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L’anello forte

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Il mondo dei vinti / Dalla parte degli ultimi: Nuto Revelli

Ho pensato spesso che se ogni provincia italiana avesse avuto una figura paragonabile a Nuto Revelli, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, il nostro sarebbe oggi un paese migliore. Il pensiero mi è venuto visitando qualche anno fa la sua casa in corso Brunet a Cuneo, uno dei tanti caseggiati del dopoguerra, osservando lo studio dove sono raccolte e ordinate le sue carte, dove sono raccolte le discrete testimonianze della guerra di Russia e della Resistenza. Oggi l’appartamento è sede della Fondazione Nuto Revelli che ne onora la memoria soprattutto con lo straordinario esperimento di rinascita del rifugio di Paraloup, nell’alta valle Stura, là dove Revelli si unì ai compagni Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco negli inverni della guerra partigiana e oggi un luogo simbolo della nostra religione civile. In occasione del centenario gli è stato dedicato un utile profilo da Giuseppe Mendicino: Nuto Revelli, vita, guerra, libri (Priuli & Verlucca). Revelli, di famiglia piccolo borghese, appartiene a una generazione cresciuta nell’Italia fascista, nei suoi falsi miti, nelle vuote parole d’ordine. Dopo aver frequentato un istituto professionale si iscrive all’...

Nuto Revelli / La storia di quelle ultime lettere dall’orrore

L’ultimo fronte, pubblicato da Einaudi nel 1971, è un libro del tutto particolare, nella letteratura del nostro Novecento ma anche nella bibliografia di Nuto Revelli. In queste pagine, l’ex tenente degli alpini e comandante partigiano raccolse duecento epistolari di soldati in servizio sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale.  Si tratta di un’opera molto importante perché fu per lui la prima occasione per accedere al mondo contadino di quei soldati, una vera e propria chiave di volta. Senza L’ultimo fronte non avrebbe poi potuto scrivere Il mondo dei vinti e L’anello forte.  Revelli ricevette dai famigliari circa seimila lettere, grazie alla fiducia che seppe conquistarsi. Aveva combattuto sul fronte russo, provato le sofferenze della ritirata nel gennaio del 1943, e poi combattuto sulle montagne con i partigiani, ma trovò porte aperte anche per il garbo, la franchezza, l’assenza di retorica che caratterizzavano il suo parlare.  Una fiducia ben riposta del resto, visto che nessuna andò perduta e tutte vennero poi restituite. A queste lettere se ne aggiunsero poi altre quattromila recuperate prima che venissero distrutte. Nella lunga introduzione alla...