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Regno Unito

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Quattro film post-Brexit? / Churchill, la regina e l'umore anglosassone

Facciamo finta che il voto britannico per lasciare l’Europa, la famigerata Brexit, non ci sia stato. Come leggeremmo i film più recenti di produzione britannica, Churchill di Jonathan Teplitzky (ancora inedito in Italia), Dunkirk di Christopher Nolan (in corsa per l'Oscar al miglior film e alla miglior regia), Victoria & Abdul di Stephen Frears e The Darkest Hour (L’ora più buia) di Joe Wright (sei candidature agli Oscar, fra cui miglior film e miglior attore protagonista)? Oggi, dopo Brexit, è facile interpretarli come segnali di un paese che si chiude sulle sue tradizioni e rivendica la propria grandezza nel nome di un passato mitizzato, che funziona come strumento di costruzione di una psicologia collettiva più consolatoria che rivolta al futuro.  Operazione nostalgica, insomma, che chiede al cinema quella funzione di formazione delle emozioni collettive a fini politici che fa parte della sua tradizione più originaria e forse ormai più remota: Churchill ricostruisce i tormenti del primo ministro britannico prima dello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944; Dunkirk racconta l’«operazione Dynamo» (o «miracolo di Dunkerque») del maggio-giugno 1940, che rappresenta nell’...

Una visione kafkiana / Ken Loach. Working class

C'è ancora un gran bisogno di autori come Ken Loach, con la sempre più rara dote d'immergere lo sguardo tra gli strati sociali più umili, e di non perdere il contatto con una realtà che per il regista britannico ha il sapore famigliare. C'è ancora un gran bisogno che un ottantenne socialista figlio della working class ci racconti la storia di un operaio, perché a dispetto del senso comune imperante, la classe operaia non è andata in Paradiso, per citare Petri, ma è rimasta appesa in un limbo avvilente e pernicioso, indebolita da una sequela di provvedimenti politici che la stanno spogliando di molti di quei diritti che non assicurano agio e ricchezza, soltanto dignità.   Daniel Blake è inglese ma la sua storia potrebbe essere quella di qualsiasi esodato nostrano, persone che vivono ostaggio della burocrazia, il vero volto dello Stato dietro la maschera sempre più esile del welfare. La presunta efficienza della macchina statale mostra tutta la sua inettitudine proprio quando dei problemi di salute costringono Daniel, dopo una vita da lavoratore inappuntabile, a richiedere la pensione. Egli non può più svolgere il suo lavoro di intagliatore, ma al tempo stesso non può percepire...

Ramadan Kareem / East London Mosque

Non è semplice capire cosa rende la East London Mosque tanto affascinante agli occhi di chi, camminando su Whitechapel Road verso Aldgate East o il Tower Bridge, le passa davanti: non è la consapevolezza che si tratti della moschea più grande del Regno Unito, né il fatto, come mi ha detto un amico italiano convertitosi all'Islam, che sia dai tempi della seconda intifada uno dei siti a più alto rischio di radicalizzazione nel paese, tra le pareti del quale si gioca un gioco misterioso di spie e agenti della CIA sotto copertura. Non sapevo nulla di tutto questo la prima volta che l'ho vista durante un viaggio a Londra da ragazzino, eppure ho ancora vivida l'impressione provata in quel momento: il senso di un luogo enigmatico e capace di incutere timore, enfatizzato dal contrasto vertiginoso delle architetture della City che si stagliano sullo sfondo degli uomini in jubbahi (la versione asiatica del thawb, il lungo abito bianco) e taqiyah (lo zucchetto).   Voyou Desoeuvre.    Negli anni 80 la East London Mosque è stata tra le prime moschee del Regno Unito ad ammettere l'adhan, la chiamata alla preghiera fatta da uno dei suoi minareti alti quasi trenta metri. Il...