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Claudio Lolli

(6 risultati)

Uliano Lucas / Sognatori e ribelli. Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto

Tre ragazzi corrono per strada con delle bandiere in mano e il passo svelto di chi ha un appuntamento a cui non può assolutamente mancare. Chi corre verso qualcosa trasmette un’idea di cambiamento. I ragazzi non solo corrono verso il futuro, verso il fotografo, verso di noi. C’è qualcosa in più. I loro piedi si staccano dal suolo, e così i loro corpi, ma allo stesso tempo appaiono ancorati ad un preciso istante. Corrono dentro la storia. È questo il tempo dell’immagine. Qui la fotografia è insieme l’occhio della storia che mostra gli eventi, ma è anche nell’occhio della storia, in una zona della tempesta dove regna una calma piatta e il futuro sta per prendere forma. Le pagine del libro di Uliano Lucas, Sognatori e ribelli. Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto (Bompiani, 2018) lo raccontano e lo mostrano.    Mai come per questo libro il titolo racchiude davvero il senso di un particolare momento: si sogna e ci si ribella insieme. La fotografia è il prodotto di una decisione collettiva e chi viene fotografato non è solo il soggetto e il destinatario, ma la fonte stessa dell’immagine. Il reportage è una scelta di partecipazione politica e il fotoreporter è parte del...

28 marzo 1950 – 17 agosto 2018 / Claudio Lolli, amico chansonnier

A un certo punto, mentre passeggiavo per le terre di Montaigne, ho cominciato a ricevere messaggi sulla morte di Claudio Lolli. Il primo era di Marco Lodoli, tristissimo. Diceva così: ho cantato tante volte le sue canzoni, era un puro. Poi di Giorgio van Straten e di Lorenzo Mattotti: entrambi mi ringraziavano per avergli fatto conoscere una persona così speciale. E poi tanti altri. Doppiozero mi ha subito chiesto di scrivere su di lui e ho accettato volentieri, anche se in realtà non lo vedevo da quasi trent'anni. Non mi era mai successo niente del genere: essere ringraziato per aver condiviso un'amicizia di tanti anni fa.   La Francia ha molto a che fare con il mio rapporto con Lolli. Anche con la fine delle nostre frequentazioni. Molti anni fa morì un nostro comune amico, Luca Torrealta, e lo seppi quando stavo partendo per la Francia con una piccola troupe per un'inchiesta sull'AIDS, ai suoi spaventosi esordi. Per Claudio l'amicizia non era semplicemente molto importante: era tutto. Trovò incomprensibile e inaccettabile la mia assenza al funerale di Luca: lui avrebbe abbandonato qualunque concerto, anche all'Opéra di Parigi, e sarebbe tornato a Bologna per salutarlo un'...

8 e 9 aprile, Ravenna: "Gli irregolari" / Umberto Fiori. La poesia è una comunità a venire

Umberto Fiori sarà tra i protagonisti de Gli irregolari, la festa di doppiozero (Ravenna, 8 e 9 aprile), dove, il pomeriggio di domenica 9, al Teatro Rasi, dialogherà con il critico letterario Roberto Gilodi e poi terrà un concerto in compagnia di Tommaso Leddi   La stanza dove lavora Umberto Fiori è uno studiolo stretto e lungo, fasciato su tre pareti di libri che arrivano fino al soffitto. Nella quarta un’ampia finestra che s’affaccia su una strada di Milano solcata da platani. Il tavolo è incassato dentro la libreria come se fosse un cubicolo nel cubicolo: cella monacale. Computer, fotografie, disegni, libri e riviste aperte. La sua carriera di autore è divisa in due parti. Nel 1973 entra negli Stormy Six, gruppo musicale fondato in anni precedenti, di cui diviene il cantante, ma anche autore. Sono dieci anni in giro per l’Italia e l’Europa. Poi nel 1983 si scioglie il gruppo. Fiori va a insegnare. Ha trentaquattro anni e dietro le spalle un pezzo consistente della propria vita. Tre anni dopo da San Marco dei Giustiniani, un piccolo e raffinato editore, esce Case, suo primo volume di poesie. Nel decennio successivo Marcos y Marcos stamperà Esempi, Chiarimenti, Parlare al...

Avevo poco più di vent’anni, l’età immortale / 1977. Retour à la normale

Non ricordo più dov’ero, ma mi sembra di ricordare una grande strada, via Ugo Bassi forse, dove sporgeva una cabina telefonica rossa sul marciapiede più ampio che annunciava la piazza. C’era fumo di lacrimogeni da tutte le parti, pezzi di bottiglia anneriti dalle fiamme, relitti di candelotti lacrimogeni, scie di vetrine rotte. Però ricordo esattamente che quando chiamai mia madre ero perfettamente consapevole che in televisione si stava parlando di quel che era successo a Bologna. “Tutto bene mamma” le dissi, e ammisi che sì, anch’io avevo sentito dei disordini ma i giornalisti esageravano come sempre. In effetti c’era stato un morto, ammisi malvolentieri. Poi con i guanti e il passamontagna ben infilati in tasca saltai sul primo bus e me ne andai a casa. Qualcuno dirà: se sapevi che tua madre era così preoccupata perché non l’hai chiamata prima? Posso rispondere serenamente che non mi era stato possibile, visto che nell’assemblea generale seguita all’uccisione di Francesco Lo Russo qualcuno mi aveva proposto come responsabile del servizio d’ordine per la manifestazione del pomeriggio e insieme a quindici, ventimila persone avevo fatto a botte con la città intera.   Quella...

Le rose di Pantani

«Il 14 febbraio 2004 sarà ricordato come un giorno funesto, per tutto questo paese di ipocriti matricolati che siamo. Bisogna ritornare su questo fatto, tanto eclatante e già tanto rimosso con le autopsie, che ci assolverebbero, per l'overdose di cocaina che ha stroncato il cuore di Marco, il Pirata Pantani. Non trovate qualche assonanza fraterna con «corsaro» Pasolini? Tutti e due imprendibili, soprattutto sulle salite, sulle vette del corpo e dello spirito.» Così scriveva, il 31 marzo 2004, a p. 26 del quotidiano “l’Unità”, il poeta e critico letterario Gianni D’Elia. L’articolo Pantani suicidato da tutti viene ora riproposto integralmente, col titolo Il pirata Pantani e il Corsaro Pasolini, nel numero 4 di cycle!, bookzine di cultura della bicicletta, pubblicato da Ediciclo Editore, in libreria da giovedì 13 febbraio.   Erano passati meno di cinquanta giorni dalla morte di Marco Pantani, «poeta della pedalata», intorno alla cui fine D’Elia ritrovava le stesse tragiche zone oscure e le stesse dinamiche di rimozione che hanno caratterizzato la tragica e...

Valerio Nardoni. Capelli blu

Capelli blu, primo romanzo del critico e traduttore letterario Valerio Nardoni, si configura come il cortometraggio allucinato di un'avaria, la ricostruzione accidentata di quel momento in cui il meccanismo della vita gira a vuoto e si capisce che di lì a poco finirà per guastarsi. Il libro è anche un giallo, sfumato di noir e di oniriche e traballanti indagini psicologiche.   Jilium – dal cognome Virgili, storpiato e rilatinizzato ai tempi della scuola – lavora come cassiere in un discount; è un giovane laureato di “quell’età in cui i calciatori iniziano a sembrarti dei ragazzini o allo sportello delle poste, anziché il contabile avanzato dall’Ottocento russo, c’è uno con l’orecchino anche lui”.   Mutilato da un'infanzia difficile e dall'abbandono dei genitori, Jilium si muove come un funambolo malfermo in accidentate zone di confine tra fantasia e routine; lì rimane incagliata la narrazione, oscillante tra la realtà enigmatica di un omicidio misterioso e quella mendace della mente del protagonista.   Il romanzo è...