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L’ateneo più frequentato / L’università della vita

I laureati non conoscono l'italiano. A dirla tutta neanche chi scrive per professione. Capita di continuo di leggere articoli in cui regnano sovrani orrori di ortografia, dove “beneficienza” ha il primato assoluto. Indice che nell'era della tecnologia il correttore automatico funziona poco. Dare la colpa alla scuola pare non sia la scelta giusta, soprattutto se a mancare sono i rudimenti di grammatica delle elementari. Qual è la soluzione? Sedere per sempre nei banchetti a misura di bambino? A cosa mai può servire laurearsi se si può fare qualsiasi mestiere solo asserendo di avere una qualche esperienza in un certo campo e appellandosi all'ente supremo chiamato risultato? Se poi su Facebook si può indicare di aver frequentato l'Università della vita, il gioco è fatto! A maggior ragione se quest’ateneo ha tra i suoi studenti celebri il protagonista dell’Ulisse di James Joyce, Leopold Bloom, il quale si trattiene dall’affermarlo pubblicamente, ma allo stesso tempo avverte che lì si insegna una “cattiva letteratura”.   Proviamo a osservare le informazioni sull'istruzione dei nostri contatti e ci accorgeremo che questi ultimi si collocano, a grandi linee, in quattro categorie:...

Ininterrotta comunicazione / L’amore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Spesso, superata una certa fase iniziale di conoscenza, gli utenti dei maggiori social network, in particolare quelli che prevedono una chat interna, sono soliti lamentarsi reciprocamente dell’artificiosità del medium. Si fa strada una certa reticenza nel parlare, la sensazione – quasi una vergogna – di aver superato un limite d’intimità con un estraneo, di cui al fondo si conosce solo l’identità costruita sullo schermo, per esso o tramite esso. A volte l’escamotage per uscire da questo imbarazzo è lo scambio di numeri di telefono, come se la voce, lo scambio delle voci, creasse una sfera maggiormente “reale”, rispetto a quella interamente scritta della chat. Spesso allo scambio dei numeri di telefono non fa seguito alcuna telefonata. Resta un pudore, un’intimità che fatica a essere violata, anche volendo: come se la scrittura e la voce fossero due realtà totalmente incommensurabili.   Più spesso risulta maggiormente efficace lo scambio dell’indirizzo privato di posta elettronica: si resta sul piano della scrittura, ma all’immediato dileguare della chat (in cui spesso la possibilità di scrivere in contemporanea crea sovrapposizioni tra le risposte) fa da contraltare la...