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Leonardo di Costanzo

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Dal trailer al film / “La paranza dei bambini”. Quindicenni con la pistola

Il brano No Surprises, con cui attacca il trailer della Paranza dei Bambini, non molla neanche dopo il primo colpo di pistola. Uno fra i pezzi apparentemente più “zuccherosi” dei Radiohead tiene, diffondendo note di carillon, come se fosse una canzoncina per bambini. Sulla sua base si inserisce un mantra, una specie di preghiera dal contenuto però inequivocabilmente cruento (“Per il rispetto e per l'onore ne ho persi di compagni. Fratelli miei, fratelli di condanna, e quando porto questa pistola tengo i vostri nomi in canna”), che scopriremo poi essere una poesia: quella che ha scritto Striano, un famoso boss del Rione Sanità con la casa dalle pareti ricoperte d'oro, prima di morire. La melodia continua e neutralizza le immagini, espediente frequente (da Kubrick a Gus Van Sant): dei ragazzini si esercitano a sparare in un garage, e al primo colpo di pistola centrano la mira; poi sono in branco, su un tetto, a tirare fucilate contro le antenne paraboliche, come un allenamento al poligono. Si inserisce qualche scena di un amore tra il capobanda e una ragazza. I due vanno sulle macchinine “tozza tozza”, poi dormono insieme, forse per la rispettiva prima volta.     ...

Oggi al Festival di Pesaro / Stefano Savona. La strada dei Samouni

Un urlo silenzioso, lunghissimo, a questo somiglia il film di Stefano Savona, “La strada dei Samouni” che ha vinto a Cannes l’Oeil d’Or 2018, il massimo riconoscimento alla “Quinzaine des realisateurs” per il documentario. Se Stefano Savona, palermitano di nascita, archeologo di formazione, con un bouquet di premi collezionati negli ultimi vent’anni (Cinéma du Reel, Locarno, Bellaria, Donatello, e moltissimi altri), insegnante alla “Femise”, migliore scuola di Cinema a Parigi e al “Centro Sperimentale per il Documentario” a Palermo, ha vinto su concorrenti come Wim Wenders, Ming Zhang, Romain Gavras, Beatriz Seigner è perché il suo “La strada dei Samouni” ha qualcosa di indelebile.    Il film (chiamarlo solo documentario è riduttivo, anche se la schiacciante forza di un fatto vero qui prende tutto il peso anti-ideologico che gli compete) è la storia di una famiglia che Stefano Savona ha conosciuto nel 2009 sotto i bombardamenti dell’operazione israeliana “Piombo Fuso”. I Samouni erano fino ad allora una famiglia di agricoltori con dei magnifici oliveti e vivevano lontano dalla città, in un’area nota perché tranquilla e perché gli israeliani la conoscevano bene essendo...

Leonardo Di Costanzo, “L'intrusa” / Storie di ordinaria estraneità

Negli anni del primo dopoguerra, il riscatto di una nazione sconfitta arrivò inaspettatamente dal cinema, che divenne proprio in quegli anni un fenomeno globale, la principale fonte di svago di un mondo che ricominciava a vivere. Nessuno però aveva mai sentito parlare di quello italiano, che di svago ne offriva ben poco. I film di Rossellini, De Sica, Zavattini e di tutti quelli che seguirono, aprirono la strada a una nuova idea dell'Italia dopo vent'anni di fascismo. Fu chiamato neorealismo, un cinema girato tra città distrutte e campagne sconvolte dal passaggio del fronte, con attori presi dalla strada e che raccontava storie di vita quotidiana: bambini lustrascarpe, operai disoccupati ladri di biciclette, le vicende della guerra e le macerie morali da cui ripartire. L'urgenza di dire è il motivo per cui continuiamo a rivedere quei film che hanno fatto scuola in tutto il mondo e che hanno ispirato tante declinazioni del neorealismo.   È inevitabile richiamare quel modo di fare cinema quando si parla del lavoro di Leonardo Di Costanzo, che nasce documentarista ed è passato al cinema di finzione (categorie in verità un po' logore) con L'intervallo, acclamato in giro per il...

Leonardo di Costanzo. L’intervallo

Nella Biennale cinematografica, avara di premi per il cinema italiano, la rivelazione è arrivata da un piccolo film napoletano, collocato senza coraggio in una sezione minore, L’intervallo (2012) di Leonardo di Costanzo. Quasi sconosciuto al grande pubblico, Di Costanzo, napoletano (anzi ischitano), classe 1958, è stato fin ad ora apprezzato per una serie di documentari (‘A scuola, Prove di stato) che lo hanno fatto conoscere nel circuito dei festival internazionali, ma ancora non si era misurato con un film di finzione.   Scritto con Maurizio Braucci, valente scrittore e sceneggiatore napoletano, e Mariangela Barbanente, L’intervallo è una piccola storia che rispetta le unità aristoteliche di luogo, tempo e azione. Due adolescenti, Salvatore (Alessio Gallo) e Veronica (Francesca Riso), passano una giornata in un grande palazzo abbandonato (una scuola? un collegio?), mentre ogni tanto arriva qualche emissario dal mondo esterno che fa intuire come la ragazza abbia commesso qualche sgarro a un piccolo boss e il ragazzo, che di professione è venditore ambulante di limonate, deve farle da guardia. Lo scioglimento della...