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Christopher Isherwood

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Notes on Fashion / Camp. In eccesso di senso

Vi si accede attraverso un corridoio stretto, dalle pareti colorate di rosa. Non un rosa pallido, confetto, bensì un rosa acceso, vivace. Un rosa neon, o shocking; credo si chiami così. Anzi, scelgo di adottare proprio questo aggettivo, shocking, perché ben si presta a calare il lettore nell’atmosfera eccentrica, a metà strada tra il comico e il grottesco, tra l’eccesso e il virtuosismo, che domina l’esposizione Camp: Notes on Fashion in scena al Metropolitan Museum di New York fino all’8 settembre. Chi si appresta ad accedervi, camminando lungo quel corridoio, non può fare a meno di portare sotto braccio un testo critico prezioso, tanto ammirato quanto criticato, un testo che campeggia, per stralci, anche sulle pareti che ora, gradualmente, si mutano di colore, e traghettano lo spettatore dritto verso la stanza centrale, the camp eye. Il luogo dove il camp va propriamente in scena.  Il testo a cui faccio riferimento è “Notes On Camp”, un saggio scritto da Susan Sontag nel 1964 in forma di appunti – perché questa, secondo lei, era la forma migliore da utilizzare per quello che sarebbe diventato, di lì a poco, il primo tentativo di spiegazione di una sensibilità tanto...

Homo Sexualitäten

Il manifesto delle mostre circola ovunque a Berlino. Occhieggia negli spazi classici e conclamati per le pubblicità di eventi culturali, domina attraverso le vetrate del Museo Storico Tedesco, ma transita anche tranquillo e sereno sul retro dei risciò a pedali con cui giovanotti dalle gambe muscolose portano a spasso per la città proprio quei turisti che, ancor meno di altri, potrebbero rientrare tra i visitatori delle due esposizioni di cui si parla.   Da sinistra: riflessi sulle vetrate del Museo Storico di Berlino e un riscio a pedali con il manifesto della mostra   L’immagine prescelta per manifesti e locandine è dell’artista canadese Heather Cassils (donna che preferisce farsi chiamare con il cognome per evitare la connotazione femminile del nome proprio in cui non si riconosce) che, dopo aver ottenuto a forza di allenamenti un fisico super palestrato, ha aggiunto tocchi che inducessero in confusione gli irriducibili degli stereotipi maschile / femminile, fino a ottenere un corpo in cui caratteristiche scontatamente virili, pettorali scolpiti con capezzoli ornati da piercing, jock strap che esalta un vistoso “...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

Christopher Isherwood. Un uomo solo

A Single Man, uscì negli Stati Uniti nel 1964, Isherwood aveva già sessant’anni, era un autore affermato e da più di dieci anni viveva col pittore Dan Bachardy, suo compagno sino alla morte.     Isherwood e Bachardy rappresentarono a lungo uno dei pochi modelli di coppia gay stabile e di successo. In Italia, col titolo di Un uomo solo, arrivò, nella traduzione di Dario Villa, solo nel 1981, da Guanda. Non che Isherwood non fosse autore conosciuto in Italia, ma tutti i suoi testi erano – e sono – stati tradotti spesso con grande ritardo – molti ancora mancano – e da case editrici diverse, senza continuità e attenzione, quasi fosse un autore minore, e non uno dei grandi del Novecento: Addio a Berlino uscito nell’edizione originale nel 1939, fu tradotto da Maria Martone per Longanesi nel ‘44. Nel ‘48, sempre Longanesi pubblicò la versione di Marcella Hannau di The Memorial, del ‘32, col titolo Ritratto di famiglia. Poi Mondadori, nel ‘48 pubblicò nella Medusa Il Signor Norris se ne va (che era uscito nel ‘35 presso la Hogart Press, la casa editrice di...

Auden, Isherwood, Spender. Il diario di Sintra

Arrivare a Sintra, luogo dell’immaginario, fiabesco come pochi, nel Novecento patria d’elezione di miliardari, eccentrici, scrittori, artisti in fuga dalle scomode familiarità della madrepatria o semplicemente in cerca di un Altro posto in cui vivere. Un luogo parallelo sì, ma assolutamente altro, con i suoi castelli, la sua nebbia, le sue guglie, la sua anima al tempo stesso nordica e mediterranea. Non è un caso che nel corso dei secoli Sintra abbia affascinato viaggiatori così diversi e provenienti da luoghi così disparati, primo fra tutti Byron, per non parlare della nutrita colonia inglese che all’inizio del secolo scorso fugge dalle restrizioni sociali dell’Inghilterra del tempo per cercare uno stile di vita meno conformista.   Fuggono dall’inglesità anche gli estensori di un testo importante e ora riscoperto, Il Diario di Sintra, che è al tempo stesso testimonianza delle tensioni politiche dell’epoca e documento delle correnti sotterranee che percorsero vite private e artistiche del terzetto coinvolto, ovvero Christopher Isherwood, Stephen Spender e W. H. Auden; anche se quest...

Matthew Spender

Matthew Spender ha una sega elettrica in mano e affronta in un crescente pulviscolo bianco una forma di polistirolo. “Proprio una cosa facile”, commenta soddisfatto, intanto che si toglie frammenti da dosso e che di fronte a sé vede la forma che cercava. Accende poi una sigaretta, aspira profondamente. Deve fare un albero sacro, per la foresta di Irminsul: starà al centro di una versione di Norma alle Terme di Caracalla.   Però nel frattempo ha da finire una filastrocca per i quattro nipoti, in cui il lemma Parma Ham rima con qualche altro cibo anglo-italiano. La casa è quella a Gaiole in Chianti, che ha ispirato il film di Bernardo Bertolucci, Stealing Beauty. La bellezza è quella delle colline chiantigiane, amate da molti (ma non mancano i detrattori acerrimi), in cui è approdato insieme alla moglie Maro Gorky negli anni ‘60.   Scultore di fama, negli ultimi anni ha affrontato la scrittura in una serie di volumi, editi in Italia da Barbès, che hanno come filo le complicate e fascinose vicende familiari. Quelle, quindi, di Arshile Gorky e di Stephen Spender. Suo padre è una delle voci...