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Europe Central

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Sette sogni / William T. Vollmann, I fucili

È difficile, per chi studia e ama il lavoro di William T. Vollmann, non essere felice di questa sua rinnovata fortuna nel nostro Paese. La storia editoriale di Vollmann in Italia, come ho già avuto modo di notare, è stata piuttosto accidentata, e la decisione di Minimum Fax, nella persona di Luca Briasco, di ripubblicare quattro suoi romanzi e di fare uscire l’inedito I fucili (The Rifles; 1994) è lodevole e coraggiosa, e maggior merito le dà l’ottima traduzione di Cristina Mennella. Certo, un pessimista potrebbe anche dire che, se Vollmann non è diventato patrimonio di tutti i lettori di narrativa contemporanea quando è uscito un capolavoro del ventunesimo secolo come Europe Central (Mondadori 2010) allora è difficile che questo ritorno di fiamma arruoli più di qualche esoterico cultista del massimalismo letterario, com’è a giorni alterni il sottoscritto e come sembrano essere un po’ tutti i suoi recensori: ma occorre sforzarsi di vedere il bicchiere mezzo pieno.    Prendiamoci qualche istante per fare una domanda volgare, ma non superflua: di cosa parla I fucili? Tanto per cambiare, è difficile a dirsi. Di ghiaccio e di gelo, principalmente; delle vaste solitudini...

Letto in un’altra lingua / William T. Vollmann, The Atlas

Da dove si può cominciare a parlare di William T. Vollmann? Da Europe Central, l’epopea sulla Seconda Guerra Mondiale che nel 2005 ha vinto il National Book Award? Dalla sua “prostitute trilogy”, che culmina con le milleduecento pagine di The Royal Family, romanzo incentrato sulla ricerca mistica della Queen of Whores di San Francisco, i cui fluidi corporei danno assuefazione come l’eroina? Oppure dai sette volumi di Rising Up and Rising Down, un saggio sul ruolo della violenza nella storia umana che punta a stabilire quando è giustificata? O dal ciclo dei Seven Dreams, ancora in corso di pubblicazione, sette monumentali romanzi sulla colonizzazione delle Americhe?  Oppure, ancora, si può cominciare come sto facendo io: partendo dalla mole e dalla apparentemente folle varietà della sua opera. È quasi un luogo comune, ormai, quando si parla di Vollmann, e d’altra parte come potrebbe essere diversamente? Dal 1987, anno in cui fa il suo debutto col romanzo (più o meno) cyberpunk You Bright and Risen Angels, Vollmann ha scritto una quantità di materiale impressionante, e, soprattutto, su una varietà di argomenti apparentemente infinita – prostituzione, storia americana, Seconda...