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metropoli

(4 risultati)

La spettacolarizzazione del cibo / Nuovi mercati metropolitani e convivialità 2.0

Con la valanga globale che ha dissacrato ogni tradizione e l’impoverimento della qualità dei prodotti dovuto a produzioni intensive e modelli di consumo fuori controllo, la generazione postmoderna si trova ad affrontare un drammatico vuoto nostalgico nei confronti della propria infanzia gastronomica, così recente ma ormai parte di un’altra era sociale.    Il cibo è da sempre lo specchio culturale di un popolo e la risposta più immediata a uno dei bisogni primari dell’individuo. Dal rapporto diretto con le risorse del territorio, infatti, nascono piatti immortali che affinano l’identità collettiva di una comunità. Creazioni che i ritmi della modernità industriale prima e post-industriale poi hanno elevato da essenza a desiderio, da sussistenza a nicchia edonistica. Nell’amorfo tessuto metropolitano, in particolar modo, l’intenso profumo d’identità locale emanato da piatti della tradizione contadina e di strada diventa merce preziosa che si arricchisce di nuovi significati sociali. Attraverso la riorganizzazione degli spazi di consumo, anche l’arte culinaria decide di cavalcare prepotentemente la pressione subliminale del biocapitalismo (V. Codeluppi), puntando tutto su...

Città. Luoghi di mescolanze / Mondo glocale

Da Weber e Simmel a Saskia Sassen, la città è cosmopoli, riunisce e ‘ordina’ (kosmos) individui diversi per estrazione sociale e provenienza geografica, non tutti cittadini però – la città da sempre ospita molte figure intermedie e provvisorie, spurie. Molto più degli Stati che confinano ed espellono, le città sono luoghi di mescolanze e ibridi, con tutti i significati e i valori che ciò porta al processo di civilizzazione. Come quest’ antico lascito sia tuttora vitale è un aspetto non trascurabile della nostra visione del mondo.   1. Ieri   Venezia, come dimostra il materiale iconografico raccolto in “Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016” a cura di Donatella Calabi ed esposto in mostra al Palazzo Ducale di Venezia, è il luogo simbolico di una sorprendente pagina di storia del cosmopolitismo europeo. Ci si aspetterebbe che la formazione nel 1516 del primo ghetto d’Europa fosse processo di chiusura, persecuzione di minoranze religiose e prototipo di ogni futura segregazione. E invece la città ha lì sperimentato, in un’epoca di espulsioni e forzate conversioni, di crociate e di stermini a sfondo religioso guidati dall’Occidente, un mix di convivenza etnica e religiosa...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. La noia

«La noia è un caldo panno grigio, rivestito all’interno di una fodera di seta dai più smaglianti colori. In questo panno ci avvolgiamo quando sogniamo. Allora siamo di casa negli arabeschi della fodera. Ma sotto quel panno il dormiente sembra grigio e annoiato. E quando poi al risveglio vuol narrare quel che ha sognato, non comunica in genere che questa noia. E chi mai potrebbe infatti con un gesto rivoltare la fodera del tempo? Eppure ricordare dei sogni non significa altro che questo»   (In W. Benjamin, Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, Neri Pozza, Vicenza 2012, p. 251)   La noia di cui parla Benjamin ha a che fare con il sogno, con una sospensione della coscienza, nasce da un bisogno di protezione. Il panno grigio che avvolge il dormiente, internamente è foderato di una seta dai più smaglianti colori.  Il sogno si contrappone al tempo, ne è la negazione: il sogno ci porta alla nostra origine, ad una appartenenza ancestrale al tutto da cui poi, dolorosamente- siamo nati. Il tempo della storia, ci hanno spiegato i filosofi, è un’astrazione che serve alla nostra coscienza, è il modo con cui ci rappresentiamo le trasformazioni del...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Il labirinto

“Il labirinto è la patria dell’esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l’istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l’umanità (la classe) che non vuol sapere dove andrà a finire.”  Da “Parco centrale” in Angelus Novus , Einaudi, Torino 1962, p. 131   Il labirinto. Ma che figura è un labirinto? Cosa rappresenta al di là della sua misteriosa geometria e al di là della sua negazione, almeno all’apparenza, di ogni geometria possibile?   La tradizione mitologica che alimenta le scritture letterarie greche e quelle che ad esse si sono ispirate ci dice di una gigantesca sfida in cui ne va della salvezza dell’eroe: trovare la via che conduce fuori dal labirinto equivale a salvarsi dalla terribile sorte riservata ai prigionieri di Cnosso.    Ph Bien-u Bae.   Salvezza dunque, sopravvivenza, uscita da un mondo oscuro in cui l’intelligenza è destinata a perire. C’è però un’altra faccia del labirinto, si potrebbe quasi dire con Hegel che nella sua figura è operante una dialettica, un’oscura forza che trasforma l’apparente dato immutabile nel suo contrario: che trasforma il...