Il tuo due per mille a doppiozero

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Nicola Gardini

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Fiori erti e orgogliosi / L’eros dell’iris

Il giardino di maggio è un’alcova a cielo aperto: chi si lascia frugare nell’intimo senza rossori, e chi si concede con ritrosia reclinando la corolla. Esploratori alati spariscono in cavità vischiose, vibrano elitre, zampette titillano stami e pistilli, proboscidi penetrano in imbuti profondi e segreti. Tutto è fremito, tensione, ebbrezza, mobile energia, vitalità e impulso. L’iris non è fiore pudico. Anzi, è tra i più scostumati. Erge le glauche spade fogliari e capisci che quando il fiore verrà non sarà da meno quanto a improntitudine.  Ted Hughes nella sua fenomenale osservazione della natura ha fermato la sua lente da anatomista botanico anche sull’iris. Con sguardo attento che nulla consente a sdilinquimenti o romanticherie di genere, l’ha mostrato in tutto il suo erotico appeal. È uno sguardo che giunge fin là dove arrivano gli insetti impollinatori, come quelli guidato dall’architettura orientale e dalla strategia seduttiva del fiore. Dalla sua raccolta del 1986, per l’appunto intitolata Fiori e insetti, ecco il suo studio sull’iris nella traduzione di Nicola Gardini:     Abbozzo di dea   Abbiamo un Iris. Un’Alabarda di complicazioni floreali. Due...

Leopardi / Silvia, c’est moi

Immaginiamo Leopardi dire: «Silvia, c’est moi». Seguiamo quella voce, volgiamo lo sguardo in alto, siamo in fondo a un libro, caduti nelle sue pagine.    Ed è sorprendente ancor più perché non si tratta di un romanzo ma di un testo di critica letteraria che però, nel suo percorso quasi musicale, intorno a cinque «movimenti» come vedremo, ripercorrendo anche gli «esperimenti, le situazioni le avventure storiche» dell’animo di Leopardi, (come lo stesso Giacomo scriveva dei suoi «Idilli» nei Disegni letterari), qualcosa di romanzesco lo produce davvero, nulla togliendo al rigore scientifico e attivando, come desidera l’autore, «l’energia del lettore».  Muovendosi su un territorio circoscritto come quello d’una poesia notissima, A Silvia, Franco D’Intino mostra l’infinito leopardiano anche nella composizione del suo tessuto, tessuto singolare nel quale, a metterci il piede, si precipita. L’indizio e la promessa, mantenuta, sono già nel titolo: La caduta e il ritorno. Cinque movimenti dell’immaginario poetico leopardiano, (Macerata, Quodlibet, 2019, pp. 363).   Il cosmo poetico-filosofico di Leopardi, è quasi un pluriverso, non sappiamo di quanti mondi sia...

Nicola Gardini / Viva il latino

Viva il latino è una gioiosa dissertazione dedicata a una lingua data per morta. Non si tratta però di epitaffio, bensì di lettera d'amore, di quelle che nel corso dei secoli altri innamorati folgorati dal suo mistero e dalla sua esattezza le hanno spedito. Ma è anche una decisa presa di posizione, una romantica battaglia per non lasciar morire, cessando di prestarvi ascolto, il “più vistoso monumento alla civiltà della parola umana e alla fede nelle possibilità del linguaggio”. Anche qui, come in ogni sentimentale dichiarazione e in ogni difesa appassionata, c'è dell'autobiografia, la narrazione in filigrana di tutte le fasi dell'innamoramento, ma la forza dell'argomentazione è tutta nella voce degli autori che Gardini interpella e lascia parlare, cercando di tradurne discorsi e segreti. Ogni capitolo è un piccolo monumento a un autore, a un momento del latino e a quella densità propria di qualunque grandiosa manifestazione letteraria (o naturale) che si realizza conservando dentro di sé tutto lo sforzo, le circostanze, il tempo e i fallimenti passati.   Parte di quello sforzo tocca anche a chi ne raccoglie l'eco, si replica nella fatica ermeneutica e nella disposizione all'...

Lacuna, di Nicola Gardini / Estetica della mancanza

Lacuna di Nicola Gardini è la storia di un innamoramento, della fascinazione per una parola-ossimoro che veste il vuoto e dà definizione di ciò che non si può o non si vuole definire. Lacuna è uno spazio vuoto, talvolta una fila di puntini, un'interruzione improvvisa, una sospensione brutale cui segue una pagina bianca. Lacuna è ellissi, taglio, silenzio e occultamento, insomma, non guasto, perdita o usura, non insufficienza comunicativa né mutilazione censoria, bensì omissione intenzionale dell'autore che fa spazio al lettore nella sua opera. Questo il fulcro del lavoro di indagine letteraria che Gardini intraprende negli spazi più misteriosi della letteratura, quei luoghi bui dove le parole non arrivano, dove l'autore non ci accompagna e siamo costretti a percorrere da soli un pezzo di strada. Là dove l'autore si ferma, il lettore entra in gioco; è un passo a due, un concorso di responsabilità o, ancora meglio, un rituale antichissimo che per riuscire necessita di due officianti. Se l'opera d'arte, per compiersi, esige la collaborazione del fruitore, quest'ultimo nelle lacune lasciate dall'autore ritrova il suo posto, riconosce il proprio ruolo. Lo spazio lasciato...