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Cose, merci, forse esseri umani / Oggetto

Lo scrittore Georges Perec ha documentato negli anni Sessanta, nel celebre romanzo Le cose, quel potente choc psicologico e culturale che è stato causato dalla crescita abnorme degli oggetti determinata nelle abitazioni private dalla produzione industriale di massa. All’epoca appariva evidente infatti che con la nuova società dei consumi le merci crescevano costantemente in quantità e in dimensioni e tendevano sempre più ad occupare anche lo spazio quotidiano di vita delle persone. Da allora però gli oggetti hanno notevolmente accresciuto sia il loro numero, che la loro capacità di comunicare. Oggi veicolano pertanto numerosi significati, che provengono dal marketing e dalla cultura del consumo, ma anche dalla cultura sociale. Con il risultato di rendere difficoltoso per le persone orientarsi rispetto ad essi. Di rendere difficoltoso cioè gestire il flusso vischioso dei significati che riguarda gli oggetti. Vivere nell’ipermodernità vuole dire infatti, tra le altre cose, dover imparare a vivere immersi all’interno della cultura degli oggetti.      Il concetto di funzione utile della merce tende pertanto a diventare sempre più obsoleto, messo in crisi dall’avanzata...

Tre episodi di intelligenza artificiale in Giappone / Quando la società rinuncerà all’uomo

Pepper   Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2016 sono andato una settimana a Tokyo per lavoro, alloggiando in un albergo ad Akasaka, uno dei quartieri più centrali della città. In quell’albergo, accanto al banco della reception, io e i miei compagni di viaggio abbiamo notato un piccolo robot umanoide che ci guardava con i suoi grandi occhi. Alto poco più di un metro (120 cm circa), bianco, aveva sembianze umane tranne che per gli arti inferiori, sostituiti da una base triangolare munita di piccole ruote per i movimenti. Le braccia e le mani del robot mostrano articolazioni complesse e riescono a eseguire gesti in modo molto realistico. Sul petto presenta un piccolo schermo simile all’iPad, tramite il quale può comunicare con immagini e scritte. Ma il piccolo robot parla, eccome! La sua voce assomiglia a quella di un bambino e quando ci fermiamo di fronte a lui ci fissa con lo sguardo, ci saluta con un inchino e inizia a parlare: “Buongiorno, sono Pepper, benvenuti all’Hotel…” In quell’albergo sembra avesse il compito di informare sui servizi offerti, di raccontare la storia del quartiere e di fornire una piccola guida del circondario ai turisti.    ...

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