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Jacques Derrida

(40 risultati)

L'Aquila: d’abord l’à-bord

Nell’agosto del 2013, prima di partire per L’Aquila, ho pensato di visitarla tramite Google Street View. In altre zone d’Italia ci sono immagini del 2008 che si compenetrano a quelle del 2011; ma se altrove il passaggio riguarda soprattutto l’incisione abitudinaria dei luoghi – la luce o le stagioni trascorse tra un intonaco e l’altro, attraverso l’evanescenza della Rete – a L’Aquila le conseguenze del sisma e la gestione della realtà sono state dirompenti perfino nel regno asettico di Google Street View, dove ancora oggi convivono il lontanissimo settembre 2008 – sette mesi prima del terremoto – e l’aprile del 2011, che potrebbe essere un aprile qualsiasi, indistinto, ma dalle inconfondibili sembianze del dopo. E in mezzo, sospesa, la dimensione parallela della realtà: corpi, uomini, animali e cose, che restano impigliati nella Rete.       Il cavallo senza nome Nel settembre 2013 sono arrivata a L’Aquila e mi sono accorta della forte presenza della natura. La città è circondata dalle montagne. Le sorgenti del Vera. Il fiume Aterno. I boschi. Volevo...

Giorgio Agamben: la democrazia è un concetto ambiguo

Cos’è la politica? Questo, con sguardo ottimista, Agamben suggerisce di chiedersi nell’intervista greca che presentiamo, a ridosso delle elezioni europee (22-25 maggio) in cui il radicale greco Tsipras sarà il candidato della Sinistra. Le questioni su cui il filosofo ci invita a riflettere sono molteplici. Il filo conduttore è rintracciabile in un richiamo a quei dispositivi che, pur assoggettando la materia biologica, investono la nostra capacità di attivare processi di soggettivazione che vi oppongano resistenza. La crisi che stiamo vivendo può allora diventare ricerca di nuove forme. Queste non sono né giuridiche, né morali, ma innanzitutto politiche. Sulla scia del migliore insegnamento foucaultiano, più che un gesto di liberazione, noi dobbiamo costruire una pratica della libertà, non un altro esistenzialismo ma un’etica del sé non ridotta a individualità. Che politica? è, peraltro, una domanda non posta in una dimensione statale. Il problema non è quello di liberare l’individuo dallo Stato – direbbe Foucault – ma di liberare noi stessi da esso e...

Pensiero in rivolta

Insieme con Alessandro Fontana, recentemente deceduto, quasi dimenticato, Mario Galzigna è tra i più affezionati allievi italiani di Michel Foucault. Le sue ultime imprese lo hanno visto tradurre e curare alcuni tra i più importanti corsi al Collège de France e, sopratutto, la nuova  edizione della Storia della follia, che include una serie di inediti e fa di quest'opera oggi la migliore edizione esistente al mondo.   Rivolte del pensiero, uscito presso Bollati Boringhieri, è invece il suo libro più recente. René Magritte, Ronald Laing, Darcy Ribeiro, Antonin Artaud, Eduardo Viveiros de Castro sono tra le maggiori fonti ispiratrici del libro, come afferma lo stesso autore nel poscritto. Più che davanti a un saggio, nel senso classico di una trattazione lineare tematica e dimostrativa, immaginate di essere alle porte di una miniera, di un deposito pieno di pietre differenti, diversamente colorate, con differente malleabilità, durezza, dimensione. Oppure, se l'immagine della pietra evoca una certa durezza, in un giardino botanico (quello di Rio de Janeiro per esempio). Pietre, piante accomunate da...

Autobiografia del dolore

Georges Perec, sdraiato sul divano dello psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, ritrova il suo ricordo più doloroso. Un ricordo d’infanzia, riguardante la deportazione della madre. In W ou le souvenir d’enfance, sua opera autobiografica pubblicata nel 1975, consegna il compito di dire quel dolore straziante a una casella vuota. Non un capitolo, ma un taglio tra un capitolo e l’altro: tre puntini di sospensione che interrompono una struttura che intreccia un racconto di finzione a una collezione di ricordi. La lacerazione più grande si consegna in un vuoto che toglie l’aria.Primo Levi nella prefazione di Se questo è un uomo scrive il suo passo indietro rispetto al dolore: testimoniare e cercare di comprendere per restituire «uno studio pacato dell’animo umano».Ma la poesia che precede, soglia ulteriore, ordina al lettore di considerare, meditare, ripetere.La comprensione è impossibile, e insostenibile il ricordo come esperienza individuale. Per ricordare è necessario pensare all’esperienza come zona di irrealtà.Simonetta Fiori e Massimo Recalcati sono intervenuti sulle pagine di Repubblica in questi giorni rinnovando un dibattito cui avevano preso parte l’anno scorso, sul...

Fenomenologia del postumano

“Sono femminista, credo che il soggetto sia in continua compenetrazione con altro, i cosiddetti soggetti sono anche oggetti”, ha recentemente dichiarato la curatrice di dOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev in un’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung. “Non il calciatore è il soggetto –il pallone decide la direzione in cui vola. La filosofia occidentale mi interessa solo fino a un certo punto. Non so se sono un soggetto”. Definisce il pomodoro il “prodotto culturale” della pianta di pomodoro, e si propone di indagare il potenziale politico della fragola. Seduce e provoca l’opinione pubblica, promuovendo un’eccentricità dell’umano. Ma Christov-Bakargiev non è l’unica nota curatrice a schierarsi: ne sono emerse svariate, di posizioni postumaniste, in questa prima metà del 2012. Influenzate da nozioni dell’etnografia francese, innestate sulla scia di pubblicazioni recenti di Bruno Latour o Philippe Descola, relativizzano l’antropocentrismo occidentale in favore di un’ibridazione con l’alterità non-umana e sottraggono terreno alle...

Tra storia dell'arte e invenzione visiva / L’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman

Ho dato inizio al progetto di mettere insieme i risultati delle mie ricerche - che hanno a che fare con l’influenza dell’Antico nella cultura europea - in un grande Atlante tipologico. Una pubblicazione di questo genere permetterebbe di fornire una solida cornice, pur sempre elastica, a tutto il mio materiale.   Aby Warburg     Negli ultimi anni della sua vita, tra il 1924 e il 1929, Aby Warburg lavora al progetto di un atlante figurativo, Mnemosyne, composto da una serie di tavole in cui si trovano accostate, senza alcun apparente nesso causale o cronologico, centinaia di riproduzioni fotografiche (opere d’arte, reperti archeologici, pagine di manoscritti, tarocchi, ritagli di giornale, etichette pubblicitarie, francobolli). Mnemosyne, “la memoria del mondo”, opera incompiuta di estremo fascino visivo, diventa così il paradigma vivente, tangibile, del pensiero estetico di Warburg, un pensiero in cui l’atlante, forma visuale e sinottica di conoscenza, si trova a essere un vero e proprio centro di irradiazione del reale, il luogo privilegiato - ambiguo e illuminante insieme - in cui riuscire a intravedere la complessità dolorosa della storia.   A quasi cento...

Rizoma

Presentato per la prima volta in un testo omonimo pubblicato dalle Éditions de Minuit nel 1976 e poi ripubblicato come primo capitolo (Introduzione) di Millepiani quello di rizoma è un concetto cardinale della coppia filosofica formata dai francesi Gilles Deleuze (filosofo) e da Félix Guattari (antipsichiatra).   “Il rizoma (da rizo-, radice, con il suffisso -oma, rigonfiamento) è una modificazione del fusto con principale funzione di riserva. È ingrossato, sotterraneo con decorso generalmente orizzontale” (da Wikipedia). Tuttavia nel repertorio concettuale di Deleuze & Guattari il rizoma indica tutt’altro che radicamento, verticalità e gerarchia (si pensi alla metaforica heideggeriana legata al Grund): il rizoma cresce infatti orizzontalmente e ha struttura diffusiva, reticolare, anziché arborescente. Il rizoma è un anti-albero, un’anti-radice, un’anti-struttura.   L’orizzontalità rizomatica è giocata simbolicamente contro l’immagine filosofica di una conoscenza “verticale” (l’albero della conoscenza, dalla Bibbia a Descartes a...

Ermeneutica

Con la crisi dello strutturalismo e il tramonto della militanza intellettuale, e in alternativa alla semiotica, negli anni ottanta l’ermeneutica è la corrente filosofica di più ampia visibilità: per usare le parole di Gianni Vattimo, uno dei più noti filosofi italiani, l’ermeneutica si presenta come koinè filosofica del pensiero occidentale, lingua comune e territorio di intersezione tra scienze umane e naturali grazie alla sua capacità di aprirsi a tutte le altre discipline, non in virtù della superiorità del suo sapere ma per la rinuncia ad essere totale e onnicomprensivo; una filosofia come sfondo della cultura e chiave di volta dell’interdisciplinarietà, che trova nell’idea di dialogo la funzione di snodo comunicativo tra conoscenze, epoche, soggetti.   L’Hermeneutikè tèchne o arte dell’intepretazione, nata con la filosofia greca, solca la storia della cultura europea fino al Settecento quando, in ambiente tedesco, diventa il problema della comprensione di qualsiasi testo che, sul modello di quello sacro, non si presenti immediamente chiaro; la...

David Foster Wallace. Come diventare se stessi

Quasi nessuno aveva letto Infinite Jest quando David Lipsky venne mandato dalla rivista “Rolling Stone” a intervistare David Foster Wallace; ma lui era già una celebrità. Quasi nessuno poteva avere letto il romanzo per la semplice ragione che le millequattrocento pagine scampate ai dolorosissimi tagli imposti dall’editor avrebbero richiesto almeno due mesi e mezzo di dedizione pressoché totale per essere adeguatamente assimilate, e la campagna pubblicitaria, invece, era partita in coincidenza con l’uscita del libro, appena una ventina di giorni prima. Ma il faccione di Foster Wallace, con la fronte attraversata dalla famosa bandana - inaugurata per impedire al sudore di gocciolare sulla macchina da scrivere elettrica provocandogli una scossa, e mai più lasciata per “paura che mi esploda la testa” - era già comparso su “Time” e su “Newsweek”, e la rivista “Esquire” aveva speso per lui niente meno che la parola genio. Alcuni dei suoi fan, del resto, all’uscita di Infinite Jest erano ancora freschi di esclamativi, perché quello stesso anno, il 1996, era comparso su Harper’s il racconto della crociera extralusso alla quale David Foster Wallace si era sottoposto su e giù per i Caraibi...

Tannhaüser, pittore modernista

Esco dall’Opéra Bastille di Parigi dopo aver visto e sentito il Tannhäuser di Richard Wagner con la regia di Robert Carsen, una ripresa della rappresentazione del 2007, interrotta allora da una serie di scioperi del personale tecnico. Per alcuni giorni i motivi wagneriani interferiscono con i miei pensieri finché, abbassatasi la marea emotiva, resta a galla una domanda assai meno seducente, una domanda sul destino del modernismo. Provo a riformularla così: se dovessi individuare un emblema del modernismo nel campo delle arti visive, non esiterei un attimo a indicare il quadro da cavalletto. Se dovessi però specificare l’arco storico in cui s’inscrive questo emblema, non avrei altro che risposte balbettanti quando non contraddittorie.     La crisi della pittura da cavalletto   Da una parte, il quadro da cavalletto entra in crisi sin dalla costituzione stessa del modernismo, come testimonia il titolo di un testo conciso e cruciale del critico americano Clement Greenberg, La crisi della pittura da cavalletto (1948). Dall’altra parte, non solo la pittura da cavalletto sopravvive al postmodernismo ma,...

L’immaginazione di Culianu

Sono passati vent’anni dalla morte di Ioan Petru Culianu, storico delle idee e delle religioni, i cui studi, tanto apprezzati quanto discussi, hanno interessato un vasto pubblico. Nato nel 1950 in Romania, in seguito a una borsa di studio ottenne nel 1972 lo status di rifugiato politico in Italia, e dopo aver insegnato in Cattolica a Milano, divenne docente a Groningen (e cittadino olandese) per poi essere chiamato dal 1986 a Chicago da Mircea Eliade, il grande storico delle religioni che venerava come un maestro, pur essendone distante dal punto di vista metodologico (e politico, ma la questione è più complessa).   La tragica fine di Culianu è avvolta da una coltre di mistero: un’esecuzione da professionisti nell’ateneo americano in cui insegnava, che porta probabilmente la firma di appartenenti alla Securitate e di una convergenza tra estrema destra filo-guardista e fedeli del regime nazionalcomunista di Ceausescu, sulla quale lo studioso aveva lanciato i suoi taglienti e lucidissimi strali. Rimando alla recensione che Eco fece nel 1997 del libro Eros, Magic and the Murder of professor Culianu di Ted Anton. Due giornate di...

Finanza

15 Ottobre 2011   La grande manifestazione romana degli “indignati” è stata turbata da gravi incidenti provocati da gruppi estremisti definiti dai media Black Bloc.         Figli bastardi   Da Aristotele a Keynes, passando per la scolastica medievale e Marx, la filosofia classica ha diffidato sistematicamente di ciò che costituisce il fondamento di quella che si chiama economia finanziaria. La questione sollevata ricorda da vicino certi accalorati dibattiti contemporanei sulla liceità o meno delle nuove famiglie non naturali. E la filosofia non sposa certo in questo caso tesi progressiste. Tutt’altro. Come ha benissimo ricordato Massimo Amato, nelle sue splendide ricerche sulla storia della moneta e sulla origine del nostro attuale disastro economico, la questione che la filosofia non cessa di porre, ad esempio a proposito del prestito ad interesse, è quella della legittimità del figlio che la moneta, diventando merce scambiabile sul mercato, diviene. Il denaro genera denaro – Marx diceva “autovalorizzazione” pressoché automatica del capitale...

Elogio del dubbio

Mi sono sempre chiesto la ragione per cui i filosofi cosiddetti realisti, di ieri ma soprattutto di oggi, per dimostrare l’evidenza delle loro adorate concretezza e oggettività facciano ricorso a esempi sfigati: il vaso che cade sulla testa, l’ostacolo in cui si inciampa, il muro contro cui si va a sbattere, la cartella delle tasse che giunge inaspettata, giù giù sino a eventi sempre più truci come il massacro di Nanchino e, gettonatissimo, l’Olocausto. Se non sei realista, ripetono corrucciati, allora sei uno sporco nazista negazionista! L’argomento a sfiga, definiamolo in latino, ha un che di intimidatorio: come dire che se non accetti il mio punto di vista, che poi è quello del senso comune, finisci per attirarti tutte le disgrazie del mondo – tanto non esistono! O mangi questa minestra… (e così a Bruno Latour, che stava spiegando i nessi fra teoria secentesca del potere e legge della caduta dei gravi, una volta un dotto sorboniano ha proposto di gettarsi dal sesto piano). Ma dall’intimidazione discende, per contrappasso, un certo buonumore: se la realtà è quel genere di cose l...

"Politiche dell’irrealtà" di Arturo Mazzarella

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro Politiche dell'irrealtà di Arturo Mazzarella, in uscita presso l'editore Bollati Boringhieri il 19 maggio, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Andrea Cortellessa.   L’opera del fantasma Questo libro si presenta uno e bino. Il libro numero Uno – che contrappone la poetica di Roberto Saviano (la poetica, si badi, più che l’effettivo esito testuale di Gomorra) a quella di altri autori di non-fiction di lui meno condizionati dalle retoriche della testimonialità (dal prototipo di Capote, A sangue freddo, ai più recenti esempi del Franchini dell’Abusivo e del Balestrini di Sandokan, passando per un’innovativa lettura di Sciascia – giustamente indicato quale archetipo italiano del genere) – animerà senza dubbio le discussioni più virulente e, c’è da scommettere, meno interessate alla prospettiva teorica che spinge l’autore, invece, almeno quanto la sua vis polemica e il suo gusto per la provocazione intellettuale (entrambi indubbi). Il libro numero Due, che si annida all’ombra del pamphlet con...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...