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Daniel Kahneman

(3 risultati)

Riflessione e rumore / Sapiens ri-dimensionato

Il problema è sempre lo stesso: come mai siamo in grado di concepire una perfezione ottimale e di attribuircela, se siamo evolutivamente imperfetti? E quella imperfezione è tale rispetto a quale ideale di perfezione, dal momento che quest’ultima non esiste se non nelle nostre proiezioni mentali e nella nostra immaginazione? E ancora: perché sentiamo come una ferita al nostro narcisismo ogni esame di realtà che evidenzi lo stato effettivo delle cose? E, da ultimo, quel gap sistematico tra presunto ed effettivo quanto vincola la possibilità di essere padroni di noi stessi per quello che realmente siamo?   Ridimensionato, a proposito di homo sapiens può vuol dire almeno due cose: in primo luogo che, con un'accezione negativa e deprimente per noi, si definisca l'evidenza dei nostri limiti; in secondo luogo, che con un un'accezione per così dire positiva, emerga finalmente la nostra effettiva e reale dimensione. E così siamo di fronte alle inquietudini di cui è pervasa la ragione, nel momento in cui ci accorgiamo che la nostra percezione, la nostra lettura del mondo e le nostre scelte non sono innocenti, seppur crediamo che lo siano. Prima ancora dei cosiddetti “maestri del...

Robot vs umani / Lavoro: rivoluzione globotica

  “L’anno scorso aveva ancora qualcosa di umano quando giocava, ma quest’anno è diventato una specie di dio del Go!”, [The New York Times, 23 maggio 2017], così Ke Jie, il miglior giocatore ‘umano’ al mondo, del gioco del Go, dopo aver perso contro AlphaGo Master, un programma per computer in grado di utilizzare le tecniche dell’apprendimento automatico. E siamo ancora una volta di fronte a un sentimento da fine del mondo. Ogni trasformazione produce esiti esponenziali e non più lineari, e questo ci induce a dire che questa volta è proprio la fine del mondo. “Ogni volta unica, la fine del mondo”, è il titolo di un libro di Jaques Derrida [Jaca Book, Milano 2005] in cui memoria e destino si confrontano in un dialogo con altri pensieri, tra passioni e finitudine.    Di certo, in questi nostri tempi, possiamo sostenere di star vivendo la fine di un mondo. Leggendo libri come quello di Richard Baldwin, Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro [Il Mulino, Bologna 2020], lo spaesamento è grande, ma anche l’emergere di un nuovo paesaggio del lavoro, della vita e dell’economia è particolarmente coinvolgente. Dopo averci portato per pagine e...

Una matita per l'estate / Matita: veloce e lenta, giovane e antica

  La matita e io   Un paio di anni fa mi trovavo a partecipare alla prima riunione della giuria di un concorso. Eravamo in Svizzera, a Lugano, e noi giurati sedevamo a un tavolo fatto di banchi disposti a ferro di cavallo. Gli altri (per lo più donne) estraggono e posizionano davanti a loro computer e tablet; io e un signore ben più giovane di me, che sapevo essere giornalista e scrittore ma che non conoscevo di persona, tiriamo fuori calepino e matita. Lo vedo subito in difficoltà, il mio compagno di scrittura, perché la sua matita è spuntata. Con un gesto di sovrana professionalità apro la borsetta, tiro fuori il temperamatite, che ho sempre con me, e glielo porgo, sentendomi come Gesù nel tempio. Carlo (si chiama così) tempera la matita e mi restituisce con un grazie il temperino, di quelli che hanno la custodia incorporata per gli scarti. Nasce da questo piccolo gesto una grande amicizia.    Un'altra volta, l'anno scorso, ero stata alloggiata per lavoro in un albergo molto lussuoso, il Boscolo a Budapest. Sul comodino c'era, come spesso succede negli alberghi (in alcuni trovo una biro e allora so che non devo tornarci) una matita, e che matita. Di un bel...