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Ginevra Bompiani

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Posture

Negli ultimi anni della guerra, mentre era internato in un campo di prigionia, Emmanuel Lévinas comincia a scrivere quello che diverrà il suo primo libro, Dall’esistenza all’esistente, pubblicato nel 1947. Non è facile misurare la novità e il singolare, quasi feroce svolgimento che qui riceve l’ontologia del suo maestro di Friburgo, Martin Heidegger. L’essere non è più un concetto, è un’esperienza sordida e crepuscolare, che si coglie tra il sonno e la veglia, negli stati di fatica e di insonnia, nel bisogno e nella nausea – e, innanzitutto, nelle posture e nelle imposture del corpo. Nella stanchezza, in cui la coscienza sembra allentare la presa e quasi disdire il suo abbonamento all’esistenza, è in realtà ancora l’essere che appare, in un evasivo ritardo rispetto a se stesso e come in un’intima lussazione. Si è dinoccolato e spostato e quindi mi sfugge e non riesco a afferrarlo: ma “c’è”. Per questo la fatica cerca riposo nel sonno senza trovarlo e scivola così suo malgrado nell’insonnia, quando si veglia senza che vi...

Morte di Italo

Pochi giorni dopo il funerale di Italo Calvino ho buttato giù gli appunti che seguono, soltanto per ricordarmi la situazione e i sentimenti del momento. Ero appena tornato dalla Francia, e la sera stessa la moglie di Calvino (Chichita) mi ha telefonato per dirmi che Italo stava morendo. Sono partito in macchina nella notte verso Siena assieme alla moglie di Carlo Ginzburg (Luisa), mentre Carlo stava arrivando col treno da Roma. In macchina io e Luisa siamo arrivati a Siena a mezzanotte e mezza, e proprio allora Carlo stava smontando da un taxi davanti all'ospedale. Chichita era andata a dormire all'albergo. Italo era in sala di rianimazione dove non si poteva entrare, lo tenevano ancora in vita con farmaci «a termini di legge». Abbiamo cercato in tutti gli alberghi di Siena senza trovare un posto per dormire, allora ci siamo seduti ad aspettare davanti all'ospedale. Siamo riusciti a entrare solo alle 4, quando è arrivata Chichita assieme a Giorgio Agamben, Giovanna, Aurora, François Wahl, e il fratello di Italo. Avevano già composto il corpo di Italo nella bara, ma in modo ridicolo, pare, mettendogli del pizzo intorno alla...

Tavoli | Ginevra Bompiani

Il tavolo comincia dalla sedia, quasi una poltrona. Suggerimento gentile della gradazione di colore che subito dice Questo tavolo non è una superficie intorno alla quale si può stare in piedi. Comodi, seduti, prego, ecco qui, parliamo, parlate. Due sedie di fronte e una sedia regolabile e dunque democratica, tutti con gli occhi alla stessa altezza. Comodi, seduti, prego, ecco qui, parliamo, parlate. In mancanza di tavole rotonde, ci sono sedie regolabili. Non è un tavolo di passaggio dunque, ci si sta, fermi e chiari, come in un verso di Pavese.   Un tavolo poetico e geometrico e cartesiano. Metodo, dunque. Prima diagonale (da sinistra a destra). Uno. Il blu della scrivania digitale en abime sopra la scrivania tout court che rimanda al blu dei fascicolatori. Se il legno è il colore delle parole, il blu è quello della consultazione, come il blu notturno con la sua lista ordinata di stelle sempre interpretata, spesso desiderata. Due. Gli occhiali da vista montati in rosso – appoggiati su Klaus Wagenbach, La libertà dell’editore sul tavolo di un’altra libertà dell’editore, – che rimandano al...

Ginevra Bompiani. La stazione termale

I ragazzi russi, belli da morire e con le loro gambe nude sono nell’albergo accanto. E dopo poche pagine, dopo pochi giorni, quegli unici corpi maschili non ci sono più. Una bambina di nome Lucy, sua zia, e altre due donne che alloggiano insieme nella stessa stazione termale, sembrano le sole protagoniste del libro. Ma gli uomini ritornano, universo evocato, corpi in dissolvenza: alterità rispetto a cui trovarsi, da cui difendersi, da cui, comunque, sembra impossibile prescindere per definirsi.   “La donna non interroga l’uomo. Soffre di essere divisa e invoca lui, come ideale stesso dell’unità. Solo che questo ideale è ciò che lei non è: una”: sono parole della psicanalista Eugénie Lemoine che sembrano dire la ricerca che Ginevra Bompiani fa accadere sulla pagina.   La stazione termale (Sellerio, 2012) è un libro che insegue, con una scrittura bambina, naïf, il femminile. Va alla ricerca di un segreto: è la passione che è tale ricerca. Erotismo di un mistero che scivola inafferrabile. Quello che accade è il movimento stesso di rincorsa in cui...