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Oriana Fallaci

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Scrittrici italiane al cinema / Oriana Fallaci: sul fronte del cinematografo

Figura ingombrante e in molti sensi difficile, Oriana Fallaci ha attraversato da protagonista la seconda metà del Novecento, muovendosi con agio e con piglio sicuro in ambiti fino ad allora impensabili per le donne: basti ricordare la sua tenace presenza come inviata di guerra in numerosi e infuocati fronti, a partire dal Vietnam, e le celebri interviste ai potenti della Terra, condotte con garbo e rigorosa impertinenza. Ma al di là delle immagini, ormai proverbiali, di lei che calza l’elmetto militare o che si scopre spavaldamente il capo al cospetto di Khomeini, ciò che più colpisce della sua intensa vita professionale è l’invenzione di inedite modalità di scrittura, felicemente in bilico fra letteratura e giornalismo, caratterizzate da una cura estrema per lo stile e da un meticolosissimo lavoro di documentazione. Di fronte alla ricchezza, alla originalità e alla vivace intelligenza dei testi che ha lasciato, emerge una sconcertante mancanza di studi, per lo meno in ambito italiano, dedicati a un corpus tanto eccezionale. A tale disinteresse hanno certamente contribuito, da un lato, il carattere ibrido della sua scrittura, che travalica i confini del giornalismo, frequenta...

Gli opposti conformismi e la questione mediorientale

“La soluzione possibile, quella vera, la conoscono tutti. Bisognerà solo decidere quante morti inutili di palestinesi e di israeliani vogliamo ancora mettere tra il nostro presente e la pace, quella dell'unica soluzione”. Sono passati oltre dieci anni da quando, in un auditorium del Nord Italia, a Pavia, David Grossman diceva queste parole profetiche, drammatiche, a una platea che per lo più chiedeva invece identità, e uno specchio in cui definirsi.     Capita spesso così, quando l’insopportabile eterno ritorno della violenza e della guerra mediorientale riporta in homepage questa lunga tragedia. La tragedia, una storia intricata, fatta di molti torti e di ragioni lontane e sbiadite, diventa lo sfondo lontano. In primo piano, nei dibattiti e sui social network, esplodono le grida di un tifo che, da entrambe le curve, sembra dimenticare spesso ogni senso della proporzione, soprattutto se attenzioni e parole spese vengono raffrontate con tragedie ed eccidi che, ad ogni latitudine, generano dolori insanabili e traumi nel silenzio uniforme dell’opinione pubblica occidentale. Non c’è al mondo storia...

Walesa, l'uomo della speranza

 All’ultima Biennale del cinema di Venezia è stato presentato in anteprima un film polacco molto atteso, del quale tutti in Polonia hanno poi animatamente discusso: Człowiek z nadziej (L’uomo della speranza). È film che il grande regista Andrzej Wajda ha dedicato al fondatore di “Solidarność” Lech Wałęsa. Un film molto bello, niente affatto retorico, a volte persino assai ironico, basato su un sapiente montaggio di spezzoni documentari d’epoca e ricostruzioni girate oggi con gli stessi personaggi. L’ossatura del film ruota attorno all’intervista che Oriana Fallaci fece, recandosi apposta a Danzica, a Wałęsa, pochi giorni prima del colpo di stato militare del 12 dicembre 1981 (il testo si trova in O. Fallaci, Intervista con il potere, Rizzoli, Milano 2009).     Inizialmente tra la giornalista (interpretata nel film dall’intensa Maria Rosario Omaggio) e il capo operaio furono scintille, tanto che la Fallaci disse: “…lei ha uno stile autoritario, tipicamente dittatoriale, e siccome ce l’ho anch’io, qui si pone un problema. Il problema di trovare un modus vivendi, venire a patti...

Lacrime & Bestseller

Domenica 4 marzo, mentre Massimo Gramellini presentava a Che tempo che fa il suo ultimo romanzo Fai bei sogni (Longanesi), l’alacre e solitamente petulante accademia di taglio e cucito che è Twitter stranamente taceva. C’era nell'aria una certa perplessità, forse anche un po’ di sgomento. Gramellini stava spiegando di avere scritto un romanzo attorno alle reali circostanze della morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni e che gli era stata spiegata come dovuta a un infarto. Queste circostanze non venivano specificate al pubblico televisivo, si è detto, per non svelare un “colpo di scena” del libro ma anche per evitare che l’intervistato fosse sopraffatto dalla commozione in diretta tv. Gramellini ha sostenuto di aver sempre evitato di fare e farsi domande al proposito, di avere ricevuto la rivelazione da un’amica di famiglia, a più di quarant’anni di distanza dai fatti, e di avere allora provato una forte rabbia postuma nei confronti della madre.   La verità non era proprio difficile da indovinare, per lo spettatore. Per controllarla avrebbe potuto consultare su Internet...