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Lea Melandri

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Una conversazione / Ateliersi. Le mappe del cuore di Lea Melandri

Esserci in qualche modo, come si può, in piccolo; costruire un’architettura possibile per quel festival di teatro che, giunto alla sua ventiquattresima edizione, ci porta all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Il retro del Teatro La Cucina è la scena: un grande prato verde, tigli tutto attorno, il palcoscenico, le sedie a distanza di sicurezza. Scommessa vinta, quella di Olinda: Da vicino nessuno è normale ci ha permesso di tornare davanti a corpi sul palco, ha consentito che ritrovassimo, con le mascherine, in piccolo, il ‘fare mondo’ che è il teatro.   Due tavoli in scena: uno alla destra e uno alla sinistra. Una poltrona bianca tra loro. In primo piano due leggii che paiono maschere, dietro cui il volto di chi si avvicina scompare. Un microfono al centro del palco e al centro di un quadrilatero di fonti luminose, steli verticali di alluminio attraversati da luci a led. Su uno dei tavoli plichi altissimi di lettere; l’altro coperto da riviste, ritagli. Davanti ai tavoli, Fiorenza Menni occupa la parte destra del palco, Andrea Mochi Sismondi quella sinistra: consultano i fogli, li rigirano tra le mani. Fiorenza si avvicina ad Andrea e poi fa ritorno; non si dicono niente,...

Intorno a Il desiderio dissidente / Il desiderio e la sua logica

In uno dei suoi ultimi racconti, The Crack-Up, Francis Scott Fitzgerald fa un’affermazione, destinata a incontrare, nel tempo, una grande fortuna, finendo per risultare tra le cose più note e citate dello scrittore americano. «Il segno di un’intelligenza di prim’ordine – scrive Fitzgerald – è la capacità di fissarsi su due idee contraddittorie senza però perdere la possibilità di funzionare». Un’affermazione che mi è sempre parsa capace di fissare la condizione minima per ogni pensiero che desideri misurarsi, in qualche modo, con il peso della contraddizione – lavorarci dentro, lavorare con essa, lavorarla. Porsi in un confronto serrato con la contraddizione vuol dire, innanzitutto, avere la capacità di individuarla, circoscrivere luoghi e tempi della sua maturazione, modalità e conseguenze del suo dispiegamento. Il che significa, per prima cosa, impegnarsi, «attraverso una dura fatica, un lavoro continuo» (E. Fachinelli, Su Freud, a cura di L. Boni, Adelphi, Milano 2012, p. 42) nell’interrogazione di tutta una serie di opposizioni sbrigativamente confinate nella forma deterministicamente cristallizzata di un dualismo che rende impossibile, o improduttiva, una qualsiasi loro...

Lea Melandri. «Alfabeto d'origine» / Per scrivere bisogna andare «fuori tema»

Alfabeto d’origine. È il titolo che la teorica femminista Lea Melandri ha voluto per un piccolo e prezioso libro (Neri Pozza, 2017) in cui ha raccolto le sue riflessioni sul tema della «scrittura d’esperienza», uno dei punti nodali di una ricerca condotta con tenacia su testi propri e altrui. E uno dei vertici del pensiero politico che ha costruito nel tempo, agendo insieme ad altre donne, leggendo, insegnando (dai corsi delle 150 ore negli anni settanta e ottanta, alla scuola di Affori, alla Libera Università delle Donne di Milano), creando riviste (A Zig Zag, Lapis) e luoghi d’incontro dove scambiare pensieri, esperienze, ricordi, desideri e ripensare collettivamente le idee ricevute che bloccano il pensiero e dunque ogni ipotesi di espressione autentica.              Coesa come una monografia e tuttavia variegatissima, l’antologia di Melandri copre un arco temporale che va dal 1983 al 2017 e si articola in una serie diversificata di interventi liberi o d’occasione. I primi svariano da alcuni appunti estrapolati da un diario poetico tenuto con la fedeltà ossessiva di un cercatore d’oro a esegesi testuali che...