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nouvelle vague

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21 marzo 1920-21 marzo 2020 / Éric Rohmer toujours

Una ragazza giapponese – Miaki è il suo nickname – tiene un account su Instagram, si chiama eric.rohmer_toujours ed è seguito da quasi 5000 persone provenienti da ogni parte del mondo. Questo profilo pubblica una foto al giorno tratta da fotogrammi dei suoi film o da opere d’arte (bozzetti, schizzi, illustrazioni) a lui e ai suoi film ispirati. Ogni giorno: mentre scrivo da 1431 post, vale a dire da 1431 giorni.      Camille, invece, è al primo anno della Normale. È una appassionata fotografa e una vera cinéphile, ama fotografare il cielo di Parigi e definisce se stessa come una gamine da film di altri tempi. Lei porta avanti un progetto che si chiama Cinegraphe, su Facebook e Instagram, postando link e approfondimenti sul suo regista preferito, Éric Rohmer, e sugli altri protagonisti della straordinaria stagione della Nouvelle Vague. Anche lei è seguitissima da appassionati di tutto il mondo.      C’è poi Clio. Lei è, invece, una cantante molto amata. Le sue canzoni sono come haiku, ispirate alla vita quotidiana e alle sue impercettibili metamorfosi. Ne viene fuori una musica lieve e discreta come il suo personaggio, semplice come la sua foggia d’...

1931-2018 / Ermanno Olmi. Un regista moderno

Dev'essere faticosa la vita del compilatore di coccodrilli degli uomini illustri. Ottomila battute da riempire in qualche modo, magari in fretta, tra un articolo e l'altro. E con largo anticipo, per giunta: così, se poi il morituro continua, a dispetto dell'età, a sfornare nuove opere, tocca pure aggiornare il pezzo.   Nel caso di Ermanno Olmi, scomparso ieri alla soglia degli 87 anni (li avrebbe compiuti a luglio), la carriera cinematografica avrebbe dovuto essere conclusa ormai da un decennio, dato che il regista aveva deciso di dire addio al cinema di finzione con Centochiodi (2007), annunciando di volersi dedicare soltanto al documentario. E invece, nonostante l'età avanzata e la malattia, di lungometraggi ne aveva realizzati altri due - non indimenticabili, per la verità: Il villaggio di cartone (2011) e Torneranno i prati (2014). Due titoli un po' senili, che guardano uno all'attualità e uno alla Storia, come spesso è accaduto nel cinema di Olmi, ma che probabilmente non aggiungono granché né alla sua poetica né alla sua carriera.   Al tempo stesso, la dicono lunga sul suo inesauribile entusiasmo e la sua insopprimibile vocazione al "fare", che l'hanno accompagnato...

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