I segreti dei servizi segreti

17 Agosto 2026

La professione più antica del mondo sappiamo tutti qual è (non la nominiamo per paura di infrangere i dogmi del politicamente corretto). Probabilmente quella della spia viene subito dopo. Già ne parla l’Antico Testamento, là dove dice che Mosè mandò alcuni dei suoi a raccogliere informazioni nella terra di Canaan. Di spie e spionaggio parla addirittura un classico della letteratura cinese, San Kuo, scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo e ambientato una dozzina di secoli prima, verso la fine della dinastia Han; ma già nell’Arte della guerra del generale Sun Tzu, un libro del VI secolo avanti Cristo, si parla di spionaggio.

Wolfgang Krieger, professore emerito di Storia contemporanea presso l’Università di Marburgo, nel suo affascinante volume Storia dei Servizi segreti. Dai faraoni alla Cia, parte da ancora più lontano, dall’Egitto di Ramses II, nel tredicesimo secolo avanti Cristo, per passare poi alla Persia di Ciro il Grande (601-530 a. C.), ad Alessandro Magno fino ad approdare all’Impero romano (i cui Servizi segreti erano male organizzati) e all’intelligence dell’Impero bizantino (meglio organizzata).

Relativamente più famigliare ci è quanto Krieger racconta a proposito di un primo sistema di spionaggio e controspionaggio organizzato da Francis Walsingham, Segretario di Stato della regina Elisabetta, spietato cacciatore di preti cattolici (che faceva doverosamente torturare e uccidere in modo efferato) e dei “traditori” al servizio del re di Spagna che cercavano di organizzare un’invasione dell’Inghilterra per mettere Maria Stuarda sul trono di Elisabetta l. E quando il complotto fu svelato fu lui ad insistere con la regina affinché Maria Stuarda venisse giustiziata. Un suo parente, come ricorda Krieger, conosceva bene il grande drammaturgo Christpher Marlowe, che faceva parte della rete di informatori creata da Walsinghm. Ma il Privy Council di Sua Maestà decise di eliminarlo per non si sa quale sua colpa. Marlowe fu ucciso nel corso di una rissa creata ad arte avvenuta in una locanda di Deptford, appena fuori Londra. A ucciderlo fu Ingram Frizer, un uomo d’affari al servizio del parente di Walsingham.

Da quegli anni, nel corso del XVII secolo, scrive Krieger, “lo spionaggio si diffuse in modo costante, come strumento ausiliario di supporto alla strategia militare” e la diplomazia “assunse un ruolo decisivo per l’acquisizione di informazioni segrete”. Meno importante, ma significativa in ambito inglese, fu anche l’opera di “informazione” svolta da vari scrittori, a partire da Aphra Behn, donna straordinaria, autrice di uno dei primi romanzi inglesi, eclettica commediografa, la quale (con il nome in codice di Astrea) operò come spia al servizio di Carlo II durante la guerra contro i Paesi Bassi. Ed era un “informatore” (per questioni relative a problemi di politica interna), anche Daniel Defoe. È un lungo elenco, che probabilmente non finirà con i nomi di William Somerset Maugham e di Graham Greene.

Ma torniamo al libro di Krieger, che poi, nel quarto capitolo, passa a illustrare “La politica delle grandi potenze” e la professionalizzazione della polizia e dei servizi segreti interni. E alle loro “falle”, come quella clamorosa che riguardava il colonnello Afred Redl, alto dirigente del servizio di spionaggio austro-ungarico, grande “doppiogiochista”, pagato dai servizi segreti russi (il più grande fu però l’inglese Kim Philby, capo del settore dei Servizi segreti britannici che nel dopoguerra si occupava dell’Unione Sovietica e che era una spia dei sovietici).

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Naturalmente non può che affascinarci maggiormente la descrizione che Krieger offre dell’organizzazione spionistica di cui si dotarono le grandi potenze all’inizio del Novecento e di come si svilupparono negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale. Grande spazio è dedicato all’Unione Sovietica, i cui Servizi segreti avevano un problema: la sfiducia di Stalin nei loro confronti. Il caso più clamoroso è offerto dalla vicenda di Richard Sorge, la più formidabile spia di tutti i tempi, secondo Ian Fleming. Sorge era un uomo di straordinaria intelligenza, sangue freddo, capacità di mentire, che otteneva le sue informazioni tramite le confidenze carpite con la sua affabilità. Grazie alla sua abilità Sorge, agente sovietico sin dal 1924, operativo a Shanghai dal 1930 e a Tokyo dal 1933, aveva dato informazioni decisive all’Urss a proposito dell’imminente attacco della Germania. Il merito, grandioso, di Sorge, fu poi quello di fare avere all’Unione Sovietica informazioni decisive sulla decisione del Giappone di non invadere la Siberia, consentendo così a Stalin di spostare le truppe dall’Oriente al fronte occidentale e difendere Mosca. Krieger sottolinea però che per Stalin, che prese tale decisione nel novembre del 1941, fu decisivo il lavoro di decrittaggio del codice giapponese “PURPLE” svolto dai Servizi sovietici. Diciamo così che fu un caso “combinato disposto”.

I Servizi segreti americani, spiega Kriger, erano stati in grado di decrittare i messaggi diplomatici ma non le trasmissioni radio della flotta giapponese; e Donovan, il coordinatore dei Servizi segreti del Presidente Roosevelt aveva difficoltà a coordinare il flusso di informazioni. Queste sono le principali ragioni per cui, conclude Krieger, l’attacco a Pearl Harbor non fu previsto. Il sospetto che invece di proposito venissero ignorate le informazioni che andavano in tal senso per consentire agli Stati Uniti di avere una forte ragione per entrare in guerra (dato che la maggior parte della popolazione statunitense era contraria all’intervento) è invece scartato da Kreiger come del tutto infondata. Tuttavia non è peregrina l’idea che Roosevelt, forse sottovalutando le dimensioni che poteva avere l’attacco giapponese, avesse deciso di ignorare le informazioni a tale proposito. È però un fatto che nessuna delle portaerei fosse stata colpita: si trovavano tutte al largo ed è grazie a questo, fa notare Krieger, che gli Stati Uniti riuscirono a sconfiggere la flotta nipponica nella decisiva battaglia delle Midway.

Interessantissimo, e doppiamente per gli amanti dei romanzi di spionaggio di John le Carré e di Len Deighton, è il capitolo sullo scontro dei servizi segreti durante la Guerra fredda – in particolare colpiscono le pagine dedicate ai Servizi segreti tedeschi. E non potevano mancare quelle dedicate ai doppiogiochisti, in particolare ai russi che si fecero “reclutare” dall’Occidente. Come il generale Oleg Penkovski, che faceva parte del GRU, i servizi segreti militari sovietici, e che tra il 1960 e il 1962 consegnò ai suoi contatti inglesi e americani 1200 pagine di rapporti e 100 rullini di film. O come il generale Dmitri Polyakov che per 25 anni fornì informazioni ai Servizi segreti americani prima di essere scoperto, nel 1986, a causa del tradimento di un funzionario della Cia. Il posto d’onore va però a Oleg Gordievski comandante del KGB ai Servizi inglesi a cui va il merito di avere impedito, nel 1983, “uno scontro nucleare allorché i vertici sovietici interpretarono delle esercitazioni Nato” come la premessa di un attacco atomico contro l’Urss. In seguito fu arrestato e poi messo ai domiciliari, ma con l’aiuto dei Servizi inglesi, allontanatosi dalla sua residenza,

prese un treno in direzione della Finlandia; al confine incontrò degli agenti del consolato britannico con l'aiuto dei quali passò il confine nascosto nel bagagliaio di un'auto. Dalla Finlandia raggiunse la Norvegia e da lì giunse sano e salvo in Inghilterra.

Meno spazio viene dato ai doppiogiochisti occidentali che passavano informazioni ai Servizi segreti sovietici, un po’ per imbarazzo (erano i “nostri” che hanno tradito), un po’ perché erano meno “pittoreschi”. L’eccezione è ovviamente Kim Phliby, ma abbastanza pittoresco fu anche Aldrich Ames che dal 1985, fino al suo arresto nel 1994, collaborò con i sovietici: non per motivi ideologici, come Philby, ma per due milioni e mezzo di dollari.

Nel nono e ultimo capitolo Kriger affronta il tema della violazione dei diritti umani. “Fino a che punto”, si chiede Krieger, “i servizi segreti mettono a repentaglio la sopravvivenza della democrazia?”. E dopo avere presentato i casi più discutibili riguardanti Gran Bretagna, Francia, Israele e Germania, si chiede se e come è possibile controllare il loro operato. “Gli esempi di condotte tutt’altro che ineccepibili tenute dai servizi segreti, dalla polizia e da chi li dovrebbe controllare ci portano a essere piuttosto scettici nell’affrontare la questione del controllo”. La conclusione è che di fatto non è possibile, ma che d’altronde “è molto raro che i servizi segreti agiscano contro il volere dei rispettivi governi o senza che questi ne siano al corrente”. Krieger presenta i casi più eclatanti di violazione dei diritti umani da parte della CIA: contro il movimento dei diritti civili dei neri, contro quello della protesta contro la guerra in Vietnam (e nel Vietnam stesso), contro il terrorismo islamico. Quando sia il parlamento che gli organi giudiziari, osserva Krieger, si astengono dal sanzionare comportamenti di assoluta gravità “è ancora possibile parlare di errori degli organi di sicurezza?”.

La risposta sta nella frase pronunciata da Kissinger a proposito del fatto che la CIA aveva prima foraggiato e poi aiutato in modo massiccio gli organizzatori del golpe che nel 1973 abbatté il governo cileno democraticamente eletto, un 11 settembre non da 3000, ma da decine di migliaia di morti. “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati loro a decidere.”. Altro che violazione dei diritti umani!

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