, in cui alcuni agenti su una spiaggia obbligano una donna mussulmana a denudarsi è apparso quasi ovunque come una violenza umiliante, sessista.  Gli islamici hanno postato un video di suore in spiaggia, e hanno detto “Perché allora non obbligate a svestirsi anche le suore?”. Si è risposto che le suore sono parte dell’identità e...

Comics sotto l'ombrellone

Ultime battute d'estate. Niente di meglio dunque per godersi questo ultimo scampolo (o inizio tardivo) di vacanza, che tuffarsi nella lettura di un fumetto. Qui per voi alcuni fra i libri più belli e significativi usciti in questi ultimi mesi.       L'arabo del futuro, di Riad Sattouf Rizzoli Lizard 2015   Riad Sattouf è certamente un artista poliedrico: fumettista pluripremiato, regista cinematografico (vincitore ai Cesar con l'opera prima Les Beau Gosses), collaboratore di Charlie Hebdo fino al 2014 con la striscia La vita segreta dei giovani. Con il libro a fumetti L'arabo del futuro Sattouf decide di affrontare la propria storia personale. Nato nel '78 a Parigi da madre francese e papà siriano, Riad passerà la propria infanzia fra la Libia di Gheddafi, l'Algeria e la Siria. Il risultato di questo racconto in prima persona è un libro assolutamente straordinario, prima parte di un racconto destinato a proseguire, con una narrazione che mescola la naïveté del piccolo Sattouf, spaesato e sballottato al seguito del padre, che decide di diventare insegnante universitario in Libia prima e in Siria poi, con una voce narrante secca e disincanta che fa di ogni...

La fabbrica della comunicazione

Non in una generica "tipografia", come riferito dall'informazione. La fuga dei pluriomicidi di Charlie Hebdo è terminata in un'azienda di Dammartin-en-Goële che produce materiale pubblicitario. Lì dove si realizzano affissioni, stampe su vetrate, pannelli adesivi, palloncini promozionali... Partiti da una redazione, diventati tremenda notizia globale, i fratelli Kouachi hanno finito la loro corsa nel più significativo dei luoghi: una fabbrica della visibilità.   Votre communications sur tous supports, recita il claim dell'azienda, che ora pare un commento alla tragica notorietà ottenuta dai due killer. Il nome stesso della ditta di Dammartin - Création Tendance Découverte - suona come uno slogan del terrorismo contemporaneo: creazione di pratiche della paura finora inconcepibili, tendenza egemonica per gli jihadisti di tutto il mondo, scoperta nell'occidente di fragilità sempre nuove.     Tuttavia la sinistra consonanza tra le parole commerciali e quel percorso di morte va oltre il progetto mediatico dei terroristi. Certo, più di ogni altra cosa essi vogliono essere...

L'età dell'eccesso

L’Imam vive in una villetta alla periferia di Parigi, dove ogni giorno s’inginocchia in preghiera accompagnato dai suoi fedeli. Ha mani nodose, un volto di pietra, siede granitico sulla sua sedia dall’alto schienale. Occhi vitrei, labbra immobili, barba lunga. Incarna la pura forza elementare che si muove senza movimento, agisce senza azioni, parla senza pronunciare parole. Dice l’Imam: “Noi faremo la rivoluzione, che sarà la rivolta non solo contro una tirannia, ma contro la storia”. Il suo narratore aggiunge: “La Storia è ciò che ubriaca, è la creatura e il territorio del diavolo, del grande Shaitan, è la più grande delle menzogne – progresso, scienza, diritti – alle quali l’Imam ha deciso di opporsi”. Siamo al centro della narrazione di Versi satanici, il romanzo pubblicato alla fine degli anni Ottanta da Salman Rushdie che gli è costato la fatwa, ovvero la condanna a morte da parte dell’ayatollah Khomeini, leader politico e capo religioso, vincitore della prima rivoluzione contro la Storia nell’età postmoderna. Di lui parla Rushdie nel suo...