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modernità

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Oggetti e economia moderna / La parola alle cose

Chiunque abbia dimestichezza con i disegni animati non si stupirà più di tanto, si sa nel mondo dei cartoni le cose (e gli animali) parlano da sempre. Maggiordomi-candelabro, statue animate, ma anche macchine, aerei e naturalmente giocattoli stanno lì a interagire nel più naturale dei modi, attraverso la lingua appunto. Ma è roba di fantasia, per bambini, perché le cose non parlano, cosa avrebbero da dire poi? È questo il punto: troppo. Fortunatamente qualcuno ogni tanto decide di dargli la parola, gettando su di loro il più incredibile degli incantesimi: una domanda. Anzi tante. È quello che fa Tim Harford, economista e giornalista del Financial Times, con il suo 50 cose che hanno fatto l’economia moderna, edito da Egea. Obiettivo di Harford non è parlarci dei 50 maggiori successi commerciali di tutti i tempi, non si parte dal denaro ma dalla vita e dal modo in cui certe invenzioni l’hanno cambiata rendendola ciò che è. C’è l’aratro ovviamente, ma anche il filo spinato, l’iPhone, il passaporto, la libreria Billy (sì, proprio quella di Ikea), i registri catastali, la lampadina e molto altro.   Prendete il filo spinato. Prima della sua invenzione, spiega l’autore, non si era...

La quarta rivoluzione / L’infosfera sta trasformando il mondo

Descrivere le trasformazioni del presente è sempre un’attività particolarmente complessa. Lo è perché siamo immersi all’interno della mutazione, perché siamo parte di quell’evoluzione che caratterizzerà il nostro futuro. Ma lo è anche perché ci mancano spesso le parole per descrivere la trasformazione e quelle che usiamo si riferiscono a una semantica costruita sul tempo passato che tenta di afferrare “ciò che sarà” in tutta la sua inadeguatezza. E non si tratta di gettare la basi per la futurologia ma di avere gli strumenti per leggere e dire quello che ci sta attorno, per descrivere come le tecnologie della comunicazione e dell’informazione ci stanno cambiando, così in profondità da produrre un modo diverso di pensare a noi stessi.   Il libro di Luciano Floridi – filosofo all’Oxford Internet Institute – La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo (Raffaello Cortina Editore) rappresenta uno strumento di costruzione di una semantica nuova, di una vera e propria “ontologia della connessione”, una riflessione sistematica in cui ci si interroga sul senso delle ICT (Information and Communication Technologies) e i modi in cui sono diventate vere e proprie...

Due nuovi libri sui media / Il capitalismo ci renderà stupidi?

I tempi di lettura si accorciano progressivamente. Le persone dedicano sempre meno tempo a leggere i libri e gli editori di saggistica negli ultimi anni si sono adeguati, riducendo via via il numero delle pagine. Ora c’è chi è arrivato più o meno alla lunghezza di un articolo accademico. È il caso dell’editore Castelvecchi, il quale, dopo aver superato alcune difficoltà economiche, si trova attualmente in una fase di rilancio e ha creato la nuova collana Irruzioni. L’ultimo volume di tale collana, tolte le pagine bianche e quelle che hanno solo dei titoli, conta 35 pagine. Il che non sarebbe in sé un problema. Il sociologo Georg Simmel con il saggio La moda e l’economista Piero Sraffa con Produzione di merci a mezzo di merci hanno dimostrato che poche decine di pagine sono sufficienti a rivoluzionare il pensiero umano. Ma i testi della collana Irruzioni di Castelvecchi non sembrano paragonabili a queste fondamentali opere. Sono piuttosto testi minori, preparati per conferenze o qualcosa di simile. Certo l’obiettivo che l’editore sembra essersi posto con questa collana è meritorio: provocare, lanciare un sasso nello stagno, stimolare la nascita di nuove idee. Per poterlo...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Il labirinto

“Il labirinto è la patria dell’esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l’istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l’umanità (la classe) che non vuol sapere dove andrà a finire.”  Da “Parco centrale” in Angelus Novus , Einaudi, Torino 1962, p. 131   Il labirinto. Ma che figura è un labirinto? Cosa rappresenta al di là della sua misteriosa geometria e al di là della sua negazione, almeno all’apparenza, di ogni geometria possibile?   La tradizione mitologica che alimenta le scritture letterarie greche e quelle che ad esse si sono ispirate ci dice di una gigantesca sfida in cui ne va della salvezza dell’eroe: trovare la via che conduce fuori dal labirinto equivale a salvarsi dalla terribile sorte riservata ai prigionieri di Cnosso.    Ph Bien-u Bae.   Salvezza dunque, sopravvivenza, uscita da un mondo oscuro in cui l’intelligenza è destinata a perire. C’è però un’altra faccia del labirinto, si potrebbe quasi dire con Hegel che nella sua figura è operante una dialettica, un’oscura forza che trasforma l’apparente dato immutabile nel suo contrario: che trasforma il...