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Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie nazionali Barberini Corsini

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Palazzo Barberini, Roma / Eco e Narciso

Tanto, tanto tempo fa, nell'antica Grecia, il dio dei fiumi, Cefiso, rapì la ninfa Liriope e dalla loro unione nacque Narciso. L'astrologo Tiresia predisse che il bellissimo bambino avrebbe vissuto fino a tarda età, mantenendo intatta la sua straordinaria bellezza, solo se non si fosse mai guardato in volto. E così fu. Narciso restò per sempre giovane e bello, ma superbo e solitario. Ignorava tutte le ninfe e i giovinetti che si innamoravano di lui, anche la bella Eco, la più spensierata delle naiadi, che chiamandolo e chiamandolo, senza ottenere risposta, venne consumata dall’amore per lui, divenendo sola voce (da allora essa risponde ai viandanti ripetendo solo l’ultima sillaba delle loro parole). Narciso rimase indifferente al dramma; gli dei, per punire la sua vanità, fecero in modo che il giovane vedesse la propria immagine riflessa nell’acqua. Il ragazzo si innamorò di se stesso e rimase a guardarsi e a guardarsi finché, sporgendosi per toccare la propria immagine, perse l'equilibrio e cadde nell’acqua. Il suo corpo fu allora trasformato in un fiore dal profumo intenso.    Ph Alberto Novelli, preview. Il mito, narrato da Ovidio nelle sue Metamorfosi, rappresenta...