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Sarah Bernhardt

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Museo Fortuny, il più blasonato dei Musei Civici / Il rumore del genio, Mariano Fortuny

C’è un gran brusio quando Mariano Fortuny vede quella luce tagliare il pavimento, ma forse non lo percepisce assorto com’è in quel che gli salta agli occhi. È il 1899, lui ha 28 anni, e già l’incanto per Parigi e per Venezia lo ha preso. La pittura che ha praticato per anni sul solco paterno e appreso a bottega e dai familiari non riempie la sua insaziabile voglia di nuovo, e la vita di società che gli si prospetta non è per lui un tempo speso bene. Piuttosto è la Ville Lumière a incatenare il suo pensiero con l’elettricità e Venezia a legarlo per sempre con i suoi riflessi di luce.    Palazzo Fortuny ph. Anna Toscano   La luce entra dal tetto del suo studio all’ultimo piano di palazzo Pesaro degli Orfei e colpisce il pavimento, un momento epifanico, la rivelazione nel pensiero della ricerca. Il pensiero fa rumore? Poco più in là il palazzo di famiglia sul Canal Grande con madre e sorella e il chiacchiericcio salottiero della società intellettuale europea; molto più in là lo studio parigino e il rumore del realizzare brevetti con gli operai. E sotto, al primo e secondo piano di palazzo Pesaro degli Orfei, segni di un fasto passato ora occupato da piccole stanze...

Julian Barnes. Livelli di vita

Un fenomeno meraviglioso e inaccessibile è al centro di una delle scene chiave di Livelli di vita, l’ultimo libro di Julian Barnes, pubblicato in Italia da Einaudi nella traduzione di Susanna Basso: l’immagine esatta e ingrandita di un pallone aerostatico, con la sua cesta, le sue funi e il profilo netto dei tre aeronauti a bordo, si proietta sulle nuvole sottostanti, e gli stessi aeronauti la osservano dalla navicella in volo, nel silenzio, nella luce e nel tepore del cielo acceso dal Sole. I tre uomini sono sopra le nuvole, nascosti agli sguardi degli altri rimasti sulla Terra, al riparo dalle convenzioni sociali e forti della propria altezza.              Questa immagine rappresenta la gioia, che Julian Barnes, da ex lessicografo, distingue dal piacere, e a cui attribuisce una dimensione morale perché il suo fondamento è la condivisione, la profondità prospettica garantita dalla triangolazione dell’intersoggettività, dalla possibilità di osservare un oggetto visibile anche all’altro, di aggiustare il proprio giudizio grazie al confronto con il punto di vista...