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Le cose divengono / La tentazione dello spazio

“All’uomo è dato di cadere nelle cose, non di essere una cosa (...) All’essere umano – scrivono Silvia Vizzardelli e Valentina De Filippis – è interdetta qualsiasi forma di coincidenza con l’inanimato, sebbene sia sempre a disposizione l’opportunità rovinosa e/o felice di cadere in esso” (La tentazione dello spazio. Estetica e psicoanalisi dell’inorganico, Orthotes, Napoli 2016). Ma cosa significa che non si è (nel)le cose e che si cade in esse? Non si è (nel)le cose perché all’essere umano è interdetta la coincidenza totale, senza residui, con la realtà circostante. L’uomo non viaggia cioè a velocità infinita. “L’essere umano – affermano le due autrici nella premessa - non è né inzuppato nelle materie del mondo, né padrone di un assoluto sorvolo creativo. A lui è consentito talvolta di fare un passo indietro, giocarsi l’ultima carta dell’abbandono inerziale, proprio perché la vita lo ha tratto fuori dall’immanenza” (p. 8). Occorre però chiedersi: è davvero possibile essere tratti fuori dall’immanenza? E di quale immanenza si sta parlando?   La tentazione dello spazio è un testo scrupolosissimo. “Scrupolo” viene dal latino scrupulus e significa “piccola pietra”, “pietruzza”,...

Un mondo di mondi / Alla ricerca della vita intelligente nell'Universo

Da circa tre milioni di anni camminiamo su due gambe e ancora non ci siamo adattati perfettamente a questa nuova posizione, come dimostra il fatto che soffriamo spesso di mal di schiena. È un piccolo  svantaggio rispetto agli innumerevoli benefici che ne abbiamo tratto, tra i quali c'è anche l'aver potuto sollevare il capo e guardare il cielo. Può sembrare una cosa da poco, quasi un dettaglio romantico rispetto al resto, ma non è così. Lo sguardo verso l'alto, verso le stelle potrebbe avere segnato l'inizio della capacità speculativa, forse addirittura, come pensano alcuni, è stato il primo gesto che ha portato alla religione e alla spiritualità. Senz'altro è stato il primo inizio della cosmologia. Da allora non abbiamo più smesso di scrutare la volta celeste con meraviglia e timore, talvolta con la sensazione di essere persi nella sua ostile, immensa oscurità; talaltra, invece, sentendoci racchiusi in una sorta di bolla stellare protettiva in cui possiamo vivere al riparo dai pericoli dell'Universo circostante. Nell'ultimo secolo, la scienza ci ha costretti a pensare il mondo in modo del tutto nuovo, ci ha snocciolato  numeri e date astronomici – 14 miliardi di anni l'...

Riapre il Museo Pecci / La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate». Con l’impresa si cimentò Luca Ronconi nel 1990 e nell’estate scorsa, all’ossario di Castel Dante a Rovereto, la compagnia Archivio Zeta di Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni. Prospettive astronomiche, dunque, per un libro chiave di quella “letteratura apocalittica” che, a cavallo fra ‘8 e ‘900, fiorì in tutto l’Occidente, raggiungendo straordinarie vette proprio nell’Impero austroungarico. Dalla cui dissoluzione, già alla vigilia della Prima guerra mondiale e poi agli albori del nazismo, lo scrittore ceco-austriaco prese le mosse per sferzare – noi compresi, andrebbe aggiunto – «i contemporanei, i quali hanno permesso che le cose qui descritte accadessero» e perciò sarebbero tenuti a posporre «il diritto di ridere al dovere di piangere».     Sono proprio le “prospettive astronomiche” che...

Spazi fisici e mentali / Il carcere femminile della Giudecca

  25 gennaio 2016, Venezia. Via Sant’Eufemia, Calle delle Convertite, mi ha accolto con le lapidarie parole di un murales, tracciate, poco elegantemente, dallo spruzzo rosso di una bomboletta sul compensato di alcuni pannelli posti a recintare un’area di lavori-in-corso. “Il carcere è una merda”.      Poco distante da lì, al numero 712, il penitenziario – ex-convento del Milleduecento, segnato dal tempo e dall'umidità – stava lì ad affacciarsi silenzioso sul canaletto antistante, deputato alla sosta di piccole imbarcazioni che, specchiandosi in quell'acqua torbida e verdastra, sembravano del tutto ignorare l’ingresso verdone, che, aprendosi e chiudendosi, assolveva la propria funzione di soglia. Gabbiani gracchianti lo tenevano d’occhio in attesa che dalla piccola rampa, appena dopo il portone, scendessero enormi sacchi della spazzatura: il loro banchetto. Una scena dimessa, quindi, quella offerta, quel giorno d’inverno, dalle mura della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca.   Stavo per entrare nuovamente in carcere, dopo parecchie visite come volontaria, con il permesso di consegnare alle detenute alcuni questionari, utili al mio lavoro di tesi....

La nascita dello spazio (e del tempo) / L'origine imperfetta delle cose

Siamo abituati a considerare lo spazio in cui ci muoviamo e il tempo che scandisce la nostra esistenza come un dato di fatto. Un qualcosa che è sempre esistito e sempre esisterà. La nostra vita quotidiana si sviluppa in un ambito veramente ristretto, molto lontano dai fenomeni così bizzarri che caratterizzano sia le gigantesche strutture macroscopiche che i componenti più minuscoli dell’ universo che ci circonda. Ma appena ci allontaniamo dal tranquillo angolino in cui si svolge la nostra precaria esistenza tutto cambia. Quando cerchiamo di capire i fenomeni che si osservano nel meraviglioso tappeto di galassie che ricopre la volta stellata o quelli che caratterizzano la materia nei suoi componenti elementari, dobbiamo rinunciare alle certezze che governano la vita di tutti i giorni. La prima evidenza che salta agli occhi è che spazio e tempo vanno a braccetto, sono indissolubilmente legati. Si impara poi che questa struttura sottile, che tiene assieme il nostro universo, ha una strana proprietà che la rende veramente speciale: è plastica, massa e energia la stirano e la deformano e da questo processo nasce l’attrazione gravitazionale. Ora sappiamo anche che quando le maglie di...

I nuovi videgiochi spaziali / Simulare il futuro

Nel luglio 2015 New Horizons, una sonda della Nasa grande circa come un pianoforte a coda, ha raggiunto Plutone, remoto pianeta (nano) del Sistema Solare e fino allo scorso dicembre – quando sulla Terra hanno cominciato a ricevere le incredibili e sorprendenti informazioni raccolte dalla sonda – avvolto nel mistero, che tuttora in larga parte permane, sulle strane formazioni criovulcaniche e la storia geologica dell'affascinante astro. Il chip che regola il funzionamento dei motori di New Horizons, oltre ai sensori e alla trasmissione dei dati, è lo stesso processore installato nella prima console PlayStation di Sony, apparsa sul mercato nel 1994. Come spiegano gli stessi scienziati dell'agenzia spaziale americana, per loro il fattore determinante non è tanto la potenza del processore quanto la sua affidabilità. Considerato che ora la sonda ha superato Plutone e viaggia nel cosmo sconosciuto è chiaro che, nonostante qualche ritocco della Nasa per difendersi dalle radiazioni durante il suo viaggio siderale, il processore abbia superato a pieni voti qualsiasi test di “controllo qualità”.   Per chi ama i videogiochi, non solo come prodotto finito con cui divertirsi ma come...