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Mario Monti

(23 risultati)

Insegnare: un mestiere creativo e artigianale

Anticipiamo un estratto del libro di Marco Rossi-Doria con Giulia Tosoni, Insegnare. Intervista sulla scuola che ci meritiamo (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2015), frutto di un intervista svolta nel 2014.   Tu sei considerato un esperto di temi educativi e, in particolare, di educazione nei contesti difficili, quelli di massima esclusione sociale. Inoltre sei stato formatore, consulente su queste tematiche per diverse istituzioni e sei anche stato impegnato in politica e in incarichi istituzionali, in particolare come Sottosegretario all’Istruzione nei Governi Monti e Letta [ndr. Sottosegretario all’Istruzione nel Governo Monti dal novembre 2011 al marzo 2013 e nel Governo Letta dal maggio 2013 al febbraio 2014]. Però definisci te stesso soprattutto come maestro, come insegnante. È stato questo il tuo mestiere sin da quando eri molto giovane. Credo, allora, che sia importante in questa conversazione, che attraversa tutte le fasi della tua esperienza professionale, insistere sul mestiere di insegnare. E su come hai scelto di svolgerlo, pensando e attuando, insieme ad altri, forme di educazione non convenzionale, attive, innovative, anche mirate...

Pane e cultura

Pubblichiamo un'anticipazione dal libro di Bruno Arpaia e Pietro Greco, La cultura si mangia!, Guanda, da oggi nelle librerie.   D’accordo, ne siamo consapevoli: è fin troppo facile iniziare con le ormai celebri dichiarazioni di Giulio Tremonti. Ma non è colpa nostra se, quando era ministro dell’Economia, il commercialista di Sondrio ha riassunto in una sola battuta i pregiudizi e le arretratezze di buona parte del Paese rispetto a tutto ciò che sa di pensiero, di riflessione, di elaborazione culturale, di sguardo lungo sui nostri destini. «Con la cultura non si mangia» ha dichiarato infatti Tremonti il 14 ottobre 2010. Poi, non contento, ha aggiunto: «Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Che umorista. Che statista. Meno male che c’è gente come lui, che pensa ai sacrosanti danè. E infatti, con assoluta coerenza, Tremonti ha tagliato un miliardo e mezzo di euro alle università e otto miliardi alla scuola di primo e secondo livello, per non parlare del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo e altre inutili...

Dibattito | Fare caos! Ovvero Accendere la luce!

To be insulted by these fascists it's so degrading And it's no game     David Bowie, It’s No Game (part I)     Febbraio è finito ieri. Il Ventunesimo secolo italiano sembra meno noioso di come l’avevano disegnato negli anni novanta, catch me if you can / I’m going back, cantano i Byrds, le gambe sono deboli e la testa piena: a little bit of courage / is all we lack, continuano a cantare i Byrds, mentre si susseguono le agenzie e i lanci di Beppe Grillo e le proposte, invero inevitabili e apprezzabili come e più di qualsiasi altra scelta, di Pierluigi Bersani. Non possiedo alcuna coerenza nei pensieri politici,  perché la Realtà mi fa cambiare idea spesso e volentieri, anche se di rado la Realtà mette in crisi un principio veramente valido. Da bambino spegnevo la luce all’improvviso, mentre i miei stavano parlando con gli amici, e urlavo: faccio caos!. Talvolta pubblico su Fb status contraddittori, me ne pento e li cancello. Provo a capire, oscillando sempre. Forse sbaglio. Forse no. Non lo so. Chiamo ‘fascista’ Beppe Grillo in una discussione on line, lo chiamo...

Dibattito | Impegno, delega e “me ne frego”

Whatever. Un voto di protesta, consenso espressione del populismo e tratto di qualunquismo di ritorno, pervasivo e corrosivo, anelito della società in affanno e consumata dalla crisi. Viceversa, il Movimento 5 stelle (M5s) quale momento catartico dell’italico spirito dopo vent’anni di anti-Stato e civismo alle vongole, voto illuminante e illuminato. Istanze post-materialiste (di destra o di sinistra?), politiche ‘ambientaliste’ e new style of life, coniugate con istrioniche metafore, dotte citazioni e invettive personali. Il luddismo vetero francescano, l’enfasi per le ‘nuove tecnologie’ e i social network. L’autarchia stile ventennio (quello del Novecento) e il mondialismo della Rete. L’anti-mondialismo doganale condito da dosi di nichilismo dannunziano e voglia di citoyenneté active, Marinetti, il futurismo politico, la partecipazione 2.0, visioni tecnologiche à la Stanley Kubrick, e l’orto sotto casa. Le masse, le folle più o meno oceaniche e le traversate maoiste come le mietiture mussoliniane, l’’uno vale uno’ e la leadership centralizzata. O forse autoritaria e a...

Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.   Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa...

Cani in politica

All’improvviso, li abbiamo visti con i cani, preferibilmente cuccioli. Ci sono tutti (o quasi), Berlusconi e Monti, Bersani e Grillo. Chi sul web, chi in tv, chi in foto studiate, chi in immagini apparentemente casuali. Come i potenti d’America, Obama che ricorda il suo Bo nel discorso d’insediamento, George Bush che fa il necrologio di Barney, lo scottish terrier morto dopo otto anni di convivenza. Ma se un animale domestico alla Casa Bianca è ormai da tempo quasi obbligatorio, in Italia, invece, esibire il cane non ha precedenti (lo spiega bene Carola Vai in un curioso libro davvero anticipatorio, In politica se vuoi un amico comprati un cane, uscito nel 2011). E inoltre tutto è accaduto repentinamente, nel volgere di appena due mesi. Ha iniziato Berlusconi prima con Puggy, il carlino di Michela Biancofiore, poi con la meticcia dono di Vittoria Brambilla, quindi è arrivato Monti, con il suo Empy. Mero calcolo elettorale? Certamente è così, perché chiamare sulla scena il cane è operazione ricca di sensi, capace di evocare emozioni e di stabilire sintonie irriflesse, subliminali. Una specie di scorciatoia...

Alla mano

C’è ancora qualcuno che crede che la televisione non sia poi così importante nell’orientare le scelte politiche dei cittadini. Sta di fatto che anche in questa campagna elettorale vediamo leader di partito presenziare per ore in televisione, in qualunque programma e in qualunque stazione nazionale o locale. Tranne Beppe Grillo, che (finora) ha optato per uno spazio immateriale (la Rete) e per uno più che mai concreto (le piazze), tutti gli altri non rinunciano a passare per gli studi televisivi, lasciando una parte marginale ai vecchi manifesti da strada, compresi quelli 6 per 3.   Insomma, ecco ancora una volta davanti a noi il politico seduto in poltrona; ha davanti a sé un giornalista oppure discute con altri politici seduti come lui, ed è seduto anche il pubblico di contorno. Poi, dopo le trasmissioni, ci si lamenta che si è parlato di tutto meno che dei “programmi”, dei “contenuti”, dei “problemi”. Eppure sappiamo da tempo che le apparizioni televisive dei politici non servono tanto a descrivere “programmi”, “contenuti” o a spiegare come si risolveranno...

Io non voto uomini e donne

Nelle elezioni americane del 2000, a causa della scheda disegnata in modo ambiguo che indusse molti americani a scambiare la casella da perforare di Al Gore con quella di Pat Buchanan, il mondo cambiò rotta e imboccò forse una strada peggiore. Tutto per colpa di un pessimo grafico. Sono certo che le elezioni italiane del prossimo 24 e 25 febbraio non saranno condizionate ma solamente contraddistinte dalla pessima grafica. I simboli che li rappresentano, infatti, hanno una qualità media molto bassa. Ma se i partiti rappresentano il Paese significa allora che la qualità media della grafica italiana è così bassa? Credo di no.     Nonostante l’Italia non sia più un Paese che primeggia nel design grafico, negli ultimi anni ci sono stati dei segnali di risveglio e di crescita di una nuova generazione di professionisti. Ma allora perché, mi chiedo, a parte le liste freak (che non fanno nemmeno più ridere) e gli inquietanti doppioni (di cui ha scritto mirabilmente Filippo Ceccarelli su Repubblica) i maggiori partiti sono individuabili da simboli banali e mal fatti? E come è possibile che i...

Curva pericolosa

Sono stati presentati pochi giorni fa i risultati di una ricerca promossa da Pearson, uno dei colossi dell’editoria mondiale con un importante coinvolgimento nel settore scolastico ed educativo. The Learning Curve è uno studio nell’ambito dell’istruzione svolto dall’Economist Intelligence Unit (EIU) che, prendendo in considerazione cinquanta paesi, ha sviluppato un indice sulle capacità cognitive e sul livello d’istruzione (Global Index of Cognitive Skills and Educational Attainment), basato su dati dell’OCSE-PISA, sulle valutazioni TIMMS e PIRLS e sulle  rilevazioni del numero di diplomati e dei laureati. I risultati, che sono pubblici e disponibili online, prendono in considerazione numerosi fattori come spesa pubblica nell’istruzione, età di ingresso nella scuola, salari dei docenti e possibilità di scegliere il tipo di scuola; tasso di alfabetizzazione, di raggiungimento del diploma e della laurea; disoccupazione nazionale, PIL, aspettativa di vita, criminalità. In tal modo si possono correlare fattori strettamente educativi con un più ampio spaccato della società.   Difficile...

Renzi, il camperista

La foto che ritrae il giovane sindaco di Firenze sul podio della sua campagna per le primarie è maliziosa, ma qualcosa di vero intorno a lui lo dice comunque. Porta le mani alla testa, come a cercare un pensiero, a ricordare qualcosa, una forma di concentrazione improvvisa, un gesto da adolescente, a suo modo informale, là dove i politici del passato, ad esempio Aldo Moro, utilizzavano il gesto della disputa, ovvero il pollice e l’indice della destra che si chiudono ad anello stringendo l’anulare della sinistra, che serviva a mettere in risalto la precisione dell’argomentazione. Non si argomenta, si manifesta: Adesso!   Nello slogan con cui Matteo Renzi si presenta possiamo cogliere qualcosa d’altro. Il punto esclamativo, vero segno della sua propaganda, vale ben più dell’avverbio “adesso”. Verso questo segno d’interpunzione, divenuto un vero e proprio logo, il Novecento ha manifestato biasimo e forti riserve. Forse perché figurava nella propaganda mussoliniana, per cui l’esclamazione era la marca stessa della sua intonazione sonora e visiva. Pur nella concitazione delle campagne...

Il discorso grigio della politica

Sembra un pugile prima di salire sul ring, un atleta che si riscalda, un divo che si carica prima di affrontare le telecamere o il pubblico delirante di un concerto. Movimenti frenetici, parole in libertà, compulsive scariche di adrenalina, gesti che paiono mossi da una misteriosa forza estranea. Fanny & Alexander con Discorso grigio (drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi de Angelis, suono The Mad Stork) costruisce quello che sembra il suo spettacolo più politico, continuando in realtà una riflessione sulla retorica del dominio, sulle correnti che muovono l’arte di persuadere più o meno occultamente.   L’attore è lo stesso di Him, lo strepitoso Marco Cavalcoli. La sua faccia qui ti sembra un momento simile a quella di Berlusconi e subito dopo a quella di Matteo Renzi, mentre la sua voce passa dai timbri profondi di Obama all’inflessione caratteristica dell’ex presidente del consiglio, dallo svagato metaforeggiare di Bersani all’esse soffiata del sindaco di Firenze, dalla zeppola rivoluzionaria dell’eloquio tardo-togliattiano e emozionale di Vendola al grigiore di Monti agli eccessi di...

È l'Europa che lo vuole

Si faceva cenno, nello scorso post, al precedente Governo. Ma ora alla Presidenza del Consiglio c’è Mario Monti, a capo di un “governo tecnico”. Si palesa così la deposizione delle armi dialettiche da parte della politica, in favore di un deus ex machina incarnato - anzi no, perché è dis-umano -, interpretato da una maschera criptica della tecnologia.   C’è stato un tempo in cui la politica ragionava, si fa per dire, per stereotipi paternalistico-feudali. C’è un tempo, quello odierno, in cui le ragioni della politica, o meglio di chi governa, sono altrettanto oscure, oscurate. Il basso continuo è quello del comando: ora è l’“Europa” che lo “vuole” e, se non fosse drammatica la situazione in cui versa la democrazia occidentale, ci sarebbe da ridere, pensando al ciclotimico Zenone (Enrico Maria Salerno) che schiamazza “Deus vult” ne L’armata Brancaleone (Mario Monicelli, 1966). E così, a me Mario Monti sembra tanto diverso quanto omologo del dottor Max, l’isterico padrone dell’omonimo libro di Goffredo Parise, pubblicato...

Look

Piccola di statura, il Ministro del lavoro Elsa Fornero porta giacche corte, proporzionate, e manifesta una preferenza per Chanel, o marchi simili nell’uso di tessuti a rilievo. Il suo stile è quello della professoressa di greco e latino del Liceo Classico appartenente ad una famiglia bene della città. I tailleur sono vagamente maschili, il tocco del foulard è l’unico colpo di vita. Niente scollature, sempre sobria, è il perfetto esempio dell’eleganza borghese piemontese, anche un pelo sottotono: né originale né sofisticata, e neppure moderna. Il suo look è confortevole, piuttosto rassicurante, privo di tratti distintivi, senza essere per questo ripetitivo.                                                                             ...

Castellucci, i social netwok e le conseguenze della rete

Mettiamo subito le cose in chiaro. Ciò che è avvenuto a Parigi e a Milano durante le repliche de Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci rappresenta un vile tentativo di imbrigliare l’arte all’interno di confini imposti dai poteri di turno, e come tale va condannato in tutte le forme possibili. Sperando di non doverci più schierare per difendere una delle libertà basilari delle nostre società, ci sembra però importante tornare a riflettere sulla questione, ad acque calme.   I fatti sono ormai universalmente noti (un riassunto è disponibile qui): nonostante il lavoro in questione avesse debuttato già da tempo, sull’onda delle contestazioni francesi (ottobre 2011) anche in Italia (gennaio 2012) si è alzato un polverone mediatico attorno allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, che i contestatori hanno volontariamente capito male, affermando che gli artisti lanciassero escrementi contro il volto di Cristo. In queste note non ci interessa tanto ripercorrere e analizzare gli intenti del regista attorno a questo snodo, dal momento che la questione è...

Questioni di decency. Tito Boeri, Profumo e l’autogoverno universitario

C’è da augurarsi che l’editoriale di Tito Boeri, apparso su “Repubblica”, segni la svolta delle posizioni del giornale in tema di politiche universitarie. Sino a oggi “Repubblica” si è mostrata acriticamente favorevole a Francesco Profumo, rilanciandone tesi e convinzioni in un modo più consono a un ufficio stampa che alla prima testata nazionale. Lo abbiamo rilevato più volte (*). L’articolo di Boeri è invece chiaro, documentato e ben argomentato, come di consueto. Avanza perplessità e contestazioni formidabili. Enucleiamo.   1. L’“indefinitezza” della legge Gelmini, cui, a parere di Boeri, si dovrebbe negare il titolo di “riforma”.   2. La continuità di basso profilo che congiunge il precedente ministro all’attuale. “Il ministro Profumo conosce a fondo l’università. Potrebbe imprimerle una svolta. Invece sin qui si è limitato a assecondare la paralisi impostaci dal suo predecessore”.   3. Il consolidamento di pratiche collusive, consociative e in definitiva di interesse privato all’...

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.   A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster. E internet amplifica...

L’evoluzione linguistica dei discorsi di Napolitano

Il discorso di fine d’anno è l’unico momento rituale in cui la figura più autorevole del nostro ordinamento si rivolge direttamente a tutti i cittadini. Per questo ciascun Presidente si è posto il problema di come stabilire il contatto simbolico con gli italiani che lo ascoltano da casa. Sono rimasti famosi i riferimenti di Pertini a tutti coloro, adulti e bambini, che nell’anno in via di concludersi gli avevano fatto visita al Quirinale, così come è difficile dimenticare l’affettuosa trepidazione di Scalfaro, sempre preoccupato di apparire un intruso e attento a precisare che il proprio augurio si sarebbe fermato sulla porta di ciascuna famiglia nella speranza che poi qualcuno volesse accoglierlo tra le mura domestiche.   Giorgio Napolitano, al suo sesto discorso del 31 dicembre, ha deciso di cominciare questa volta con un ringraziamento per l’entusiasmo persino inatteso con cui uomini, donne e bambini di tutto il paese hanno preso parte alle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dall’Unità: una scelta insolita, perché i presidenti, conservano il proprio grazie semmai per...

Letterina alla Befana…

Cara Befana,   scrivo a te perché ho inventato una scienza inesistente che si occupa di sparizioni. Il mondo in fondo è tutto un gioco di apparizioni e sparizioni, non ti pare? Potrei chiederti: come mai tu sei sparita e i cardinali sono ancora al loro posto? Potrei chiederti cose di questo mondo, ma immagino che a te interessino poco e forse anche a me. Quello che indugia a esistere diventa presto palude, fango. E allora ti chiedo di mettere nella tua calza la voglia di sparire o quanto meno di tacere. Ti sto scrivendo alle sette del mattino dal mio paese, un paese sparito. Sono rimaste le case, è rimasto il paesaggio intorno alle case, ma il paese non c’è più. Ieri sera facevano una tombolata al paese nuovo. Ogni volta che si prova ad adunare la comunità, si sente che il secchio è rotto. Io avevo mangiato più del necessario, come succede a tanti. I nostri possiamo chiamarli gli anni di Berlusconi, ma forse è più corretto chiamarli gli anni del reflusso esofageo. Epoca indigesta, mia cara Befana! Stamattina ti sto scrivendo solo perché me lo ha chiesto doppiozero. Sono molti giorni che...

Giocare in casa

Molte tra le voci più significative della pesante manovra del governo Monti ruotano attorno alla casa, croce e delizia degli italiani, spingendoci ad una riflessione, dal punto di vista dell’immaginario, su cosa sia stata la casa negli ultimi vent’anni. Il romanzo più bello che ci è capitato di leggere sulla casa è Homer & Langley di Doctorow (2010), ma anche Emilio Tadini può darci un aiuto per l’analisi. Uno schema ripetuto nei suoi romanzi vede la presenza di due narratori. Il primo si rivolge al lettore, imposta la vicenda e offre la cornice. È un giornalista, ascolta e riporta la voce del secondo narratore che ha effettivamente la storia da raccontare. Il giornalista va dal vero narratore. Ne La lunga notte (1987) si reca da Sibilla, amante del Comandante, un gerarca fascista di cui lei ripercorrerà la biografia in un estenuato monologo. Ne La tempesta (1993) si tratta d’un bizzarro individuo che, insieme ad un compagno armato, sta tenendo in scacco la polizia. Entrambi i veri narratori giocano in casa, mentre il giornalista li va a scovare accettandone le regole di relazione e di comunicazione. La...

Tecnici

28 Novembre 2011   Nominati i sottosegretari del governo Monti. Anche tra di loro solo tecnici, con l’eccezione di un politico di area PD.     I nuovi preti   Il mondo divenuto finalmente “uno” sotto il segno del neoliberalismo non avrebbe più bisogno di politica ma solo di tecnici. È il ritornello che viene continuamente fischiettato dai media. La politica, anzi, tende ad essere assimilata a quel fenomeno fastidioso che i cibernetici chiamano “rumore”. Disturberebbe o frenerebbe il buon funzionamento della macchina, la quale, inutile dirlo, è finalizzata ad un solo obiettivo: l’incessante autovalorizzazione del capitale. Così i tecnici si presentano sulla scena del mondo, quando il mondo rischia di collassare (la crisi). Sono gli amministratori, si spera abili, di un ordine dato. Sono i competenti. Sono coloro che sanno applicare la ricetta con il minor margine di errore possibile. La loro pratica fredda e razionale, a considerarla da vicino, confina con il rituale religioso, sebbene i panni che vestono non siano affatto quelli scintillanti del celebrante. C’è una...

Pregiudizi o conoscenza, per risanare l’Italia?

Leggo in questi giorni: “l’evasione fiscale in Italia raggiunge il 18% del Pil e colloca il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria internazionale dopo la Grecia. Ad affermarlo è il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante un’audizione in commissione finanze del Senato”. Il dato si aggiunge ai tanti del bloc-notes che immagino riempito d’appunti da chi in questi giorni tenta una strategia economica per risollevare le sorti del Paese. In clima di riassesto, mentre i leader internazionali si dicono rassicurati dal nuovo governo italiano, la fiducia fa proseliti tra istituzioni e cittadini: Istituto sondaggi Piepoli, “un italiano su due si fida di Monti”; Vaticano, “una bella squadra”; Merkel, “l’Europa ha bisogno di Monti”; Berlusconi, “siamo in buone mani” (sic!, perché prima no?), salvo poi a ripensarci per tornare ai soliti temi d’interesse generale: “quella delle intercettazioni è una vergogna”.   Ma nel paese delle scenate in piazza (così almeno lo vedeva E. M. Foster nelle pagine del suo A Room with a View...

Una speranza per la scuola italiana

La notizia di stamattina è rimbalzata dai giornali e dalle radio fino in sala docenti. Marco Rossi Doria è stato nominato sottosegretario all’Istruzione del nuovo ministero retto da Profumo. Cioè: un neo-ministro che è rettore del Politecnico di Torino vuole nella sua squadra un educatore e un pedagogista, maestro di strada, fondatore del progetto Chance, attivo nel recupero scolastico nel napoletano lacerato della camorra. Un progetto di cui ha scritto la compianta Carla Melazzini nel recente Insegnare al principe di Danimarca, Sellerio, 2011, e a cui è dedicato il documentario  Pesci Combattenti (2002), di Daniele Di Biasio e Andrea D’Ambrosio.   In altri termini una delle cose più vicine a quel fantasma di Don Milani, che da Moratti in poi tutte le amministrazioni cercavano di scacciare definitivamente dalla scuola. Per rendere l’idea: è come se dopo l’amministrazione Bush, fosse stato chiamato Chomsky nell’entourage della Difesa americana.   Rossi Doria viene dall’educazione, di cui conosce il lato più difficile e doloroso, ed è un collettore delle...

Attention! Twitter ment! @palazzochigi e l’analfabetismo digitale

La notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo Twitter di Palazzo Chigi. Non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. È un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di Silvio Berlusconi. I tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di Silvio era sostituita con la faccia bonaria di Monti. L’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. All’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici. Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.   In molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. Il profilo era...