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Francesco Erbani

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Viaggio in un paese diverso / L'Italia che resiste

C’è un’Italia che resiste, che resiste lungo la dorsale appenninica, nelle valli alpine, nei quartieri degradati delle città o nelle sue periferie indistinte. Sono piccoli esempi virtuosi che devono combattere contro la burocrazia di Stato, a volte contro la malapianta della criminalità, ma soprattutto sono nuclei vitali perché trasmettono un’idea di futuro possibile, un germe di speranza. Francesco Erbani, napoletano, cronista di lungo corso di ‘la Repubblica’, erede di una tradizione gloriosa del nostro giornalismo d’inchiesta e di denuncia (Antonio Cederna, Nello Ajello, Giovanni Russo, per citare i nomi più noti e affini), ha intitolato il suo libro L’Italia che non ci sta. Viaggio in un paese diverso (Einaudi). Nelle prime pagine, dopo aver sciorinato il pantheon di chi ha ispirato queste esperienze (tra gli altri papa Bergoglio, don Milani, Manlio Rossi Doria, Danilo Dolci, Adriano Olivetti, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern e un nucleo di economisti che si sottraggono al pensiero dominante), compie una messa a punto metodologica.   Un libro del genere non può essere sistematico, può raccontare solo alcune esperienze. Lo fa con uno sguardo dal basso, dove vige la pratica...

Ritorni a L'Aquila

In Quattro passi tra le nuvole (1942), Gino Cervi è un commesso viaggiatore che perde la coincidenza della corriera e si ritrova in un’Italia rurale, con usanze più primitive ma valori più solidi rispetto alla Roma piccolo borghese da cui proviene. Il bel film di Blasetti mi è tornato in mente prendendo l’autobus per L’Aquila dal terminal degli autobus di Roma Tiburtina. Poco distante c’è la nuova stazione dove arriva Italo, simbolo di una modernità che, a dire il vero, sembra già segnare il passo. Qui dai 15 stalli sono in partenza gli autobus che assicurano i collegamenti con l’Italia adriatica e dell’Appennino. Notava Giorgio Manganelli che la costruzione delle autostrade alla fine degli anni Settanta ruppe l’isolamento dell’Abruzzo col resto dell’Italia: una separazione non solo fisica ma anche mentale. Oggi in meno di un’ora e mezzo si arriva a L’Aquila e l’autobus – è un sabato di maggio – è pieno a metà di studenti che rientrano nel capoluogo per il fine settimana e di anziani che hanno finito di spicciare i loro affari...

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