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Roland Barthes

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Esce oggi "Roland Barthes: parole chiave" / Roland Barthes. Oggetti

Un impermeabile perché forse pioverà, un frac turchino con gilet giallo, il battello olandese, le bambole di porcellana, la nave Argo, gli stracci di Madre Coraggio, la Citroen DS (che va letto Déesse, cioè Dea), il detersivo Omo, le plastiche Moplèn, il vino rosso di Borgogna, i soldatini di latta e le trottole in legno, la Guida Blu, la pasta Panzani, la posateria nei vagoni-ristorante dei treni, una petite gance (qui fait l’elegance), un cardigan, una blouse, una casacchina, uno scialle, il couscous marocchino col burro rancido, un godemiché, le cucine componibili e il tinello piccolo-borghese, i bastoncini giapponesi per il riso, un rastrello per pettinare la sabbia nei giardini Zen, il pachinko, il pane e le brioches, gli occhiali scuri, la cartoleria di Gilbert Jeune...    Ecco una lista, parziale e disordinata, degli oggetti che circolano nell’opera di Roland Barthes. Oggetti quotidiani, ma anche fantastici, letterari, soprattutto mitologici. In ogni caso fortemente significativi. Comunque significanti. A che cosa possiamo attribuire questo interesse, questa ossessione quasi, di Barthes per gli oggetti significanti, di qualunque specie e natura essi possano essere...

In the window, a candle / Nick Cave. One More Time with Feeling

Siamo nel 1977. In ottobre Parigi odora di pioggia e Roland Barthes ha appena perso sua madre. All'indomani «del grande, del lungo lutto» avrebbe incominciato a scrivere, su foglietti ricavati da un foglio standard piegato in quattro, il suo personalissimo «Journal de deuil». Talvolta “i biglietti” non hanno data, sono pochi quelli che hanno una lunghezza maggiore delle quattro righe, di quando in quando invece prendono l'aspetto di una domanda senza risposta o di una frase lasciata incompiuta. Questo diario viene pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo Dove lei non è.    «Come l'amore, il lutto colpisce il mondo, la mondanità, d'irrealità, d'importunità. Io resisto al mondo, soffro di ciò che mi domanda, della sua domanda. Il mondo accresce la mia tristezza, la mia aridità, il mio sgomento, la mia irritazione, ecc. Il mondo mi deprime».   Parlare di un lutto è difficile. Come comportarsi? Nick Cave, alla vigilia dell'uscita del nuovo disco Skeleton Tree, non se la sente di affrontare la stampa per parlare della morte del figlio. Pensa a quei giornalisti pronti a chiedergli dell’LSD, delle brutte compagnie, di quell'ultima foto su Snapchat. Decide invece di...

Il viaggiatore solitario / Roland Barthes in autogrill

Settembre è ormai sul punto di finire. Con settembre finiscono le vacanze e finisce questa estate del 2016, che è stata amara, polemica, sudata, poi dolcissima come tutte. Mentre anche gli ultimi, strategici vacanzieri di settembre inoltrato riaprono zaini e valigie in una stanza di casa, in uffici affollati e davanti ai computer di tutti gli anfratti del paese si passano in rassegna i temi, gli scandali, si riflette sul senso. Perlomeno, in tanti penseranno, con il burkini abbiamo chiuso fino all’anno prossimo. È già qualcosa. Perché sì, se ne è detto tutto, il contrario di tutto e poi se ne sono dette cose che coniugavano i due corni della questione risolvendoli. Era Lévi–Strauss, in Tristi tropici, che ricordava come questa fosse strategia argomentativa tipica della filosofia e sufficiente a convincerlo a diventare etnografo per fuggirla. Ma il senso non si esaurisce mai, scrive d’altra parte Roland Barthes: il suo lavoro è spostarsi, connettere, scartare. E davanti a questa sua tacita, attualissima provocazione, in questa fine di settembre presento un breve esperimento autostradale. Lo ‘scarto’ risale all’agosto di un anno fa, quando durante un viaggio in macchina molto lungo...

Album. Inediti, lettere e altri scritti / Abbozzo di una società sanatoriale

Fra i vari materiali che popolano il bell’Album di Roland Barthes pubblicato in questi giorni in traduzione italiana (Album. Inediti, lettere e altri scritti), uno dei più interessanti è sicuramente questo “Abbozzo di una società sanatoriale”. Datato 25 giugno 1947, si tratta di un testo rimasto inedito sino al 2002, quando è riapparso in occasione di “R/B”, la celebre mostra al Centre Pompidou dedicata al grande semiologo francese. Barthes, malato di pesantissima tisi, aveva trascorso in sanatorio un lungo lasso di tempo, grosso modo dal ’40 al ’45, giusto gli anni della seconda guerra mondiale. Di quel periodo sappiamo poco: “vita improduttiva”, viene tacciata tale esperienza nel Barthes di Roland Barthes, e le due grosse biografie di Calvet (1990) e Samoyault (2015) non hanno più di tanto colmato la lacuna. Il testo qui pubblicato, a sua volta, elude la questione personale e biografica. O quanto meno tiene sullo sfondo l’Erlebins individuale per svolgere un discorso ad altro livello e d’altra natura.   Riconosciamo in queste righe il Barthes migliore: la sua Montagna incantata ha un tono più mitologico che romanzesco, è una critica sociale più che una narrazione d’affetti...

Estati / Facebook e gli intellettuali in vacanza

Alberto Arbasino su Facebook non c’è. Ed è giusto così: anni luce, per carità, da lui e dal suo lavoro. Eppure, se avesse dato anche solo un’occhiata, vi si sarebbe trovato ironicamente a suo agio, dato che quest’ambiente (chiamiamolo così) proliferante e multiforme, noiosissimo e conturbante non è altro che il contenuto folklorizzato dei suoi romanzi più cool, Fratelli d’Italia in testa. Tutti i “signoramia” e gli “oddio” e i “perdindirindina” sono qui all’ordine del giorno. Amplificati. Per non parlare dei personaggi improbabili che, come questo scrittore arcirproustiano ci ha da tempo insegnato, s'incontrano a ogni angolo di strada cittadina o trazzera rurale, nonché delle ricche promenades di una villeggiatura comme il faut.   In tempo d’estate, fra l’altro, anche i doppi nodi vengono al più restio dei pettini, fitto o rado che sia. Osservando i ciclici spostamenti degli eschimesi nella stagione calda, in era non sospetta Marcel Mauss aveva dato delle ferie una visione rigorosamente antropologica: raggiunta la costa, quella gente non va semplicemente in vacanza ma cambia radicalmente i propri costumi (religiosi, sessuali, politici), se non i propri valori. Per restare ad...

Strategie e trovate / Podemos, una certa ikea di politica

La politica sta cambiando, questo ormai dovremmo averlo capito. Un cambiamento totale, devastante, che mette in discussione tutto e tutti sotto due potenti spinte: quella dei cittadini, che non sono più disposti a far finta di niente, ma soprattutto quella della comunicazione, che ha trasformato il modo di farla. E non parlo solo di internet e dei suoi effetti, della costruzione del consenso a forza di post e like o della pratica della consultazione diretta per scegliere qualunque cosa, dal colore delle pareti della sede del partito alle aliquote della pressione fiscale, ma di tutta la comunicazione, anche quella che si basa su artefatti del tutto tradizionali come un programma elettorale. Avete presente quei volumoni che si facevano una volta, fitti fitti di righe di testo, qualche tabellina e una certa quantità di dati che nella migliore delle ipotesi si presentavano già sotto forma di torta pronta da spartire? Dimenticateli. O almeno, dimenticateli se siete spagnoli. Con Podemos, il partito (movimento? gruppo? iniziativa? di questi tempi si offendono tutti così facilmente) che parteciperà alle prossime elezioni del 26 giugno, anche questo baluardo del vecchio modo di comunicare...

La giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo / Autismo. Deligny: i bambini e il silenzio

Che il fare elimini l’agire – come la coscienza occulta il reale – è un’evidenza che ci pone un dilemma insolubile: voglio parlare di quel “noi” che vive vicino ai bambini autistici.Fernand Deligny, I bambini i loro atti i loro gesti: Esistono bambini mutacici, autistici, afasici? La recente proliferazione assordante dei discorsi sull’autismo si è costituita attraverso la disposizione di opposti binari che organizzano le posizioni dei soggetti coinvolti, sul fronte diagnostico psicogenesi vs. disturbo dello sviluppo, su quello degli interventi metodologie educative comportamentali vs. psicologia dinamica, su quello delle soggettività genitori di persone “con autismo” vs. autistici, medicalizzazione vs. empowerment, e così via; c’è poi una storia canonica dell’autismo, iniziata negli anni quaranta del secolo scorso in Nord America e in Austria, condivisa da tutti quanti, con i suoi personaggi, di volta in volta buoni o cattivi, Kanner, Asperger, Bettelheim, Rimland, la Grandin, Lovaas, Rain Man, il cane ucciso a mezzanotte e infiniti altri. Ciascuno ha agio di dislocarsi rispetto all’oggetto culturale “autismo” secondo il proprio sentire. Poi ci sono i rimossi, i tentativi di...

Compassione

Definizione   Il soggetto prova un sentimento di forte compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice per questa o quest’altra ragione, esterna alla relazione amorosa in sé.   Terminologia   Un’insegna possibile: Michelet: «Ho male alla Francia» → «Io ho male a X». Essa dice bene il senso della figura: identificazione estrema (propria del dinamismo dell’immaginario) all’oggetto, che diviene una parte, un organo del corpo del soggetto. Diverse sono le parole possibili per questo sentimento di partecipazione intensa. – Simpatia: va bene, se in senso forte, etimologico. Ma la connotazione attuale è molto insipida. Il “vero” senso: sentimento leggero fino all’insincerità: latino, per simpatia. – Commiserazione: sarebbe questa una bella parola: “sentimento di pietà in presenza delle disgrazie di qualcuno”. Ma vi è in essa una connotazione di condiscendenza (il ricco nei riguardi del povero). Peccato perché in questa citazione da Rousseau (Discorso sull’origine dell’ineguaglianza), è indicata l’identificazione che vi è intesa: «un sentimento che ci mette al posto di colui che soffre». – Empatia: ottima, in linea di...

Influencer: esseri di moda

“Influenza” deriva dal latino medievale influere, scorrere dentro, insinuarsi. Nel suo uso figurato descrive l'infondimento di sentimenti e opinioni nell'animo, spesso in accezione negativa, come del resto accade per il suo corrispettivo medico che indica una malattia virale. Influenza ha in sé il germe della viscosità, dello scorrere di una sostanza fluida che si infonde e attecchisce in ciò con cui entra in contatto. Influenza, come virale, appartiene ormai al dizionario del marketing, in relazione a un'azione esercitata sul pubblico, spinto a compiere una determinata scelta di campo. I responsabili del contagio sono gli influencer, meglio ancora se digital influencer, coloro che, in virtù di una nutrita schiera di follower, vengono scelti dalle aziende in veste profetica, per promulgare il verbo ed evangelizzare i consumatori. Fino a qualche tempo fa un contenuto doveva essere, appunto, virale, adesso, si parla di influenza. Probabilmente i cervelloni del marketing amano ispirarsi alla retorica medica.   Zoella Zeebo, prima al mondo nella classifica Top Fashion Influencers   I digital influencer basano il loro...

Ordini del discorso amoroso

Tante persone sarebbero pronte ad affermare, talvolta con ironia, che l’amore non esiste. Considerandolo, a buon titolo, compromesso dalla sua storia ufficiale, e dunque dalla storia delle istituzioni che si sono incaricate di governare l’amore – ossia di produrre un’idea dell’amore che fosse funzionale al governo della proprietà, della sessualità, della riproduzione, e in buona parte funzionale al dominio maschile e all’eterosessualità obbligatoria –, costoro vorrebbero sbarazzarsi della sua storia stabilendo l’impossibilità di pensare l’amore fuori dal suo dispositivo, mettendo in discussione la struttura stessa che rende possibile ogni argomentazione: al suo posto esisterebbero, semmai, i rapporti sessuali, o forme più o meno superficiali di relazioni di reciprocità e scambio, tendenzialmente etero o omonormate, nei casi in cui prevedano forme di scambio sessuale, e tendenzialmente omosociali, nei casi in cui invece non siano all’apparenza contemplate. Costoro, inoltre, riterrebbero le sofferenze che l’amore può produrre del tutto risibili se comparate con quelle...

Il paradigma dei carnivori. I Linkin Park e The Hunting Party

La musica, secondo Roland Barthes, è un discorso amoroso che struttura i valori profondi dell'immaginazione, specialmente quando esprime il non detto attraverso le sue vibrazioni e quella grana della voce che non è solo un timbro vocale, ma veicola una tensione tra musica e linguaggio, trasposta nel corpo del performer. La voce con i suoi toni può modulare qualsiasi stato emotivo e trasmetterlo a chi ascolta. Il plus dell'esibizione live di un cantante o di una band è il riuscire a connettersi empaticamente con il pubblico, articolando, attraverso la grana della voce, una certa trasformazione dell'esistenza, un'esperienza. Non è un requisito di tutti i musicisti ma, sarò anche di parte, tra coloro che hanno questo “dono” ci sono sicuramente i Linkin Park che, dopo un anno e tre mesi dalla loro ultima esibizione in Italia, tenutasi a Milano il 10 giugno 2014, torneranno il 6 settembre al Rock in Roma.   Il loro ultimo album, The Hunting Party, pubblicato il 17 giugno 2014, segna una svolta stilistica interessante nella storia del gruppo rispetto alla costante dell'uso del pronome “noi” nei...

Barthes e la scrittura in mostra

È un’impresa organizzare una mostra alla Biblioteca nazionale di Parigi, ultimata in grande fretta nel 1995 per farla inaugurare dall’incartapecorito presidente Mitterand. È persino difficile studiarci – ragione precipua per cui è stata costruita – figuriamoci esporre arte. In occasione del centenario della nascita di Roland Barthes il Dipartimento dei manoscritti della BNF ha allestito Les écritures de Roland Barthes. Panorama (fino al 26 luglio). Lontana da ogni clamore retorico, la mostra è un omaggio contenuto e prezioso concentrato su una sola opera, Frammenti di un discorso amoroso, di cui viene ripercorso l’iter completo: dagli appunti stesi per il corso universitario all’Ecole Pratique (1974-76) fino all’impaginato definitivo del libro. Non mancano le fasi intermedie e il paratesto, sin dal Précis e dalle note metodologiche, fedele a quell’arte tutta francese di concepire un saggio. Perché un libro non va solo scritto ma va strutturato (indimenticabili gli indici dei libri di Deleuze, un vero modello). Si succedono poi le schede di lettura raccolte in appositi contenitori, le...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

L'immaginazione pigra di un attivo disegnatore / Omaggio alla pigrizia di Barthes

Il mio segreto è che non so disegnare e sono pigro. Si tratta di una miscela di qualità che va trattata con una certa cautela ma che può garantire risultati accettabili. Provate a pensarci.  Un Pigro cercherà tutti i modi per realizzare qualcosa senza passare per la formazione canonica: un sistema semplice per avere la probabilità di scoprire qualche nuova tecnica.  La stessa persona è troppo pigra per cercare a lungo qualcosa da copiare: si affrancherà prima dalla “tirannide” dei modelli.  Non avendo talento naturale per il disegno, il Nostro si guarderà bene dall’applicarsi con costanza a un apprendimento faticoso evitando così i rischi di uno stucchevole virtuosismo.  Al contrario cercherà di produrre illustrazioni con il minimo numero di segni, costringendosi in tal modo alla riposante disciplina della sintesi.  Inoltre il dispendio energetico richiesto dissuaderà ben presto il Pigro dal futile proposito di seguire le mode.  Naturalmente, non potendo contare sul talento e su strabilianti mezzi tecnici, sarà costretto ad inventarsi qualcosa perché i suoi disegni possano piacere a qualcuno.  Per fortuna,...

Qu’est-ce que la photographie?

“Qu’est-ce que la photographie?”: da questa domanda prende il nome la seconda mostra allestita nella nuova Galerie de Photographies del Centre Pompidou, dopo l’esposizione inaugurale dedicata all’opera di Jacques-André Boiffard.   L’interrogativo ontologico, la ricerca dell’essenza della fotografia, di ciò che è “in sé”, ha accompagnato sin dall’invenzione del medium fotografico gran parte degli sforzi finalizzati alla sua elaborazione teorica, dal rapporto con cui François Arago illustrò alla Chambre des députés la scoperta di Daguerre nel 1839 alle riflessioni di Charles Baudelaire ed Elizabeth Eastlake della seconda metà del XIX secolo, dai testi fondamentali pubblicati da László Moholy-Nagy e Walter Benjamin negli anni Venti e Trenta agli isolati contributi di André Bazin e John Szarkowski nel dopoguerra, fino al culmine raggiunto negli anni Settanta e Ottanta grazie ai lavori di Susan Sontag, Rosalind Krauss e soprattutto Roland Barthes, autore de La Chambre claire (1980). A partire dalla constatazione di un ritorno in auge...

Sulla fotografia

È uno degli uomini che segneranno la nostra epoca. Da Miti d’oggi (Mithologye, 1957) a Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d'un discours amoureux, 1977), le analisi di Roland Barthes su diversi fatti di società vengono riprese, commentate, imitate, a volte schernite, ma non passano mai inosservate. La sua influenza sulla vita intellettuale del nostro paese è innegabile. Conoscere la sua posizione sulla fotografia ci è parso indispensabile per tutti coloro che s’interessano ad essa e al posto che oggi occupa nella nostra società.       Angelo Schwarz: È diventata un'abitudine definire la fotografia come un linguaggio. Non è una definizione mistificatrice in qualche modo?   Quando si dice che la fotografia è un linguaggio è falso ed è vero. È falso, in senso letterale, perché essendo la riproduzione analogica della realtà, l’immagine fotografica non comporta nessuna particella discontinua che si possa chiamare segno: letteralmente, in una foto, non c’è nessun equivalente della parola o della lettera. Ma è vero...

Astrologia: stelle e carattere

Barthes, lei conosce l’astrologia: l’ha descritta e analizzata in Miti d’oggi. L’astrologia di cui parla in quel libro corrisponde a ciò che per noi, per la nostra rivista e il nostro gruppo, è l’astrologia commerciale. Che cosa ne pensa, qualche anno dopo, di questo argomento?   Tutti sanno che l’astrologia commerciale rientra in ciò che Marx, a proposito di tutt’altra immaginazione collettiva, aveva chiamato “oppio dei popoli”: in effetti essa consente ad ampi strati del pubblico di sognare, di immaginare e, alla fin fine, di vivere meglio, anche se nella menzogna, le dure realtà della nostra società. Detto ciò, non bisogna dimenticare – anche mentre si procede a demistificare l’astrologia (cosa assolutamente necessaria) – che essa è, in maniera ambivalente, un grande veicolo di utopia, un grande veicolo di simbolicità; e sappiamo che se l’uomo venisse privato della sua sfera simbolica morirebbe, proprio al modo in cui altri muoiono di fame.   Di conseguenza, se si deve continuare a demistificare l’astrologia di cui lei parla,...

Dominare il desiderio per non dominare l’altro

Roland Barthes, lei ha appena pubblicato un libro intitolato Frammenti di un discorso amoroso. Quando si è professori al Collège de France, questo suona serio?   No, è vero. Se avessi detto o scritto: “il sentimento amoroso”, questo sarebbe già suonato più serio, perché avrebbe fatto appello a qualcosa di importante nella psicologia del XIX secolo. Ma la parola “amore” è maneggiata da tutti, è in tutte le canzoni, e amour può far rima con toujours come tutti sanno. Allora, evidentemente, parlare dell’“amore”, così, non sembra serio.   È un libro molto personale, ma vi domina tuttavia un riferimento: il Werther di Goethe. Questo romanzo, che scatenò la famosa ondata di suicidi “alla Werther” è del 1774. Non ci sono dunque più, oggi, grandi romanzieri dell’amore.   Ci sono, certo, delle descrizioni di sentimenti amorosi, ma è molto raro che il romanzo contemporaneo descriva una passione. Almeno non ne ho il ricordo.   L’amore è fuori moda?   Sì, senza alcun dubbio....

Osiamo essere pigri

Non far nulla. Guardar crescere l’erba. Lasciarsi scivolare nel corso del tempo. Fare della propria vita una domenica... Roland Barthes parla della delizia della pigrizia.   La pigrizia è un elemento della psicologia scolastica. Lei come l’analizzerebbe?   La pigrizia non è un mito, è un dato fondamentale e come naturale della condizione scolastica. Perché? Perché la scuola è una struttura di costrizione e la pigrizia è un mezzo, per l’allievo, di prendersi gioco di questa costrizione. La classe comporta fatalmente una forza di repressione, non foss’altro perché vi s’insegnano delle cose di cui l’adolescente non ha necessariamente il desiderio. La pigrizia può essere una risposta a questa repressione, una tattica soggettiva per assumerne la noia, manifestarne la coscienza e così, in certo modo, dialettizzarla. Questa risposta non è diretta, non è una contestazione aperta, perché l’allievo non ha i mezzi per rispondere direttamente alle costrizioni; è una risposta sviata, che evita la crisi. In altre parole la pigrizia scolastica...

Rapsodia sull'abbandono

1. Leggo Lasciarsi di Franco La Cecla (elèuthera 2014), un bel saggio sull'abbandono in amore e la pervasività della retorica dell’“amore eterno” nella nostra società. Che di retorica si tratti e non di realtà è testimoniato dal numero sempre più alto di rapporti interrotti, divorzi e separazioni. Di fronte a questo più generale indebolimento dei legami, sarebbe lecito attendersi – quasi per reazione fisica – una più generale diminuzione del dolore che la loro rescissione provoca. E invece non è così. Continuiamo a soffrire come cani ogni volta che ritorniamo soli, o che dobbiamo pronunciare le orribili parole che pongono termine a una relazione. La tesi centrale di La Cecla è che non abbiamo rituali consolidati per l'abbandono. Tanto l'innamoramento e l'amore sembrano codificati secondo narrazioni precise (dal flirt al matrimonio), quanto la fine di tali sentimenti ci appare ancora del tutto soverchiante. Il risultato: ci si lascia male. Ci si lascia, anzi, sempre più male: perché non avendo a disposizione che accordi rozzi o tecniche...

Sbatti il nulla in primo piano

“Viso arcano, splendore esotico, bellezza baudelairiana, inaccessibile, come di una pasta forse prelibata […], tutte cose tipiche di un essere minerale, di una statua crudele che si anima per colpire.” Così Roland Barthes (1953) in una sua magnifica, piccola storia delle facce, definiva Rodolfo Valentino. Colgo lo spunto per riflettere su un fenomeno che mi sembra sempre più marcato e diffuso oggi al cinema, ovvero l’insistenza sui primi piani dei volti, ben oltre ogni esigenza narrativa ed espressiva. Alcuni hanno detto che il cinema contemporaneo copia in questo le regie televisive perché i campi medi e lunghi non sono congeniali al piccolo schermo. Un’altra ragione, sempre legata alla televisione, potrebbe essere la messe di volti piangenti (o, più raramente, esultanti) a cui ci ha abituato la Reality Tv, comprese le sue derive giornalistiche. Da decenni ormai questa televisione insiste nell’inquadrare in primo piano le emozioni di chi abbia appena perso o vinto del denaro; di chi abbia subito un lutto; di chi soffra la fame in un’isola di famosi o venga eliminato in una casa del Grande Fratello; di chi...

Final Words. Le tue ultime fotografie

La fotografia intrattiene con la morte un rapporto, vien da dire, genealogico. Fin dalle sue origini, la realizzazione fotografica si è fatta carico di una sorta di narrazione della vita dalla prospettiva eminente dell’interruzione, del termine della vita stessa.   Roland Barthes, nel suo La camera chiara,[1] compie forse il più celebre affondo critico nell’abisso che è proprio il rapporto tra fotografia e morte. Egli afferma, senza mezzi termini, che «in fondo, ciò che io ravviso nella foto che mi viene fatta (l’“intenzione” con la quale la guardo), è la Morte: la Morte è l’eidos di quella Foto» (p. 17).   Final Words [final-words.org] è un progetto che si prefigge di instaurare una riflessione sulla pena di morte raccogliendo e diffondendo le Ultime Parole, appunto, dei 517 giustiziati dallo Stato del Texas dal 1982. Iniziativa no-profit sostenuta da VII Association – ente che si attiva per la sensibilizzazione e il dialogo intorno ai diritti umani – Final Words ha in primo luogo dato vita a un libro. Tra le pagine si trovano i profili dei condannati,...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...

Cucina per diletto: un romanzo di formazione

Si sa: viviamo in un mondo governato dagli specialisti. Siamo tutti esperti di qualcosa di molto piccolo e molto preciso, ipercompetenti in un qualche campo che riduce progressivamente la sua area in favore di altri soggetti che, nel dettaglio, ne sanno e fanno meglio di noi. Al lavoro produciamo una sola e singola cosa; nel tempo residuo ne consumiamo moltissime altre; una volta ogni tanto ci viene richiesto di esprimere il nostro parere di cittadini. A tutto il resto pensano gli specialisti, ai quali deleghiamo gran parte delle faccende di cui pure avremmo potuto occuparci personalmente, con minore bravura ma altrettante opportunità. Alla salute pensa il medico, alla psiche lo strizzacervelli, ai pasti l’industria alimentare, all’intrattenimento le major hollywoodiane, al corpo il personal trainer… Sembra perfino che esistano agenzie, appunto, specializzate nello spedire qualcuno a far visita ai nostri genitori anziani e soli. Per non parlare delle innumerevoli app del telefonino, che fanno benissimo un sacco di roba al posto nostro.   Si tratta, a ben pensarci, della realizzazione certosina di quel principio della divisione sociale del lavoro di...