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Filippo Tomaso Marinetti

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Scrittore pubblicitario / Copywriter Majakovskj

E per favore, niente pettegolezzi, il defunto non li sopportava, lasciò scritto Majakovskji prima di spararsi al cuore. È il passaggio più celebre del suo biglietto d'addio.    Ne lasciò tuttavia anche un secondo e meno noto, di biglietto, indirizzato ai compagni della RAPP – l'associazione degli scrittori proletari – nel quale saldava il conto nientemeno che con un suo slogan. Dite a Ermilov che è stato uno sbaglio togliere quello slogan: avremmo dovuto bisticciare fino in fondo. Si trattava di una sua headline – oggi sarebbe tale – affissa tra i manifesti di una sua piece e poi ritirata su pressione proprio della RAPP. Attaccava il critico Ermilov, definendolo burocrate.       Sì, Majakovskji fu – anche e massicciamente – uno scrittore pubblicitario. Si tratta di creazioni tanto trascurate dalla critica, assenti per esempio dalle Opere pubblicate in otto volumi da Editori Riuniti (1980), quanto cruciali nella sua biografia artistica. Soprattutto perché nella sua opera nulla appare secondario. Roman Jakobson stesso, il quale dopo il suicidio dedicò al poeta un notissimo saggio, affermò "Tutto ciò che è stato scritto da Majakovskij è unitario,...

Cavalli e altri erbivori

Una popolazione insolitamente numerosa di cavalli, asini, zebre ha attraversato nell’ultimo quindicennio le praterie dell’arte italiana, in coincidenza con una riflessione diffusa (e perplessa) su caratteri e specificità dell’arte nazionale: per più versi, questa la tesi del presente saggio, la popolazione di erbivori corrisponde al dibattito su “attualità o inattualità” del modello avanguardistico e costituisce un caustico traslato del dibattito giornalistico sul “declino” italiano, ampiamente trattato dalle maggiori testate nazionali. Esemplifichiamo. In anni recenti, Paola Pivi ha spinto una coppia di zebre a dislocarsi sulle nevi del Gran Sasso e un asino a smarrirsi nelle acque di Alicudi (figure 1, 2). Inoccasione della prestigiosa personale dedicatale nel 2006 dalla Fondazione Nicola Trussardi, a Milano, ha raccolto nei grandi spazi abbandonati dei magazzini della Stazione di Porta Genova un insieme eterogeneo di animali dal manto (o dal piumaggio) candido (fig. 4). Tra questi cavalli e lama. In entrambi i casi l’artista sembra essersi proposta interventi che pongano enfasi sull’assenza di...