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Giovanna

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Pro | Contro / Elena Ferrante. La vita bugiarda degli adulti

Ferrante mon amour di Stefano Jossa   È possibile confrontarsi con la Ferrante (con l’articolo al femminile perché è un brand: come la Lego e la Coca Cola) senza risultare invidioso se la si critica, gregario se la si celebra e vigliacco se la si ignora? Per provarci, ho indossato simultaneamente i panni del critico, che guarda sospettoso, e del lettore, che s’immerge appassionato, fondendo due identità in una. Comincerò quindi da quella del critico, che crede di aver individuato la chiave per leggere La vita bugiarda degli adulti, passando subito dopo a una dichiarazione di amore sviscerato per la sua scrittura, che mi ha fatto leggere il suo nuovo romanzo, come i quattro precedenti, tutto d’un fiato.  Nel romanzo c’è due volte, alle pagine 132 e 142-3, una sequenza di un triplice io, che rivela la natura del libro: una lunga confessione intimistica, in presa diretta, dell’esperienza di crescita di un’adolescente, che si trova ad affrontare il cambiamento del suo corpo, la fine della sua famiglia e la scoperta del sesso. Non diventerà adulta se non simbolicamente, alla fine del libro, che già sembra preludere a un successivo. Al centro c’è lei e solo lei, come si addice...

Angelo attero

“HAI UNA SIGARETTA?” La richiesta, come una schioppettata, mi fa sobbalzare, facendo cadere libro, occhiali e custodia. Mentre raccolgo il tutto e rido per l’imbarazzo, pronta a rispondere che non fumo da almeno sei anni, vengo bloccata dalla replica della domanda. Ma soprattutto dall’espressione vuota del volto di una ragazza minuta di circa trent’anni. “HAI UNA SIGARETTA?” Dal sedile alle mie spalle una voce dolce recita “Elettra, lascia in pace la signora” e aggiunge piano, quasi al mio orecchio “La scusi, non sta bene”. La ragazza si gira di scatto sbuffando e rivolge altrove il suo interesse. Ripete la stessa richiesta alle poche persone presenti nel vagone, prima di passare a quello successivo, accompagnata sempre dalla stessa voce dolce, che le raccomanda di non disturbare e di non allontanarsi troppo.   Dopo un lungo silenzio, la voce dolce commenta “Sarà così, un tormento fino a Trieste. Non avrà pace finché non fuma. E io non ci posso fare nulla, devo solo stare attenta che non scenda a Monfalcone”. Mi giro per rispondere, pensando quella frase sia rivolta a...