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Demetra

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Scene d’estate / Crisalide: L’esperienza selvaggia

Quando un vulcano ha le doglie o è scosso da un’attività sismica, non si sa bene che cosa potrà liberare. Potrebbe uscirne dell’innocuo fumo, eruttare una colata lavica, fiottare della cenere distruttrice, o aprirsi una crepa nella terra che rivela una miniera di oro e argento. Nei versi dell’Ars poetica, Orazio usa questa similitudine del vulcano che ha le doglie per riferirsi, in forma ironica, ai risultati modesti di un poeta che promette qualcosa di grande. Egli proclama un’opera magnifica, ma partorisce un topolino: e tutti ridono. Abbandonando l’ironia oraziana, potremmo portare all’estremo l’analogia tra il vulcano e il poeta, supponendo che il secondo è ambiguo come il primo. Quando i poeti hanno le doglie, possono liberare versi e pensieri vacui come il fumo, preziosi come l’oro e l’argento, o devastanti come la lava e la cenere ardente. Se il teatro è una forma di poesia, ci si potrebbe allora forse legittimamente domandare quanto segue. Anche il teatro è come una montagna che ha le doglie? E se sì, che cosa potrebbe liberare? Qualcosa di grande e arricchente e prezioso, o di piccolo e distruttore e miserabile?   Albe/Masque/Menoventi, “Macbetto”, ph. Lorenzo...

I Greci sono ancora lì nel paesaggio

All’inizio di quest’anno cercavo di spiegare a Miranda Popkey, una delle redattrici della casa editrice Farrar, Giroux &Strauss a New York che volevo scrivere una guida “on the road” ai Greci di Sicilia. Le spiegavo che una cosa così non esiste né in italiano né in francese, tedesco , inglese o spagnolo. Una guida che li cerchi davvero, che li faccia venir fuori dal paesaggio e dai colori dell’isola e non solo dai cocci e dagli scavi. Come diceva Bruce Chtawin in polemica con l’archeologia del suo tempo, “bisogna immaginarseli vivi, per vederli vivi”. Miranda mi ha guardato e con un guizzo mi ha detto: “interessante, sarebbe come andare in giro per l’America a cercare le tracce dei Sioux o degli indiani Seminole”.   Ovviamente non è lo stesso, pensavo di spiegarle, ma poi ho capito che effettivamente nei Greci c’è qualcosa che noi non abbiamo capito e loro sì, qualcosa che somiglia all’impossibile comunicazione tra indiani d’America e visi pallidi. E allora mi sono messo “sulla strada” in Sicilia a cercarli. E se ci riesco questo...