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Il primo uomo

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Specchi / Il misterioso “primo uomo” di Camus

Quando Albert Camus scrive Il primo uomo, alla fine degli anni Cinquanta, il neorealismo di ispirazione drammatica ha esaurito la sua forza d’urto ma sono rimaste le risacche nelle forme del diarismo autobiografico, dell’éngagément politico, della memorialistica testimoniale mentre la temperie esistenzialista si precisa sempre più in una ipertrofia dell’io intesa non a scavare ma a macerare l’animo umano. Il giorno in cui muore in un incidente stradale, il 4 gennaio 1960, Camus è nel pieno della sua opera di introspezione perché porta sempre con sé il manoscritto al quale sta lavorando, ancora ben lontano dall’essere in verità concluso e tuttavia già definito nel titolo, il “primo uomo” assumendo non solo il senso più manifesto di una rappresentazione del tema dell’infanzia e dell’adolescenza (uno dei cardini del realismo mitico di cui in Italia Vittorini è stato il principale artefice), ma sottendendo nel percorso del giovane che diventa adulto anche il prototipo di quell’“uomo in rivolta” teorizzato dall’autore franco-algerino nella sua dottrina della salvezza dall’assurdità del mondo. Sicché Il primo uomo (ripubblicato ora da Bompiani nel sessantesimo anniversario della...

Venezia 75 / Another Side of Venice

Sarà la proverbiale crisi del settimo anno (vengo al Lido dal 2011), o forse il nuovo alloggio (quello nel quale ero ospitato fino alla scorsa edizione non era più disponibile); ma mai come quest’anno la Mostra mi è apparsa, all’arrivo, così labirintica: transenne, deviazioni, vicoli ciechi. Ma è solo il primo impatto con il festival, come al solito: dopo qualche giorno di permanenza, tutto sembra rientrato ormai nella placida routine della Mostra – fatta eccezione con l’ossessione securitaria (metal detector, poliziotti, camionette, eccetera), che, occorre dirlo, si fa sempre più forte di anno in anno, dando alla cittadella del festival l’aria di una piazzaforte in perenne attesa del nemico.   Per quanto riguarda la selezione, al contrario, si può dire con un certo margine di tranquillità che, nel corso delle ultime tre edizioni, non ha fatto altro che migliorare (d’altra parte, forse era difficile far peggio dell’edizione 2015, quando i film indimenticabili si contavano sulle dita di una mano). Sulla carta, il concorso veneziano di quest’anno è uno dei migliori da parecchio tempo a questa parte. La gestione di Alberto Barbera, da sempre incline a un compromesso “virtuoso”...