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Ilaria Capua

(3 risultati)

La competenza dei mezzi e dei fini / Dietro il sapere, il potere

È una notte della settimana di Natale del 1885. Michael Faraday, il più famoso fisico dell’Inghilterra vittoriana (il più grande, mi dispiace per lui, era James Clerk Maxwell), tiene una lezione pubblica per dimostrare le nuove scoperte dell’elettricità. Passa un secolo. È una notte della settimana di Pasqua del 2021. Ilaria Capua, la più famosa virologa italiana, tiene uno dei suoi sermoni alla trasmissione televisiva DiMartedì di Giovanni Floris per spiegare agli italiani come comportarsi per contenere la pandemia.  Le due serate hanno qualcosa in comune: la figura dell’esperto che si rivolge ai non esperti per proporsi come un punto di riferimento. Tuttavia sono separati da un abisso, non solo temporale: Faraday non pensava di poter dire agli inglesi che cosa dovessero fare, la Capua invece ritiene che la scienza indichi alle persone la strada da seguire. Faraday non parla in senso deontico, la Capua sì. L’esperto televisivo, tracimando nell’assiologia, assomiglia di più a un Savonarola che ai grandi scienziati. Lontani sono i tempi in cui Galileo, matematico e filosofo, scrivendo alla Granduchessa di Toscana, contrapponeva “Come si vadia al cielo” a “come vadia il cielo...

Vigilare / La faccia nascosta dell’epidemia

Molti sono i giornalisti e gli intellettuali che, negli ultimi tempi, si sono cimentati nel descrivere, spesso con dovizia di particolari, lo scenario che ci si presenterà dopo l’epidemia. Queste analisi scontano necessariamente due limiti. Primo: le dimensioni di questa crisi non permettono di mantenere il distacco necessario a immaginarne ragionevolmente gli esiti. Secondo – ed è questo ciò che più rileva – tali esiti dipendono in gran parte dalla comprensione critica che, su ciò che sta accadendo, come collettività siamo in grado di costruire. Ed è questo che dovrebbe allora occuparci e, soprattutto, preoccuparci. La sensazione, infatti, è che l’emergenza stia legittimando una narrativa pericolosa, che reca come implicito il fatto che il solo metterla in discussione o problematizzarla rende colui che lo fa una specie di nemico della salute pubblica, che si sottrae a una tanto stucchevole quanto fittizia “unità nazionale”, alla quale saremmo tutti chiamati.   In altre parole, o uno si compra l’intera retorica di #iorestoacasa, dell’inno nazionale dai balconi, degli arcobaleni attaccati alle finestre e del quotidiano decreto del Governo (retorica sdoganata in modo più o meno...

Alessandro Delfanti. Biohacker

Dimenticatevi lo scienziato nella torre d’avorio. Dimenticatevi la scienza nel suo splendido isolamento dalla politica, dal potere, dal business e da mille altre incombenze quotidiane. Biohacker di Alessandro Delfanti (Elèuthera), restituisce un’immagine aperta, dinamica e contrastante della ricerca contemporanea. Il volume propone una nuova iconografia del sapere figlia di una strana contaminazione: quella della cultura hacker sulle scienze della vita.   Secondo il sociologo milanese, i valori e le pratiche degli smanettoni dei computer, cresciuti a codici e programmi informatici, stanno segnando la disciplina scientifica del ventunesimo secolo, la biomedicina. I biohacker, scrive Delfanti, “rappresentano un remix di culture che aggiorna l’ethos della scienza tradizionale includendovi elementi provenienti da hacking e free software”.                La ricerca su genoma, cellule staminali, virus, farmaci non è solo il terreno su cui si sfogano le più palesi contraddizioni attuali tra scienza, società e mercato, ma è anche luogo di scontro...