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Siri Hustvedt

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Cosa significa essere umani / Uno, nessuno, centomila

Ma non eravamo uno, unitario, stabile e immodificabile? No, pare che ci siamo moltiplicati? Ma dov’è, o meglio dove sono, allora? Ma chi, di cosa parli? Di me, di te, di cosa vuoi che parli. Beh! Te, me, non è poi così facile stabilire dove finisci tu e comincio io. E il contesto, poi dove lo metti? E dove metti quello che siamo e facciamo senza esserne coscienti? Mi confondi e non ti seguo, mi inquieti! Smettila! Vedi, basterebbe che ti chiedessi da dove viene la tua inquietudine: da te, da me che ti parlo di queste cose, dal tuo inconscio. E dov’è l’inconscio? Non è mai stato possibile localizzarlo o localizzarli, perché di questi tempi c’è chi dice che ne abbiamo più di uno. Eh! Ma questo è un problema. E poi di cosa è fatto o sono fatti? Niente di materiale, pare. Accidenti, sempre più difficile. Come si fa a parlare di qualcosa di invisibile? Ma è vicino, lontano, dentro noi, fuori? Troppe domande in una volta sola. Ne basterebbe una per creare confusione, figurarsi così. Eh, sì; già per noi esseri umani è difficile fare i conti con l’invisibile, con l’immateriale e con tutto quello che è lontano. Siamo evoluti come specie umana avendo dovuto vivere o sopravvivere con una...

La fragilià della scienza / Le illusioni della certezza

Il nuovo saggio di Siri Hustvedt rilancia l’eterno dibattito mente-cervello, ricostruendo il percorso storico e culturale sulle errate certezze scientifiche, frutto di ostinate convinzioni.   Natura e cultura, mente e corpo, gene e ambiente: sono termini da unire completamente o distinguere nettamente? Se provassimo a estrarre l’intelligenza umana dal corpo, l’elemento immateriale, cosciente e generativo, potrebbe aver luogo in altre forme? Quando parliamo di aree del cervello specializzate in funzioni, stiamo dicendo il vero o mentiamo per semplificare la trasmissione della conoscenza nei confronti di un’opinione pubblica in cerca di verità dogmatiche, rischiando di produrre false convinzioni?  Ognuno di noi potrebbe stilare una lista di cruciali interrogativi dopo aver letto l’ultimo libro di Siri Hustvedt – scrittrice, ricercatrice ed esperta di neuroscienze – intitolato Le illusioni della certezza e pubblicato in Italia da Einaudi nel 2018.  Limitiamoci, per il momento, all’approfondimento esplorativo di questi primi tre quesiti, per darvi l’abbrivio alla lettura di un saggio che capovolge il modo consueto di considerare la scienza. Se avessimo il coraggio di...

Siri Hustvedt. L’estate senza uomini

La scrittura di Siri Hustvedt è prima di tutto un sistema nervoso. La storia si sviluppa per pulsazioni: gli eventi sono centri d’intensità. Come nei suoi romanzi precedenti, sempre in bilico tra narrazione e saggismo, Hustvedt sviluppa due piani di racconto che in L’estate senza uomini (Einaudi, Torino 2012, pp.160, € 17. Traduzione di Gioia Guerzoni) sono ancor più evidenti: la commedia romantica - un’esplicita citazione di Persuasione di Jane Austen (letto dal gruppo di amiche della madre della protagonista) - e un livello quasi prettamente filosofico che attraverso un montaggio di varie teorie, in testa Alla ricerca della felicità di Stanley Cavell, sviluppa una forma di analisi e di critica del genere della commedia romantica definendo contemporaneamente la forma del racconto stesso.   Raccontare per l’autrice è come interpretare uno standard, variando il testo con l’inserimento di concetti filosofici e medici, Hustvedt riesce a trasformare un genere in un testo multiplo e aperto e questo senza che risulti appesantito da improbabili digressioni. Il ritmo e l’ironia che attraversano tutto il...