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Michele Provinciali

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Due mostre su Massimo Dolcini

«Per me, che sono figlio unico, Massimo Dolcini è una specie di fratello maggiore. Del resto ai nomi non si sfugge: di battesimo lui fa Massimo (da maximus, superlativo di magnus, grande); io invece Paolo (da paulus, cioè piccolo). Dire che Massimo sia bravo, anzi uno dei grafici più bravi e importanti d’Europa, è il minimo: self-evident, avrebbero detto i padri costituenti americani. Ma la sua bravura è fatta anche di quella qualità rara, così urticante per gli invidiosi, che si ritrova nell’uovo di Colombo: cioè nella capacità di intuire prima degli altri soluzioni che sembrano a portata di mano di chiunque.   Massimo Dolcini, Manifesti   Come copywriter, io ho bacillato, cioè ho dovuto combattere, coi grafici per quasi vent’anni: li conosco, voglio dire. Ebbene, di Dolcini ho sempre apprezzato un’idea di fondo: che non c’è niente di male nel fare piacevolmente il proprio lavoro; così come non c’è niente di male, al termine di un lavoro ben fatto, nel ricavarne un “ragionevole guadambio”[1] (il contrario della scuola,...

Primo Levi: il 5 maggio (1986)

1. Breve storia del Gusto dei contemporanei   Il gusto dei contemporanei nacque nel 1980 per iniziativa di un gruppo di insegnanti pesaresi; dopodiché coinvolse per oltre vent’anni tutte le scuole superiori cittadine, sempre in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale. Semplice e rigorosa la formula: individuato di comune accordo un autore, lo si contattava al termine dell’estate per invitarlo a Pesaro; dopodiché si leggevano/studiavano i suoi libri per un intero anno scolastico, con confronti periodici tra docenti e studenti. L’incontro finale completava un percorso di studio in maniera non banale: a “interrogare” l’autore infatti erano gli studenti. Il primo incontro, con Leonardo Sciascia, risale al 1980; l’ultimo, con Giovanna Marini, al 2003.   Il gruppo promotore era formato da otto insegnanti, impegnati nei diversi istituti superiori: Maria Annunziata Brugnettini, Anna Brunori, Elisabetta Cappelletto, Luciana Costantini, Laura De Biagi, Adina Santini, Orietta Togni e Paolo Teobaldi: tutte donne tranne il sottoscritto (le “quote rosa”, a me, mi fanno un baffo). Questi gli...

Riguardare. Gli oggetti di Michele Provinciali

Le spiagge di fine agosto serbano gli oggetti che i molti sbadati avventori hanno lasciato, chi gettato, chi dimenticato, chi nascosto; qualcuno è già stato restituito, un po’ per volta, a fine giornata durante l’intera estate, ma ora le cose celate sotto i cumuli di sabbia, prontamente e febbrilmente occultate dalla polvere o allontanate velocemente dall’acqua verso il mare aperto, dormono nella calma dei giorni invernali (per alcune il sonno dura mesi, per altre anni) prima di essere disseppellite come tesori nascosti. Il tempo di queste sparizioni diventa un tempo infinito in cui gli oggetti, persi sotto le dune, cambiano inevitabilmente, facendosi irriconoscibili, come svuotati o sconvolti da quella loro condizione di perdita e abbandono nell’attesa improbabile della grazia del ritrovamento. “Buttata via senza cattiveria come qualcosa che non serviva più” scriveva Anna Maria Ortese, riportando all’umano e ai suoi distacchi sempre sofferenti quel sentimento carico invece di una muta inevitabilità, di un destino senza voce e involontario che, riconosciuto, sembra appartenere solo alle cose. Quel sentimento o...

Grafica italiana, lo stile della modernità

La grafica fa parte di quelle cose che tutti guardano senza davvero vederle. Eppure senza la grafica gran parte della comunicazione nel nostro mondo contemporaneo non esisterebbe: dai libri al computer, dalla pubblicità al packaging, dai quotidiani alle caramelle. I grafici, poi, sono considerati delle semplici appendici, strani operatori dell’immagine, che devono dare forma ai prodotti, oltre che ai sogni e alle ambizioni di scrittori, filosofi, editori, imprenditori, politici, e perfino contestatori. Tutti hanno bisogno dei grafici, ma nessuno li reputa davvero importanti. Forse per questo si è dovuta attendere la quinta mostra del nuovo museo del design della Triennale di Milano per vedere finalmente scorrere davanti ai nostri occhi un concentrato del “paesaggio dei segni”, che vediamo ogni giorno percorrendo in automobile le strade delle nostre città, oppure sedendoci su una panchina di un parco con un giornale o un libro in mano. Finalmente la grafica è entrata nel tempio del design e l’ha fatto in modo discreto eppure eclatante.   Il gran mascherone rosso di Leonetto Cappiello, che pubblicizza Oxo, brodo...